“Con un tratto di china racconto il volto buono e gentile della mia città”

Venezia – In Piazza San Marco splende il sole, uno stormo di gabbiani vola verso San Giorgio e un signore anziano, gobbo e in ciabatte, versa acqua e anice in un bicchiere di vetro. Il suo cliente ha l’aria assetata, è un ambulante – un robivecchi – che beve l’acqua tutto d’un fiato, mentre una mamma ne offre un sorso alla sua bambina e due anziani, sullo sfondo, si parlano con dolcezza.
storiedichi_francesco_valma_11Quante storie e quanta vita nel racconto tracciato a china da Francesco Valma, continuatore, dopo il pittore Gaetano Zompini, della tradizione settecentesca nella storia del disegno popolare a Venezia.

Si torna indietro, ai tempi in cui per le calli e nei campi era normale incontrare la vècia dei bombóni, la venditrice di dolcetti; il perúz, venditore di pere cotte, e, fra i tanti ambulanti, l’acquaiolo, che con il suo secchio del ghiaccio, il carretto carico di bottiglie di vetro, e un cassetto pieno di stracci per pulire i bicchieri, dava ristoro agli assetati nella calura estiva.
storiedichi_francesco_valma_venezia_04In uno studiolo al piano terra della sua casa a San Francesco della Vigna, Francesco Valma, classe 1938, disegna la quotidianità di Venezia e dei suoi abitanti dal 1968. Dalla sua mano abile, sensibile e profonda sono uscite 783 tavole, altrettanti capolavori che raccontano il volto buono, gentile, accogliente e spirituale della città, risalendo a un passato che va anche oltre la sua memoria.

In ogni disegno c’è la vita che molti, Valma compreso, vedono sparire un po’ ogni giorno nel vortice di un tempo troppo veloce. Eppure basta guardare le opere di questo disegnatore per rendersi conto che la bellezza delle cose semplici e il loro infinito valore sono sempre a portata di mano.

Basta entrare in una bottega, guardare un capitello, alzare lo sguardo alle finestre delle case, calpestare i masegni pensando alla loro lunga storia.

Tuti lassa un bater del cuor sui to masegni“, scrive Francesco Valma nell’ultima delle 32 straordinarie tavole che fino al 20 dicembre 2016 si possono ammirare, esposte al Centro d’Arte San Vidal, in Campo San Zaccaria.

La mostra del disegnatore veneziano si intitola “Con te, Venezia, lungo le tue strade” come l’omonimo libro, curato da Giuseppe Goisis, che la racconta. Ogni tavola ha un numero, un titolo scritto in veneziano e in italiano, e una storia da leggere nella seconda parte del libro, in cui il disegnatore racconta la genesi di ogni opera.

Racconta perché ha disegnato un bambino che va dal calzolaio a chiedere un tacco in prestito, e del maestro orologiaio Luigi Dittai, che nella sua bottega piena di orologi a pendolo e a muro, minuziosamente illustrati, “può aggiustare il tempo ma non lo può fermare”.

Fra le storie più commoventi raccontate dai disegni di Valma c’è quella di una bambina che, ai piedi del Campanile di San Marco ridotto in macerie, chiede a un signore di darle un “tocheto da tegnir nel cuor“.
storiedichi_francesco_valma_13È un fermo immagine del 1902, quando “el paron de casa” crollò improvvisamente su se stesso.

Mette allegria, invece, guardare la tavola che racconta di quando era abitudine fermarsi a comprare delle caramelle dalla “venditrice dei caramei“, l’ambulante che vendeva pezzi di frutta camellata infilati in uno stecco appuntito.
storiedichi_francesco_valma_venezia_01E si torna ancora indietro nel tempo di fronte alla tavola in cui si vede una donna lavare i panni a mano, nel mastello, in una piccola corte veneziana. La signora porge la mano a una bambina, che le sta passando il grembiulino sporco della sua bambola per farlo tornare presto bello pulito.

“Quante antiche fatiche ha spazzato via la lavatrice!”, scrive Francesco Valma nel libro che illustra la sua mostra. E, in effetti, è vero.
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Francesco Valma non ha mai frequentato scuole di disegno. Da ragazzino voleva fare il maestro ma, “per assicurarsi un futuro”, ha frequentato l’istituto tecnico. La passione per il disegno lo accompagna da sempre e ne ha appreso le basi da ragazzino, durante i suoi viaggi estivi in Umbria.

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“Quando finivano le scuole andavo nel convento dove viveva mio cugino, un frate minore, lì ho conosciuto dei frati xilografi che mi hanno insegnato a incidere le tavole di legno”, racconta. “Poi ho iniziato a incidere disegni su tavole di linoleum e infine sono passato alla matita e alla china”.

Francesco Valma racconta che ogni disegno nasce dalla sua storia. “Le storie che illustro vengono da vecchi aneddoti, cronache antiche, detti popolari o da semplici incontri fatti per strada”, spiega.

“Prima mi documento, approfondisco e scrivo la storia nei dettagli, poi disegno. Per la base di un’illustrazione, che realizzo a matita, ci vogliono molte ore – racconta Valma – Il disegno a china, invece, va fatto velocemente e in pochi minuti per ottenere le sfumature giuste.”

I disegni di Francesco Valma sono capolavori non solo di tecnica ma anche di sentimento, ricerca e storia, che prima lo storico critico d’arte del Gazzettino Paolo Rizzi e poi il docente di Filosofia all’università Ca’ Foscari di Venezia Giuseppe Goisis hanno seguito, studiato e apprezzato, curando le prefazioni agli oltre dieci libri pubblicati dal Centro d’Arte San Vidal di Venezia.

Sono la testimonianza non solo di una città scomparsa da molto, ma anche di una memoria collettiva messa in serio pericolo dall’esodo dei suoi abitanti.

Questi disegni sono un pezzo del mio cuore. Sono il mio modo di vedere Venezia come la città buona e pacifica che è stata e che dovrebbe sempre essere.

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Informazioni utili

La mostra al Centro d’Arte San Vidal, in Campo San Zaccaria a Venezia, si visita dal lunedì al sabato dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.

**Le immagini di questo articolo sono state scattate dal fotografo Christian Palazzo per Storie di chi. Le immagini delle tavole sono state pubblicate per gentile concessione di Francesco Valma, ne è vietata la riproduzione.