A Venezia, nella bottega d’altri tempi dove regna il “fare a mano”

Venezia – Difficile non credere a quanto sosteneva Alberto Savinio. Uscendo dalla bottega di Gabriele Gmeiner viene da pensare che, in alcuni casi, le scarpe siano davvero lospecchio dell’anima”. Ma non è questa l’unica sorpresa. Quella più grande è vedere una donna che, in grembiule bianco, si aggira fra due stanzette da libro di letteratura con una tomaia di pelle in mano, intenta a pescarne la forma da un immenso grappolo di piedi in legno che penzola dal soffitto.
Storiedichi_Gabriele_Gmeiner_wm_01Fra meno di due settimane, quella scarpa e la sua gemella verranno indossate da una signora o da un signore che le hanno volute esattamente così. Se è vero che siamo a Venezia, precisamente nell’appartato Campiello del Sol (fra San Polo e Rialto), non sembra affatto di essere nella città soffocata dai turisti che cerca di difendersi dall’invasione della paccottiglia cinese. Sembra piuttosto di tornare indietro nel tempo, all’epoca in cui Venezia era una costellazione di botteghe artigianali ambite da tutto il mondo, preziose custodi dell’antica arte del “fare a mano”. Da Gabriele Gmeiner, il tempo si è fermato.

È arrivata qui dalla sua terra natale, l’Austria, 15 anni fa e, dal 2003, confeziona scarpe su misura e interamente cucite a mano per uomini d’affari, politici e professionisti di tutto il mondo. C’è chi prende aerei per Venezia solo per portarsi a casa un paio di scarpe firmate da lei, conciliando l’esigenza di un piede comodo con qualche giorno di vacanza. “Per realizzare di un paio di scarpe ci vogliono ottanta ore di lavoro – mi spiega – Più o meno due settimane”. E l’iter della creazione prevede anche una settimana di prova. “Prima dell’acquisto, è fondamentale che il cliente testi la comodità delle sue scarpe. Non devono avere difetti, ma essere l’abito perfetto per i piedi che lo hanno richiesto”, aggiunge.

La prova si può effettuare direttamente in loco, a Venezia, oppure a casa propria previa spedizione. Chiamare scarpe le creature di Gabriele suona strano. Ci si può spingere oltre e chiamarle direttamente “opere d’arte” o anche “Ferrari in versione calzatura”. Non solo per le innumerevoli fasi che ne precedono la realizzazione, ma anche per il loro prezzi, cifre per piedi esclusivamente extra lusso.

Per un paio, si va da un minimo di 2761 euro, iva compresa, a un massimo di 5.645, inclusa la scultura della forma di legno e la scarpa di prova. La differenza è dovuta, oltre che alle diverse tipologie di lavorazione, ai materiali che vengono utilizzati. A scelta, pelle di vitello; culata di cavallo; pelle di lucertola, di alligatore; oppure velluto seta tessuto a mano.

Quanto alle fasi dell’opera su misura, si parte dalla raschiatura della forma che Gabriele effettua a mano, includendo qualsiasi tipo di eventuale difetto osseo del cliente, e si procede con la realizzazione della tomaia. Si passa poi all’inserimento dei rinforzi laterali, sul retro e in punta, e alla battuta in forma per mezzo di innumerevoli chiodini che la tengono ben salda al legno nelle fasi di applicazione della suola, che verrà attaccata alla tomaia per mezzo di una fettuccia (il “guardolo”) cucita rigorosamente a mano.
Storiedichi_Gabriele_Gmeiner_wm_02A scarpa fatta, l’anima in legno viene estratta dal corpo della scarpa come un dente del giudizio. Dalla bottega di Gabriele Gmeiner escono una cinquantina di “esemplari” all’anno. Clienti veneziani? Uno solo, seppur Venezia sia città di benestanti camminatori. E se dall’estero arrivano i suoi clienti, con l’aereo atterranno anche i suoi apprendisti. Di lagunari che vogliono fare i calzolai nemmeno l’ombra. Tutti i giovani che vengono a Venezia per imparare la sua arte arrivano dalla Francia, dalla Germania, dall’Austria e addirittura dal Giappone. Ma dall’Italia e dal Veneto, patria storica dei calzolai, nessuno.

Oggi c’è Paul, arriva da Monaco di Baviera ed è esperto in calzature ortopediche. “Mi piacerebbe molto che qualche apprendista si fermasse qui» dice Gabriele «ma essendo stranieri tendono a tornare al loro paese”. Diversamente da quello che ha scelto lei quindici anni fa quando dall’Austria, dopo i suoi studi nel settore a Londra e Parigi e le sue esperienze lavorative con John Lobb ed Hermés, è venuta a Venezia per lavorare nell’atelier del maestro Rolando Segalin in Calle dei Fuseri e poi decidere di avviare qui la sua attività.