Nella Venezia di Arnoldo Battois, dove uno specchio illumina i pensieri

Venezia – Sembra impossibile che un negozio del genere si trovi in Calle dei Fuseri, la “Chinatown” veneziana dove domina la produzione in serie. Eppure, proprio all’inizio (arrivando da Campo San Luca), la vetrina di Arnoldo Battois, forte dei suoi 13 anni di appassionante “resistenza” in laguna, è espressione di consolidata abilità veneziana. Il meglio, però, arriva quando si entra. E non solo per le originali e coinvolgenti creazioni dei due stilisti – raccontante Vogue, Elle e Cosmopolitan – ma anche per l’ottimismo con cui lavorano e continuano a credere in Venezia.

Da due creativi come loro, che come tutti sentono la crisi e il costante impoverimento culturale del turismo e della società, ci si aspetterebbero riflessioni su quanto Venezia è cambiata e sia complicato difendere l’eccellenza in un mare di paccottiglia. Arnoldo Battois, probabilmente, non avrebbero problemi a guardare altrove: Milano li accoglierebbe a braccia aperte. Ma sanno che la loro storia è nata qui, ed è qui che continua e si rinnova, grazie a una città bellissima che, nonostante la pesante fase di stanchezza che attraversa, continua ad andare d’accordo con l’arte, l’artigianato e la costanza di chi ha talento.

Silvano Arnoldo e Massimiliano Battois si sono conosciuti all’Iuav di Venezia negli anni Ottanta ma anziché diventare architetti sono diventati stilisti e designer di un brand (“Arnoldo&Battois”), nato da importanti collaborazioni con Mila Schön, gruppo Marzotto, Scherrer, Cardin, Laura Biagiotti, René Caovilla. Hanno lavorato in tutto il mondo come consulenti per il prêt-à-porter e per importanti aziende di accessori, ma è stata soprattutto l’esperienza accanto a Roberta di Camerino a farli crescere e diventare quello che sono oggi. “Grazie alla signora di Camerino abbiamo scoperto una passione per l’accessorio borsa, che progettiamo e realizziamo artigianalmente grazie a un laboratorio altamente specializzato in Riviera del Brenta”, raccontano gli stilisti.

Il clienti arrivano un po’ da tutto il mondo e sembrano apprezzare parecchio. Nel loro negozio sono entrate anche alcune celebrità sulle quali vigila la privacy, ma Silvano e Massimiliano sono contenti soprattutto di una cosa: “Abbiamo molte clienti veneziane e ci fa davvero piacere. Hanno grande cultura dei tessuti, apprezzano la cura delle rifiniture fatte a mano, cercano i pezzi unici. C’è ancora la Venezia signorile e preparata di una volta, là fuori, con la quale dialoghiamo quotidianamente”.

La loro vetrina espone una collezione estiva piena di colori e di tagli per tutte le forme. Le borse sono cucite con pelli morbidissime e rifinite con manici e accessori che contraddistinguono la linea Arnoldo Battois. Il loro non è certo un negozio da turismo mordi e fuggi, ma nemmeno da infarto.

I prezzi delle creazioni vanno dai 150-200 euro in su e, per questo, la gamma di clienti è molto varia. Silvano, che tiene un corso di design della moda alla facoltà Iuav di Treviso, per il corso di laurea diretto da Maria Luisa Frisa, riflette con fiducia sul futuro: “È vero che il turismo di massa ci ha penalizzati, ma questa è una fase di passaggio. Nei giovani c’è una buona cultura della moda: mi compiaccio di come riescano, per esempio, a creare un loro modo di vestire mettendo insieme stili diversi, dal vintage anni Settanta, alle gonne a palloncino abbinate alle giacche da uomo, alle stesse pettinature”. “E poi – conclude – Sono soddisfatto di come lavorano gli studenti. Ci sono ragazze cinesi bravissime, per esempio, e mi aspetto di veder nascere un nuovo, sano e vigoroso connubio fra Venezia e l’Oriente, degno dello splendore della sua storia”.

Storie di chi | Arnoldo BattoisLa collezione Primavera/Estate 2014 Arnoldo Battois si ispira al Giappone di inizio ‘900, in cui la ricchezza della tradizione si fonde con il mondo occidentale: tessuti, texture, forme e colori erano il risultato di contaminazioni reciproche e incontri di culture diverse. La tecnica di stampa dei tessuti per kimono, gli abbinamenti e le sfumature di colore, la composizione e scomposizione delle figure, la fusione tra geometrico e organico, tra rigido e fluido, sono il punto di partenza per sperimentare nuovi usi di colore, texture e materiali.

Nappa plongè concia al vegetale viene lavorata in gradazione nei toni del geranio, vermiglione, malva e laminato camaleonte, il tutto rifinito e definito dal nero assoluto. Pitoni bianchi e luminosi come porcellana, dai quali traspare un’indefinita livrea grigio chiaro, sono morbidi, fluidi e gommosi al tatto. Preziose sete jacquard di obi vintage, che raccontano voli di aironi tra i fiori di immaginari giardini giapponesi nei toni dei verdi dorati, rosa pallido e rosso cupo su fondo nero, dialogano con arcaica kidassia, nera e setosa, e levigati vitelli azzurro polvere.

Tecnologica lycra gommata nera, impressa da un innovativo pois, viene lavorata con pregiati bovetti francesi rifiniti all’anilina nei toni del grigio e oceano. I metalli si rivestono di laccature nere opache. I volumi nascono dall’idea canonica della borsa da viaggio di inizio ‘900, per poi essere ricollocati nel contemporaneo attraverso lievi deformazioni ai quali si aggiungono borse destrutturate, veloci e reversibili: questa combinazione, attraverso l’uso dei differenti materiali, genera una collezione capace di affascinare con i suoi pezzi couture “limited edition” e, allo stesso tempo, di soddisfare le esigenze quotidiane di una donna che lavora.

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