Nel vecchio fienile di famiglia, Mary Orsingher mostra oggetti, abiti e accessori che riportano ai ritmi della vita rurale

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La bellezza di Mezzano di Primiero al tramonto

Mezzano – Visitare il borgo di Mezzano è d’obbligo per chi trascorre le vacanze in Trentino.
Come vi abbiamo già raccontato in questo post, Mezzano si trova nella valle di Primiero, in provincia di Trento, ed è uno dei borghi più belli d’Italia, famoso per le cataste di legno artistiche che abbelliscono il centro storico.

Le cataste sono le riserve di legna per l’inverno che, nei paesi di montagna, le famiglie “accatastano” in giardino o all’ingresso delle abitazioni. A Mezzano di Primiero sono considerate vere e proprie composizioni artistiche e, da qualche anno, l’amministrazione comunale invita artisti di tutto il mondo a creare opere d’arte urbana ispirate a questa usanza.

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Un esempio di catasta di legno artistica a Mezzano di Primiero

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Una catasta artistica ispirata alla musica nel centro di Mezzano di Primiero

In giro per il paese, le cataste di legno artistiche sono oggi una trentina, realizzate da altrettanti artisti e artigiani che con la loro creatività rendono questo luogo davvero unico nel suo genere.
Passeggiando per le viuzze del paese, fra una catasta e l’altra ci si ferma anche a guardare i tanti piccoli orti che adornano gli ingressi delle case, e donano frutta e ortaggi rigogliosi a ogni stagione.

Mezzano di Primiero, infatti, è anche il paese degli orti-giardino: se ne contano ben 400, uno ogni quattro abitanti, e sono la testimonianza di un’altra tradizione antica che si mantiene viva nel tempo, quella di auto-produrre parte del sostentamento familiare.

A Mezzano la tradizione, la storia e forse anche un po’ di nostalgia per i ritmi lenti della vita rurale, alimentano la passione, gli interessi e i sentimenti di molti abitanti, che con grande dedizione tengono viva la memoria storica del borgo.

Una di loro è Mary Orler Orsingher, che ha ristrutturato il fienile di famiglia per trasformarlo in un museo dedicato alla vita rurale, all’allevamento del bestiame e alla coltivazione dei campi che, fino al sopravvento dell’edilizia dopo la grande alluvione del 1966, costituivano l’economia di Mezzano e del Primiero. Il fienile-museo si chiama “Tabià del Rico”, cioè “Il fienile di Enrico”, dedicato al papà di Mary.

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L’ingresso del fienile-museo in centro a Mezzano di Primiero. Il museo riproduce le stanze e mostra gli strumenti di lavoro e di vita quotidiana degli abitanti del paese.

Mary vive a Mezzano da moltissimi anni, ma è nata a Nantua, in Francia, nel dipartimento dell’Ain. Suo padre era emigrato da Mezzano negli anni venti, seguendo l’ondata della grande migrazione che agli inizi del Novecento, con la guerra alle porte, ha spinto molte persone a lasciare l’Italia per cercare futuro in altri paesi.

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Mary Orler-Orsingher all’ingresso del suo fienile-museo a Mezzano di Primiero. All’interno del museo si ammirano oggetti ed emozioni del passato raccolti grazie alla sua passione per il borgo tentino.

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Un ritratto di Mary Orler-Orsingher con le tovaglie ricamate a mano

“Mio padre è tornato solo una volta per sposare mia madre e riportarla in Francia, dove io sono nata e cresciuta fino all’età di otto anni“, racconta oggi Mary nel salotto della sua bella casa a Mezzano di Primiero. “Mio padre faceva di tutto: lavorava sulle strade, nelle miniere, faceva il falegname: dove lo chiamavano lui andava”.
Mary Orsingher parla tuttora un francese perfetto, ha la “erre” moscia molto marcata e i ricordi della sua infanzia all’estero sono ancora vivi nei suoi ricordi.

“Solo le mie zie sono rimaste in Francia – racconta – Quando ho compiuto otto anni i miei genitori sono tornati qui, a Mezzano, dove avevano campagna e mucche. Mio padre, anche qui, si è messo a fare di tutto: il falegname, l’artigiano, il contadino, era un lavoratore infaticabile”.

Quando sono arrivata a Mezzano, nella terra dei miei genitori, parlavo solo francese – sorride Mary – Sono stata costretta a ripetere la scuola più volte per imparare bene l’italiano.

storiedichi-visitare-mezzano-trentinoMary non sarebbe riuscita a dare vita al progetto del museo se, al suo fianco, non ci fosse stato un grande amico e alleato: Albino Bond, scomparso pochi giorni fa lasciando un vuoto incolmabile in tutto il paese e nei suoi abitanti.

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Albino Bond, come Mary, è un emigrato di ritorno. