La cassiera Ned-operatore103 e il fido registratore di cassa IBM insegnano una comprovata tecnica di seduzione padana

“Amoreee, che bella che sei! Staresti bene anche truccata in modo violento, grafico!” La frase, rivolta alla cassiera Ned-Storiedichi_Silvia_Miolaoperatore 103, rappresentava la formula di consacrazione espressa da una nota transessuale cinquantenne cliente del supermercato. A onor del vero Ned si contendeva il primato di “beniamina” con un collega che aiutava spesso l’eccentrica cliente a caricare sulla bicicletta le pesanti buste della spesa.

La transessuale Giovanna era una meravigliosa creatura di un metro e ottanta issata su vertiginosi tacchi. Vestita e truccata talvolta in modo sconsiderato era amatissima da Ned per la capacità di gettare scandalo in tutto il supermercato con la sola presenza. Secondo quanto affermava lei stessa amava vestire senza alcuna regola. Risultava eccessiva a tal punto da destare ammirazione e una certa dose di invidia nella borderline Ned.

Il candido registratore di cassa IBM invece propendeva per una prolungata incredulità che quasi lo ammutoliva.

Giovanna allungò i lunghi artigli laccati e accarezzò la guancia di operatore 103 e aggiunse: “Siete sempre tutti così carini con me. Passa a trovarmi quando vuoi!”

La frase era del tutto priva di malizia, ma non passò inosservata a operatore 114 che, appena vide allontanarsi la vistosa cliente, si avvicinò a Ned e disse: “Sta tenta che chea lì a te incantona. A te ghe piasi anca ti me sa.”

“Mi sembra piuttosto improbabile, visto che ghe piase i veci ottuagenari”, commentò Ned infastidita dal fatto che la collega la confondesse con un vecio ottantenne.

Superata l’iniziale stizza si accorse di quale ghiotta occasione in verità le avesse offerto. Richiamò l’attenzione dei suoi allievi IBM e, appesa una lavagna alla parete alle sua spalle, scrisse “La te incantona”.

Storiedichi_Silvia_MiolaSottolineò con ben due linee la frase e proseguì: “Ora… prescindendo dalla grossolana mistificazione della collega proveniente dalla desolate campagne nord-vicentine, soffermiamoci sulla frase che ho appena scritto: ‘La te incantona.’ Questa frase ci dà modo di affrontare un tema che mi sta particolarmente a cuore: i rituali di accoppiamento presso i galli-cisalpini.”

Ci fu qualche risatina maliziosa di qualche IBM che la cassiera 103 mise subito a tacere con uno sguardo e proseguì: “Quello che analizzeremo oggi è solo uno dei possibili rituali di accoppiamento, ovviamente. Nel caso in esame l’amante e l’amato si fingono rispettivamente cacciatore e preda. ‘Incantonare’ significa propriamente: mettere in un angolo (dal sostantivo canton = angolo).” “Allude al contadino che dopo un lungo inseguimento riesce a mettere in un angolo del pollaio la gallina per poterla così catturare. Possiamo addirittura percepire la soddisfazione del contadino per la preda quasi raggiunta e il battito del cuore della gallina che spera ancora di trovare una via di fuga.”
“Quindi si tratta di una violenza analoga al leggendario ratto delle Sabine? O va inteso come la tauromachia praticata dai cretesi?”

“Qualcosa di più simile alla tauromachia, anche se ovviamente i polli sono piuttosto svantaggiati rispetto ai tori. Posso affermare però che, a dispetto della condizione di inferiorità, i polli si sono sempre battuti con onore e coraggio. L’epilogo di questa battaglia è ahimè noto: ‘galina in tecia’ o ‘a-leso’. Ma… torniamo agli esseri umani! L’incantonare praticato dagli uomini si conclude con un cauto approccio fisico o un blando ‘palpeggiamento’, quindi non è esattamente sinonimo di violenza. La locuzione viene sempre usata in tono scherzoso anche perché si presuppone una certa accondiscendenza o complicità dell’amato-preda.”

“Bella storia, ma in ogni caso non mi è chiaro come dobbiamo tradurre la frase scritta sulla lavagna”, intervenne provocatoriamente un IBM.

Ned decise di ignorare il tono insolente dell’allievo e rispose pacata: “Propongo queste due traduzioni per ‘la te incantona’: vorrà che tu ti finga sua preda oppure vorrà giocare al cacciatore e alla preda.”

NOTE per i non-veneti”:

A te ghe piasi anca ti me sa: secondo me gradirebbe giacere anche con te.

Galina in tecia, a-leso: La galina in tecia è la gallina in umido quindi esige una cottura a fuoco vivo in una casseruola, di solito è il pollo che essendo più tenerello finisce in tecia.

A-leso (leʃo, alleso) invece è la carne bollita a lungo per ricavare il brodo.
La ricetta ricca prevede: un quarto de galina (un pezzo di gallina), carne rossa (generalmente manzo) e osi (ossi di manzo o maiale). La ricetta povera, quindi anticamente la più diffusa, prevedeva solamente l’utilizzo della gallina con relative zampe e capo. Nel caso di miseria nera è lecita anche la variante “brodo de soli osi”.

—-> A Fimon la pietanza è talmente legata alla povertà da diventarne sinonimo: “i magna brodo de osi” (ovvero: quella famiglia è talmente povera che può permettersi unicamente il brodo di soli ossi), “in tempo de guera se la ndava ben te magnavi brodo de osi” (= durante la seconda guerra mondiale era già un lusso poter mangiare il brodo).