La storia di Luca Viapiana, artista del quotidiano che viaggia nelle infinite potenzialità dell’uomo

Non cerco di essere originale. Cerco la continuità fra quello che sono e quello che faccio. L’arte vive con me, me la porto dappertutto. Chi è per me un artista? È uno che ha, o che crede di avere, delle cose urgenti da dire.

È la prima volta che scrivo un post partendo da una citazione. Eppure di Luca Viapiana mi sono portata via queste parole, insieme a una manciata di scontrini incollati nei ricordi del mio primo viaggio in Calabria.
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Abbiamo parlato di arte e di artisti per tutto il pomeriggio, passando da una stanza all’altra del suo studio di Catanzaro. Luca vive qui, in un appartamento a due piani con una grande terrazza che si affaccia su un supermercato con tanti alberi attorno.

A poca distanza c’è il ponte Bisantis, la città disegna l’orizzonte.
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Il suo studio è pieno di tele che evocano leggerezza, eppure sono abitate da soggetti che dominano lo spazio con decisione e plasticità. Sono opere di contrasto, mettono insieme mondi apparentemente lontani che, uniti, stanno bene.

Luca è l’artista degli scontrini.

Guardando le sue tele da vicino si vede che gli scontrini sono la base di tutto. Latte, shampoo, marmellata, collant, caffè, libri, birre, penne e detersivi battuti da un registratore di cassa diventano opere d’arte raffinate, che prendono forma con figure a metà fra il quotidiano e il mitologico.

In alcuni casi gli scontrini ricoprono la tela per intero, in altri disegnano volumetrie di oggetti, in altri ancora compongono i soggetti stessi.

Sono le tre fasi del percorso artistico di Luca Viapiana, che ha iniziato a raccogliere scontrini nei primi anni Duemila.

“Studiavo giurisprudenza all’università di Firenze – racconta – E quando andavo a casa di amici notavo spesso che in giro per casa c’erano cumuli di scontrini, e dunque di spese da dividere.” “Gli scontrini dicono molto delle persone e delle epoche in cui viviamo. Dicono cosa compriamo, cosa ci interessa, cosa mangiamo. Svelano i nostri vizi e le nostre passioni“.
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Nel 2001, Luca è salito sulla sua moto e ha fatto un viaggio da Firenze a Venezia. In quella occasione ha iniziato a raccogliere i suoi scontrini e a pensare al progetto artistico che tuttora porta avanti con successo, in Italia e all’estero.

Ne è nato questo autoritratto:

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Dipingo da quando ho sei anni, la pittura è sempre stata una parte di me. A Firenze ho dipinto con foga e costanza, animato dall’ambizione ingenua e bellissima di sintetizzare su tela chissà quale segreto epocale.

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Luca tratta la carta con bianco d’uovo e cera paraffina, sciolta a 70 gradi da una lampada a infrarossi, per farla durare nel tempo. Dipinge principalmente con colori acrilici, olio e smalto. Ogni sua opera è costruita con gli scontrini di una sola persona, raccolti in un determinato periodo di tempo e nello stesso luogo.

Ispirandosi alla vita di sua sorella e il marito, ha realizzato un dittico: “Ho chiesto a mia sorella e mio cognato di raccogliere i loro scontrini ma senza mischiarli – racconta Luca Viapiana – in modo da raccontare distintamente gli acquisti di lei e quelli di lui, distribuendo gli scontrini delle spese comuni su entrambe le tele”.

Il dittico si intitola: “La complementarEtà coniugale di Angelo e Valeria“:

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Per terra, nel suo laboratorio, ci sono scatoloni pieni di scontrini arrotolati. Alcuni arrivano dall’America e dall’Asia. “Mi diverto a vedere cosa compra la gente a migliaia di chilometri da qui”. “Mi impressiona un po’ vedere che comprano anche le armi”.
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Dopo il viaggio in moto che ha iniziato Luca Viapiana a questo straordinario, quanto avvolgente e commovente, percorso artistico, la sua vita è cambiata.
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A raccontarlo è lui:

Nel 2002 un grave incidente stradale ha cambiato tutto. Quasi tutto. A causa di esso ho perso molte cose, tra queste anche l’uso delle mani.
A partire dal 2005 ho studiato sceneggiatura in una scuola di cinema toscana e negli anni successivi ho lavorato sodo come direttore artistico di una produzione cinematografica indipendente.
Con il tempo, metabolizzato il trauma psicologico causato dalla mia nuova condizione, dopo molto esercizio, e grazie a uno speciale guanto da me disegnato, mi sono riappropriato della pittura.

La pittura è amore, perché accetta qualunque cosa.

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Luca si muove in sedia a rotelle, dipinge con un guanto da lui disegnato e cucito da sua zia.

L’incidente non lo ha fermato, lo ha portato, come dice lui, ad affrontare una “depressione reattiva“. È tornato non solo a dipingere con rinnovata “foga e costanza”, ma anche a realizzare tre film, numerosi documenti audiovisivi e addirittura 40 opere grafiche per un mazzo di carte da gioco prodotto da Zatita Production e Tessilarredo srl, e realizzato dall’azienda Dal Negro di Treviso.

“L’incidente mi ha tolto molto, ma mi ha anche dato molto – dice – Mi ha fatto capire che senza arte non posso vivere”.

A volte mi rimprovero di essere troppo lento, vorrei fare di più. Eppure mi rendo conto che un’opera ha bisogno di tempi di riflessione, di essere lasciata lì  e ripresa.
Sono fortunato perché riesco a riempire questi tempi con altri interessi, con altra arte, con tante altre cose che amo fare.

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