Ingegnere durante la settimana, writer nel week-end: quando un hobby diventa successo

Venezia – Nella vita non si può mai dire. Uno si laurea in ingegneria elettronica, trova un lavoro da ingegnere ma se cerchi il suo nome su google scopri che è uno “street artist”, e anche piuttosto conosciuto. Non è facile immaginare Massimo Mion mentre dirige bombolette spray su una parete: è il classico ingegnere con l’occhialetto e la serietà che i luoghi comuni attribuiscono alla sua professione. Eppure, quando apre il catalogo dei suoi lavori, capisci che due “vocazioni” all’apparenza antitetiche possono andare d’accordo. Eccome.

Massimo Mion è un creativo e la sua specialità è lo stencil. Ma ci vuole il rigore di un ingegnere per riuscire a fare strada nella “street art” in così poco tempo.

Massimo, che dal 2007 è il responsabile della manutenzione all’Università Ca’ Foscari, ha iniziato a coltivare la sua passione nel 2011 e non da giovanissimo: ha appena compiuto 40 anni. “Prima mi interessavo di fotografia, ho anche esposto in qualche mostra. La street art è arrivata dopo”, racconta.

“Alcuni amici mi hanno regalato un pannello e due bombolette per il mio compleanno: mi sono fatto un autoritratto e, visti gli apprezzamenti, ho deciso di continuare”. In questi tre anni di intensa attività come street artist, che cresce durante la notte e nei fine settimana, Massimo ha partecipato a diversi concorsi.

Alla stazione di Porta Garibaldi, a Milano, tre murales portano la sua firma. Uno di questi è “Big Bad Wolf”, ispirato a Cappuccetto rosso e già diventato celebre fra gli appassionati di street art; un altro è “The Garden”, che riproduce due bambini in un parco; il terzo è “The Canyon”, una passeggiata nel deserto di Monument Valley.
Storiedichi_Massimo_Mion“Partecipare ai concorsi è il modo migliore per affinare la tecnica, ma anche per esaltare il ruolo dell’arte urbana – spiega Massimo Mion – La street art serve a dare un volto nuovo alle città, a rivitalizzare quartieri degradati e tirare su il morale: anche per questo mi piace”. L’ingenere-writer si è fatto conoscere anche all’Urban contest di Roma, dove ha realizzato numerose opere dal vivo e nel 2012 è stato selezionato al secondo e terzo concorso “Dipingere la sicurezza sul lavoro”, indetto dall’Inail.

Storiedichi_Massimo_MionAnche a Ca’ Foscari, dove la sua abilità è nota, ha lasciato il segno: per la manifestazione “Venetonight” del 2012 ha realizzato quattro icone di Philippe D’Averio imitando Andy Wahrol con Marylin Monroe e anche il rettore Carlo Carraro ha un ritratto firmato da Massimo.

“Lo stencil è risultato di un attento gioco di strati di cartone. È fondamentale che il disegno sia molto preciso sin dall’inizio, si dal progetto a computer – spiega Massimo – Una volta studiato il gioco di sagome e incastri, il gioco è quasi fatto e inizia il divertimento.”Storiedichi_Massimo_MionIl suo mentore è Bansky, “guru” indiscusso per la maggior parte degli street artist, e se c’è una cosa che lo fa innervosire è vedere che a Venezia, come un po’ dappertutto, c’è chi continua a deturpare palazzi e monumenti con atti vandalici scambiati per street art: “Con quest’arte si può fare molto e se la sua reputazione cresce nel modo giusto, può creare occasioni di lavoro e di espressione a chi ci crede: io me lo auguro”.

Nei mesi a venire, Massimo ha anche altri progetti, e di mezzo non c’è solo lo stencil, ma anche anche il light design. “Sto lavorando alla stoffa retro-illuminata – spiega – Sulla stoffa credo dei ritratti con la tecnica dello stencil e, con un gioco di luci, li illumino per far emergere il disegno.” “Ho davvero tante idee – conclude – Più vado avanti e più me ne vengono. Vorrei riuscire a lavorare di più con le amministrazioni comunali e portare un po’ di allegria dove non c’è”.
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