La storia di Gianna, da Malga Canali al suo rifugio di vita dopo il passaggio generazionale

Primiero – Nell’estate del 2015 vi ho portato con me in Trentino, ai piedi delle Pale di San Martino. Vi ricordate la storia delle donne di Malga Canali nella bellissima Valle di Primiero? Gianna, con le figlie Rita e Lucia, mi aveva raccontato di quando, quasi seguendo uno strano istinto, aveva deciso di trasformare la malga in cui era nata e cresciuta in un rifugio-agriturismo.
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Se vi ricordate era una storia d’amore per la montagna, per il legame che unisce gli uomini alla natura e per il rispetto e la devozione che questo legame insegna a chi, con passione e sacrificio, custodisce il territorio e ne protegge la bellezza.Storiedichi_Malga_Canali_wm_02

Il giorno in cui l’ho conosciuta, Gianna abbassava spesso lo sguardo verso il verde del prato e mescolava parole piene di sentimento a un po’ di malinconia.

In quel periodo, infatti, si stava preparando ad affrontare, con le sue figlie, il cosiddetto “passaggio generazionale“. Era decisa a lasciare a Rita e Lucia la gestione della malga per renderle libere di dirigere da sole l’attività. Era una scelta presa, ma non facile, in cui la consapevolezza e la responsabilità erano un tutt’uno con la nostalgia.

Ricordo ancora cosa mi diceva:

Il mio sogno, adesso, è vivere in una scatola di fiammiferi. Mi bastano un caminetto che fuma e due sedie di legno: una per me e una per chi mi viene a trovare

Ebbene, Gianna ha trovato davvero quella scatola di fiammiferi, e davanti a una tazza di tè mi racconta la seconda parte della sua storia. Una storia che inizia da capo a pochi chilometri da Fiera di Primiero, sulla strada che porta a Passo Cereda.
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Sullo sfondo non ci sono le Pale di San Martino, ma c’è un bosco che aiuta l’ispirazione. Sulla carta Gianna ha aperto un bed&breakfast con suo marito Cornelio, ma chiamarlo solo “b&b” ne raffredda l’atmosfera. A me piace descriverlo come un nuovo rifugio di vita che ama condividere con gli altri.

Chi si ferma qualche giorno nel suo “Camin che fuma” – così si chiama la casa di Gianna vicino a Mezzano (Trento) – si porta a casa ricordi di colazioni con torte in fatte in casa e racconti di montagna scaldati dal fuoco del caminetto.
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Gianna ha arredato le stanze del suo antico maso restaurato con molti mobili destinati alla demolizione. Ha rinvigorito e ridipinto il legno di vecchi cassettoni e comodini per portarli con sé nella sua nuova vita. La cucina e i bagni sono pieni di oggetti che ripercorrono la vita di Gianna nelle sue montagne.
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“Non ho ancora messo la connessione internet – mi racconta – So di doverlo fare, perché è utile, ma spero che chi viene qui preferisca interrompere le distrazioni per apprezzare il silenzio e la pace che si respira in montagna”.
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“La montagna insegna ad aspettare e a capire quando è il momento giusto per prendere decisioni. Insegna, soprattutto, ad accettare i cambiamenti.” “Me lo sta insegnando anche adesso: spesso ho nostalgia della mia malga, mi mancano un po’ i miei vecchi ritmi, ma so anche che è questo, adesso, il mio posto. Rita e Lucia se la stanno cavando bene da sole e ne sono felice”.

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Gianna è una donna di coraggio e di lei apprezzo la capacità di ascoltare il cuore e andare avanti, senza paura di parlare dei suoi sentimenti e anche delle difficoltà che accompagnano i cambi di vita.
storiedichi_camin_che_fuma“Leggere e scrivere mi hanno sempre aiutato ad affrontare i passaggi importanti: nel Camin che fuma la mansarda, non a caso, è una piccola biblioteca e in ogni stanza ci sono penne e fogli per scrivere.”
Mi fa ricordare che anche a Malga Canali, sui tavoli, ci sono sempre penne e matite per scrivere sulle tovagliette di carta. “Parlare, parlarsi e scrivere sono buone abitudini da non trascurare, e qui spero di farlo con tante persone”.

Trovare la mia scatola di fiammiferi è stata una fortuna e una benedizione. Adesso sono pronta a condividerla.

storiedichi_camin_che_fumaPer parlare con Gianna, potete chiamare al numero: 368/7413582