I gusti “strani” del gelato bilogico di Alaska, dove le creme ballano il reggae

Storiedichi_Gelato_biologico_Venezia_wm_02Venezia – Se inizi a dire “gelat…”, è probabile che qualcuno ti preceda tirando fuori Carlo Pistacchi. A Venezia, Pistacchi è “il gelataio”. Un po’ per il cognome facile da collegare al suo mestiere, un po’ perché la sua gelateria è un inconsueto inno ai colori della Giamaica, e un po’ perché questa gelateria si chiama “Alaska” e tutti si chiedono perché.

In molti casi, chi esce dalla bottega con una pallina di arancia-rucola sul cono è in grado di raccontare anche la storia di questo posto, dove si assaggiano gelati naturali dai gusti impensabili e la musica reggae è di casa. Pistacchi, le cui origini romane sono scolpite nell’accento, ci è entrato 26 anni fa, e non perché avesse una passione particolare per le creme o le coppette. Di passione ne aveva una sola, la Giamaica, ed è stata quella a portarlo lì.

“Un mio amico aveva aperto questa gelateria negli anni Ottanta: si chiamava Alaska e, come logo, aveva un cono con tre palline: una gialla, una rossa e una verde – racconta – Erano i miei colori preferiti, i colori della Giamaica. Quando il mio amico ha deciso di venderla, l’ho presa io e mi sono detto: “Alaska” si può anche leggere “A- la-Ska” e lo Ska è precursore del reggae, quindi siamo in tema”.

“Non ci ho pensato un minuto di più: era scritto nel destino che quella dovesse diventare la mia gelateria”.
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D’altronde anche il suo cognome, onorato da un gelato ai pistacchi di Bronte che arrivano dritti e freschi dalla Sicilia, non lasciava dubbi. Prima di quel 1987, tranne i gelati, Carlo Pistacchi aveva fatto un bel po’ di cose: l’albergatore, il ristoratore, il fattorino alla Marciana. Aveva vissuto da hippy il fermento musicale degli anni Settanta. Era stato in giro per l’Europa, e poi a Brixton, il quartiere giamaicano di Londra, e naturalmente nella verdeggiante Giamaica che oggi, in una mappa dipinta dall’artista Matteo Bertelli, copre un’intera parete della gelateria.

“Alaska” si è guadagnata molte recensioni positive in riviste di viaggi internazionali, i cui ritagli sono esposti all’ingresso della bottega, ma in pochi riescono a chiamarla con il suo nome. È la gelateria di Carlo, quella con il gigante gelato giamaicano all’entrata; quella dove ci sono i gelati “strani” e tutti naturali – allo zenzero, all’origano, al basilico, alla cannella – quella dove si può stare a parlare per ore di dischi reggae, di viaggi, di aneddoti e natura.

Carlo non ha il cellulare, non ha la patente, non usa l’orologio e nemmeno il pc: “In tanti scoprono della mia gelateria su internet, ma io ho spedito tre e-mail in vita mia – dice – Internet non mi piace. Ti dà l’impressione di viaggiare stando seduto”.

Fra un viaggio (reale) e l’altro, Carlo si è dedicato a lungo anche allo yoga e la sua cultura naturalistica si esprime nella produzione di gelati artigianali che hanno come base solo frutti di stagione. A ogni cambio di clima, Pistacchi tira fuori le insegne dei nuovi gusti che Giorgio del Pedros ha disegnato per lui, e le espone in frigo.
Storiedichi_Gelato_biologico_Venezia_wm_03“Il cioccolato arriva dalla Bolivia, lo zafferano dell’Iran – spiega Carlo – i petali di rosa dai fiori che crescono nel mio terrazzo”. Sì, quando arriva la bella stagione arriva anche il gelato alla rosa o, in alternativa, quello decisamente coraggioso alla cipolla rossa.

“Ma è lo zenzero ad andare più di tutti”, confessa il gelataio Pistacchi. Carlo vive a Carpenedo, fa una vita da pendolare e nonostante il tanto viaggiare e la sua passione cocente per la Giamaica, rimane qui: “Sarà pur vero che Venezia non è più quella di una volta, ma è sempre bello vivere qui, l’atmosfera è magica, unica”. “Sono convinto – chiude – che parte del fascino che Alaska suscita nei turisti e in chi torna a trovarmi sia da attribuire anche alla sua posizione in una città che in tanti amano e vogliono conoscere”.