Da lassù vivo la magia della libertà, ma il bello è essere riuscito a costruirla

Nervesa della Battaglia (Treviso) – Sfreccia fra le nuvole bianche, taglia il cielo in mille pezzi, disegna curve e cerchi nell’aria facendo un inaspettato giro della morte. Poi torna indietro, sembra quasi toccare terra ma è uno scherzo: eccolo di nuovo lassù, sfreccia più veloce di prima, il rumore è fortissimo ma nessuno ci fa caso.

Gli occhi di tutti sono incollati a quell’insetto gigante nel cielo.

Un “insetto” nervoso che va di fretta perché vuole volare lontano e guardare quanto gli alberi, le case, le strade, le macchine, i parcheggi, le scuole e i negozi, dall’alto, si fanno così piccoli.

Le persone? Sono solo dei minuscoli puntini.
Storiedichi_Daniele_Beltrame_wm_33
In quell’insetto grigio e ronzante, che è la riproduzione di un racer americano del 1948, c’è la sintesi perfetta di quanto può fare l’ingegno dell’uomo, che non ha le ali ma vola, che per otto ore al giorno fa un mestiere e nel tempo libero ascolta il cuore, che legge migliaia di manuali di meccanica e diventa un esperto nella costruzione artigianale di aerei.

Potremmo discorrere delle infinite risorse che ogni uomo ha dentro di sé, ma qui parliamo di Daniele Beltrame, che negli Stati Uniti tutti conoscono come uno dei pochissimi, forse l’unico, a saper costruire un aereo interamente a mano, dai chiodi di saldatura alla cabina di pilotaggio.

Daniele è un pilota e un esperto di meccanica: è facile incontrarlo alla Fondazione Jonathan Collection di Nervesa della Battaglia (Treviso), dove gli appassionati di volo decollano con aerei storici perfettamente ricostruiti da soci come lui o come il fondatore e presidente della fondazione Giancarlo Zanardo. Un altro grande e intraprendente pilota per passione, con oltre 2.500 ore di volo all’attivo e tanta esperienza nella ricostruzione di aerei d’epoca, fra cui il famoso Flyer dei fratelli Wright, il primo aereo al mondo che volò nel lontano 1903.

Il museo volante della Fondazione Jonathan – intitolata all’ingegner Gianni Caproni, il pioniere italiano dell’industria aeronautica – è il regno di Daniele e di quelli come lui, che, nel fine settimana, volano da una parte all’altra dell’Italia e dell’Europa per andare a trovare gli amici, spesso portandosi dietro le mogli, che mettono su risotti, brasati e polenta aspettando l’atterraggio acrobatico dei loro uomini.

“La passione, la passione”, dice Daniele. La passione è tutto e lo si capisce quando realizzi che lui, che di mestiere ha fatto il capo-cantiere per aziende edili, ha dedicato vent’anni di week-end a costruire un aereo con le sue mani, quello che abbiamo ammirato nelle sue acrobazie in cielo.

“Ho iniziato a costruirlo nel 1987 e l’ho finito nel 2007 – racconta – Ho scelto un modello di aereo che potesse stare dentro il garage di casa, anche se poi, una volta finito, ho dovuto rompere un muro per farlo uscire“.

In quel periodo, mia madre è stata un’ottima assistente: non mi diceva nulla, veniva solo a portarmi da mangiare e da bere all’ora dei pasti.

Nel 2010, il suo racer artigianale ha fatto il primo volo: “Sono andato da Vedelago a Nervesa della Battaglia, un giro di prova – spiega – La volta dopo ho raggiunto Palermo in due ore e 17 minuti, a una velocità di otto chilometri al minuto. Mica male, eh?”
Storiedichi_Daniele_Beltrame_wm_03
In una prestigiosa rivista di settore statunitense – Sport Aviation – un giornalista ha scritto che di quest’uomo non sa che cosa lo abbia colpito di più: se la sua impeccabile capacità tecnica nel costruire un aereo da autodidatta, o il fatto che si sia costruito da solo anche ogni singolo strumento per realizzarlo.

