La storia della “baretèra” veneziana, dai fiori per le spose ai Panama dell’Ecuador

Storiedichi_Giuliana_Longo_Panama_Venezia_07_wmVenezia – Raramente mi sono trovata a intervistare artigiani che non possiedono, o non hanno mai conservato, foto d’epoca che raccontino l’inizio, la storia e l’evoluzione della propria attività. Negli armadi laccati del piccolo e graziosissimo atelier di cappelli della modista Giuliana Longoin Calle del Lovo, a Venezia – non ci sono cassetti in cui frugare, scavare e spostare oggetti per ritrovare immagini in bianco e nero cariche di nostalgia del tempo andato. “Le fotografie non mi sono mai piaciute – dice Giuliana – Per quanto belle o ben fatte siano, non rappresentano mai la realtà.”

“Di tutti i cappelli che ho realizzato, di tutti i fiori che ho cucito, e di tutti i vestiti che ho decorato e ho visto uscire da questa porta, ricordo soprattutto la leggerezza dei tessuti e delle pieghe che ondeggiavano modellando il corpo delle clienti”.

“Nelle fotografie i vestiti non si muovono, o mi sbaglio?”Storiedichi_Giuliana_Longo_Panama_Venezia
Giuliana Longo
parla di vestiti perché il suo famoso negozio di cappelli – dove il bel mondo va a rifornirsi di pregiati Panama dell’Ecuador e copricapi stilosi – è stato aperto da nonna Teresa e mamma Amelia come un atelier di abiti da sposa. “Siamo qui dal 1969 – racconta – Il mio compito, da ragazza, era realizzare fiori di seta per i bouquet, per gli abiti, le pettinature e il velo delle spose”.

A quei tempi non esistevano le case da sposa, erano le sarte a confezionare vestiti su misura. “Qui dentro ne abbiamo tagliati e cuciti molti; io ero quella che faceva i fiori”.

A un certo punto, però, qualcosa è cambiato: “Un bel giorno mi sono trovata a cucire mille margherite per una sposa, era una signorina di Chioggia- racconta – Finito il lavoro ho messo giù gli attrezzi e non ho più voluto vedere fiori per un  bel po’. Ero arrivata al limite”.

Giuliana ripercorre a voce questi ricordi. Di quel vestito bellissimo e pieno di margherite non ha nessuna fotografia. “Ma è bello così, o no? Quando non si hanno immagini da mostrare, ci si concentra di più sulla voce, sul racconto, sulla fantasia di chi parla”, insiste.

“Tuttavia, ho un rimpianto – ammette – quello di non avere fotografato un cappello gigante a forma di castello che mia madre aveva fatto per un Carnevale di tanti anni fa. In vetrina è durato solo due ore, poi l’ha comprato una turista tedesca e noi ce lo siamo tenute nella memoria”.

Dalla fine degli anni Settanta, Giuliana Longo è l’artigiana veneziana dei cappelli. È nata e si definisce e una modista, cioè colei che, secondo la lingua italiana, vende e confeziona copricapi femminili. Da oltre 20 anni, però, alla proposta di eleganti ed estrosi cappelli da estate, inverno, da passeggio, da Carnevale e da cerimonia, che farebbero impazzire più di una casa reale, affianca quella dei cappelli da uomo. Panama e cappelli da gondoliere, per la precisione, in entrambi i casi diventati unisex. Nel caso dei gondolieri, come sappiamo, la scelta del cappello coinvolge anche due donne: Giorgia Boscolo e Chiara Curto, di cui ho scritto qui.

Storiedichi_Gondola_Tour_Venezia“All’inizio degli anni Novanta ho voluto proporre un nuovo look per i gondolieri – mi spiega la modista – I cappelli che indossavano non mi piacevano perché non facevano risaltare né il viso, né la figura e i nastri che li decoravano erano troppo opachi, non illuminavano i loro sorrisi”. Giuliana, che proviene da una famiglia di pittori, aveva già in testa una una svolta nelle tonalità: “Il colore dà e toglie la profondità – dice – Così ho iniziato a fare esperimenti con il nastro svizzero a doppio raso, con il rosso veneziano e il blu elettrico, li ho messi in vetrina e sono arrivati i primi gondolieri”.

