“Diventare attrice non era un capriccio. Volevo che fosse il mio mestiere”

Favaro Veneto (Venezia) – Quando si parla di qualcuno viene naturale definirlo per quello che fa. Fare l’idraulico, il negoziante, l’impiegato, il professore o qualsivoglia professione si svolga entro le mura di un luogo fisico è facile da immaginare.

Dire “sono un attore” o “un’attrice” è un’altra cosa. Per chi vede da fuori il mondo del cinema e della televisione è un mestiere affascinante, misterioso e anche instabile. Per chi lo vive da dentro può essere difficile, perché le soddisfazioni vanno di pari passo con le difficoltà.

Maria Roveran e i suoi primi successi

Maria Roveran è attrice e cantante. Il suo esordio nel cinema è stato da subito un successo, complice la straordinaria capacità di dare tutta se stessa ai personaggi, che interpreta con una naturalezza quasi spiazzante.

Ha recitato da protagonista in film come “Piccola Patria” di Alessandro Rossetto (al fianco dell’altrettanto brava Roberta Da Soller), in concorso nella sezione “Orizzonti” della 70ma Mostra del Cinema di Venezia; accanto a Emir Kusturica in “La foresta di ghiaccio” di Claudio Noce, presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2013;  con Margherita Buy in “Questi Giorni”, il roadmovie al femminile di Giuseppe Piccioni, film in concorso alla Mostra del Cinema 2016.

Sul palco del Piccolo teatro Strehler di Milano, ha recitato nell’Opera da tre soldi di Bertold Brecht diretta da Damiano Michieletto.

Ora è di nuovo sul set per “Beate”, film-esordio del regista italo iraniano Samad Zarmandili, girato interamente nel Polesine, dove interpreta una suora accanto a Donatella Finocchiaro.

Perché raccontiamo la sua storia

Maria ha 28 anni, è originaria di Favaro Veneto, una piccola località a est di Mestre (Venezia), ma vive e lavora a Roma. Abbiamo deciso di iniziare con lei il 2017 perché la sua storia insegna a non fermarsi mai, a credere nei sogni e a vedere nell’impegno l’unico mezzo per raggiungere i propri obiettivi.
Storiedichi_Maria_Roveran_wm_16Maria ha l’accento romano. “Al corso di dizione la prima cosa che mi hanno chiesto è stata di ripulire la ‘erre’ arrotondata tipica dei veneziani”, racconta.

Ma per il film “Piccola Patria“, capolavoro di Rossetto presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013, ha re-imparato a pronunciarla per vestire i panni di Luisa, cameriera di un grand Hotel nel profondo Nordest impoverito dalla crisi economica, dove gli indipendentisti veneti tengono comizi in dialetto, le fabbriche sono vuote e fredde, e il razzismo dilaga.

Quindici anni di scoutismo e la sorpresa del teatro

Ho incontrato Maria Roveran nel giardino accogliente della sua casa di Favaro, per farmi raccontare quando, come e perché ha deciso di diventare un’attrice. Prima di conoscerla avevo letto alcuni articoli su di lei e sapevo che prima di iniziare la carriera studiava all’università.
Storiedichi_Maria_Roveran_wm_04Studiavo Fisica a Trieste, prima avevo fatto il liceo scientifico e sia per me che per i miei genitori sembrava la scelta più giusta”, racconta. “Ma al secondo anno ero disperata, stavo male, sentivo che dovevo cambiare qualcosa e smettere di rincorrere un progetto di vita che, in verità, era molto distante da me”.

Maria è nata e cresciuta in provincia, nella culla rassicurante dei piccoli quartieri in cui tutti conoscono tutti e in cui impari a immaginare quello che sta fuori. Per 15 anni ha fatto parte degli scout di Favaro e in un momento un po’ complicato del suo percorso un assistente sociale del Comune le ha proposto di partecipare a un laboratorio di teatro per l’inclusione sociale.
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“Sono entrata a far parte di questo gruppo per portare avanti un’attività di integrazione sociale basata sul teatro e sull’aggregazione giovanile, diretta da assistenti sociali – racconta Maria Roveran – È stata quell’esperienza a cambiarmi la vita”.

Il gruppo di teatro ha poi collaborato con un gruppo più grande di Belluno, in cui recitava un ragazzo che dopo un anno è stato ammesso al Centro sperimentale di cinematografia di Roma. “I suoi racconti mi incuriosivano e così ho iniziato a informarmi anch’io sulla scuola e sulle iscrizioni”.

Un bando che scadeva a mezzanotte

Storiedichi_Maria_Roveran_wm_17“Un pomeriggio, mentre studiavo per un esame a Trieste, mi sono connessa al sito del centro sperimentale e ho visto che a mezzanotte scadeva il bando di iscrizione al corso propedeutico. Bisognava inviare una lettera motivazionale e un paio di fotografie”.

“Il mio coinquilino mi ha spinto a fare le foto, sono uscita di casa e ho aperto la porta di un negozio che aveva foto gigantesche di comunioni e matrimoni in vetrina. Il fotografo stava chiudendo, l’ho implorato in ginocchio di farmi un servizio e dopo un po’ di insistenza ho portato a casa quattro scatti alla buona”.

Nella lettera di presentazione Maria ha espresso la sua voglia di cambiare vita. “L’iscrizione al bando rischiava di essere un salto nel buio. Ero divisa a metà fra la prospettiva di una vita regolare, con un lavoro  fisso, uno stipendio, una casa, una famiglia, degli amici e una routine ripetitiva e quella spesso senza certezze di chi segue solo il proprio cuore”.

L’iscrizione di Maria Roveran è stata accettata e, non a caso, al provino ha portato la bellissima poesia “Dualismo” di Arrigo Boito:

Son luce ed ombra; angelica

farfalla o verme immondo

sono un caduto cherubo

dannato a errar sul mondo,

o un demone che sale,

affaticando l’ale,

verso un lontano ciel.

Ecco perché nell’intime

cogitazioni io sento

la bestemmia dell’angelo

che irride al suo tormento,

o l’umile orazione

dell’esule dimone

che riede a Dio, fedel[…]

Il provino è andato bene, Maria ha lasciato l’università di Trieste, si è iscritta al corso propedeutico e si è diplomata al centro sperimentale iniziando la carriera che oggi, con sforzo convinzione, sta portando avanti.
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Quando ho deciso di cambiare strada sapevo che non sarei tornata indietro, non potevo permettermelo. Allo stesso tempo non sapevo se sarei diventata un’attrice di professione, non pensavo di avere tutte le carte. Credevo di non essere “abbastanza qualcosa”. Abbastanza bella, brava, espressiva…poi ho scoperto di amare questo mestiere, questa esperienza di vita e questo mondo un po’ pazzo. Me ne sono innamorata e ho conosciuto una parte di me che speravo esistesse realmente ma con cui, fino a quel momento, avevo avuto poco a che fare.

“In questo lavoro le soddisfazioni vanno di pari passo con le delusioni – dice Maria – ma sono felice di lottare ogni giorno per quello che amo fare. Non potrei chiedere di meglio”.

Le canzoni di Maria, dalla carta alle colonne sonore

In questi anni di lavoro ininterrotto Maria ha anche inciso l’album “Alle profonde origini delle rughe profonde“, dove ci sono alcuni (bellissimi) brani in dialetto veneto che lei stessa ha composto per il film “Piccola Patria”, e uno (“La putea dela luna”) per il thriller “La foresta di ghiaccio”, film con Kusturica, Ksena Rappoport e Adriano Giannini.

Scrivere canzoni e cantare mi aiuta a entrare nei personaggi che interpreto. Per “La Foresta di ghiaccio” mi avevano chiesto di cantare una ninna nanna popolare ma non conoscendone nessuna ne ho scritta una io, e poi è stata inserita nella colonna sonora del film.