“Sì, me li sono costruiti io gli attrezzi, perché in commercio non ce ne sono per tutto quello che devo fare – spiega – Spesso sono andato dai contadini a chiedere ferri vecchi con una bottiglia di vino e un salame”.

Storiedichi_Daniele_Beltrame_wm_23

C’è chi dice che Daniele sia un genio, ma a sentire lui riuscire in una simile impresa è una questione di costanza e volontà. “Ho anche un grande vantaggio – dice – Sono nato in Australia da genitori italiani e quindi sono cresciuto bilingue. Questo mi ha permesso di studiare facilmente i manuali di meccanica in inglese“.

I manuali che ha letto per costruire il suo aereo sono 1500: “Dei veri cimeli: manuali scritti da contadini americani che in tempo di guerra si sono trovati a dover costruire aerei. Annotavano tutto, per filo e per segno, per non rischiare di perdere il lavoro”.

Daniele Beltrame ha iniziato a sognare di diventare pilota a cinque anni, durante il suo primo volo con i genitori dall’Australia a Treviso, dove erano rimasti i suoi parenti.

Sono riuscito a intrufolarmi nella cabina di pilotaggio e tutti quei tasti, quel brusìo di fondo, quella visuale così ampia della Terra dal finestrino mi hanno stregato per sempre.

Daniele, che a Treviso è venuto a vivere da adolescente, è il classico tipo che da bambino diceva: “Da grande voglio fare il pilota“. Il bello è che ci è riuscito. Ha finito le scuole con il biennio dell’Itis, voleva studiare per diventare perito aeronautico ma suo padre gli disse che era meglio andare a lavorare.

“E infatti non era male lavorare, avevo la mia indipendenza e potevo fare quello che volevo”, dice. “Ho fatto il militare a Istrana e lì ho conosciuto i due piloti militari dell’aeroclub di Treviso con cui poi, finalmente, ho preso il brevetto”.

A quel tempo Giancarlo Zanardo, fondatore del museo di Nervesa, era il presidente dell’aeroclub: “Un uomo illuminato, con cui oggi condivido la voglia e la passione di costruire aerei storici da modelli originali”, dice Daniele.

“È merito suo se oggi esiste la Fondazione Jonathan, un laboratorio dove la tecnica e la passione si uniscono per farci volare“. “Non solo fisicamente, ma anche interiormente”.

Storiedichi_Daniele_Beltrame_wm_10
In tutta Italia, e in tutto il mondo per chi è del settore, Daniele è famoso per essere l’unico in grado di pilotare l’Aerogallo, un aereo coloratissimo a forma di gallo che è ormai di casa nelle manifestazioni e competizioni di volo. “Il proprietario è l’imprenditore Ottone Baggio, ex meccanico di biciclette e ottimo costruttore di aerei – racconta Daniele – Ci ha portato l’Aereogallo acciaccato dopo tre incidenti: non riusciva a farlo funzionare”.

E adesso l’Aerogallo, grazie alle cure di Daniele Beltrame, è tornato a spiccare il volo e a destare grandi aspettative e attese negli appassionati.

“Il 10 luglio lo porto a Torino, a festeggiare i cento anni dell’aeroporto Aeritalia di Gianni Agnelli“.Storiedichi_Daniele_Beltrame

Nei progetti a lungo termine di Daniele c’è invece il sogno di portare il suo racer fatto in casa, il suo fedele compagno di viaggio, negli Stati Uniti.

“Sì, è proprio lì che voglio andare – dice – Sarà un viaggio a tappe. Italia-Inghilterra; Inghilterra-Groenlandia; Groenlandia-Canada; Canada-Maine. Non vedo l’ora. È il viaggio della vita”.

Il racer ha un posto solo. Spazio per i bagagli: pochissimo.

Non ho bisogno di nulla, quello che serve c’è già: un buon aereo e tanta voglia di volare.

Storiedichi_Daniele_Beltrame_wm_26Buon viaggio!