La voce si è sparsa e, in pochi anni, Giuliana Longo – membro dell’associazione culturale “El Felze” – è diventata il punto di riferimento per i famosi copricapi dei gondolieri, che sono resistenti all’acqua, al vento e alle intemperie, tengono senza problemi per tre anni. In estate, i gondolieri li indossano con la base di paglia intrecciata, con il doppio raso di guarnizione uguale al “parecio”; in inverno sono in panno nero con il fiocco.

Giuliana Longo è nata Giuliana Longo_Storiedichi_08in Campo Manin, a pochi passi dalla sua storica bottega-laboratorio in Calle del Lovo, ma da diverso tempo vive a Marghera: “Ogni volta che prendo il battello per tornare a casa, dall’imbarcadero di Rialto, mi si riempie il cuore a vedere tutti quei gondolieri con addosso i miei cappelli. Come potrei essere più felice?”

Una parte importante della soddisfazione di Giuliana viene dal lavoro di Valentina (nella foto), la sua fedele e brava assistente dalle “mani magiche”. In un video pubblicato sulla nostra pagina Facebook, la vediamo alle prese con la decorazione di un cappello da gondoliere con il nastro verde e nero. Perché verde e nero? “Perché sono i colori del calcio Venezia – risponde Giuliana con orgoglio – Stiamo preparando i cappelli con i colori delle squadre di calcio: i gondolieri possono scegliere il loro preferito”

Giuliana, in questi giorni, non è a Venezia. Ha preso un aereo per l’Ecuador, per l’altra parte del mondo. Ogni anno trascorre un mese in viaggio fra la località di CuencaPatrimonio dell’Umanità Unesco sulle Ande – e Montecristi (sul Pacifico), storica, leggendaria patria dell’intreccio.
Storiedichi_Giuliana_Longo_Panama_Venezia_09_wmSono queste le due zone dell’Ecuador in cui Giuliana va a scegliere i Panama tanto amati dai veneziani e da personaggi noti del mondo dello spettacolo come Paolo Villaggio o Patty Pravo, fra i suoi clienti vip più affezionati. “In questi vent’anni ho visto molti artigiani locali lavorare ricurvi sulle forme. Ho visto i Panama asciugare al sole, ho seguito con gli occhi tutte le fasi della lavorazione: ne escono tessuti leggeri come piume“.

Riesco ancora a stupirmi del fatto che siano degli esseri umani a crearli.

A Montecristi lavorano solo uomini, con le mani lisce, sottili e con pollici dalle unghie lunghissime per tagliare in due, tre, addirittura quattro parti i già esili filamenti della palma da cappello; a Cuenca sono invece le donne a lavorare, aggregate in cooperative che puntano al riscatto sociale, all’indipendenza economica e all’emancipazione femminile attraverso il lavoro. “Le mani delle donne sono provate dai lavori manuali e domestici, hanno dita più grosse e ruvide degli uomini di Montecristi – spiega Giuliana Longo – È interessante vedere come, in base alle mani e al loro vissuto, cambia la tipologia di prodotto”.

Ogni Panama che vendo ha una storia fatta di uomini, cultura, fatica. È una storia che mi piace raccontare a chi decide di comprare un cappello come questo, un prodotto dell’ingegno e della raffinata abilità umana.

Per approfondire i viaggi di Giuliana Longo in Ecuador, vi consiglio di cliccare qui.

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Le finestre del laboratorio dove Giuliana e Valentina lavorano ogni giorno fra fili di raso, seta, organza, panni, velluti, bottoni, scatole piene di aghi, spilli e decori preziosi, fra i sostegni per i cappelli e gli specchi, le retine, le velette, danno su Campo San Salvador.
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Fuori c’è il viavai frettoloso della gente, dei turisti che camminano veloci per arrivare alle loro destinazioni, dentro c’è il calore di una passione antica che riesce a mantenersi fresca e vitale.

Sono questi i luoghi sempre più rari in cui si respira la forza della dedizione, dell’amore e dell’esperienza: sentimenti che non si possono comprare, ma solo costruire e coltivare per riuscire a raccontarli, custodirli, tramandarli.
Anche senza fotografie.

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