I testi delle sue canzoni riportano spesso alla sua adolescenza, trascorsa con la voglia di uscire dall’ambiente un po’ soffocante dei paesi piccoli. Nell’immagine di copertina dell’album c’è il volto vissuto di sua nonna, una figura tuttora molto importante per Maria.

“Venezia mi ha legittimata agli occhi dei miei genitori”

Dire ai suoi genitori, due insegnanti, che avrebbe lasciato l’università per fare l’attrice è stata dura. “Ai loro occhi stavo lasciando la certezza di un lavoro stabile per un capriccio, per qualcosa che non mi avrebbe portato a niente”. “La mia prima passerella alla Mostra del Cinema di Venezia, da protagonista di Piccola Patria, mi ha legittimata ai loro occhi. Con gli applausi in Sala Grande, le telecamere e i fotografi sono riuscita a dimostrare che stavo lavorando davvero”.

È stato in quel momento che la mia scelta è diventata il mio mestiere.

“Nell’estate del 2016, quando ho detto ai miei che sarei tornata a Venezia come protagonista del film in concorso di Piccioni, ‘Questi giorni’, mi hanno chiesto: ‘Ma come, non eri già andata al festival’?”.
“Mi sono messa a ridere”.

Il legame che resta e che sarà sempre “casa”

Storiedichi_Maria_Roveran_wm_15Maria Roveran è cresciuta tra casa, scuola, chiesa, scout e campagna, in un ambiente dove la fede, la ricerca e il rispetto dei valori cattolici è molto forte. “Da ragazzina ero ‘cicciona’ – dice – non mi piacevo e mi rifugiavo nello studio. A scuola andavo bene, mi impegnavo, e vivere qui per alcuni aspetti mi piaceva, ma sapevo che prima o poi me ne sarei andata”.

Tornare nei miei luoghi è sempre tornare a casa, alla parte di me stessa che ho avuto il coraggio di lasciare ma a cui tuttora voglio bene.

Storiedichi_Maria_Roveran_wm_03Maria ha due fratelli maschi, uno più grande e uno di poco più giovane di lei. “Il più grande è autistico, il più piccolo è il mio opposto“, racconta.

Con mio fratello più grande ho un rapporto di amore profondo, la sua presenza è autenticamente viva e mi accompagna sempre perché, a volte, per amarsi le parole non servono.

“Per tutta l’infanzia e l’adolescenza io e mio fratello più piccolo abbiamo imparato a vivere i ritmi, i legami, i limiti e i sentimenti profondi che impari a conoscere quando hai l’opportunità di crescere fianco a fianco con una persona con disabilità.”.

“Il legame forte che ho con mio fratello mi ha dato e continua a darmi tanto, ma in fondo è stato anche la molla che mi ha fatto uscire di qui e abbandonare l’idea di una vita tranquilla e ripetitiva per sceglierne una più imprevedibile”.
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Il passato che passa, ma ritorna

Eppure, mentre camminiamo verso la campagna, parliamo dell’importanza dei ricordi: “Quando passeggio per le vie del mio quartiere guardo dentro i giardini, riconosco le piante, i terrazzi, i panni stesi dei vicini. Sento il profumo di qualcosa che bolle in pentola e ricordo i lunghi giri in bicicletta, le camminate in campagna, i volti dei negozianti, i primi baci sui gradini di casa.”

“Sono ricordi e sensazioni che amo riscoprire anche nei miei personaggi”.
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Oggi i negozianti la salutano come una diva. Quando andiamo a fare un giro nel piccolo centro commerciale dove Maria giocava da piccola, ci sono altri bambini, altre mamme, altri passeggini. Ma alcuni volti noti rimangono ed è bello ritrovarli.
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Sono felice e grata di essere nata e cresciuta qui, perché nei posti in cui non c’è molto da fare sei costretto a viaggiare con la mente e a immaginare il tuo futuro.

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Non per tutti è uguale, ognuno ha il suo progetto e la sua idea di vita. Quello che mi sento di dire è che a un certo punto bisogna avere il coraggio di essere quello che si vuole. A costo di lasciare tutto, anche le (presunte) certezze.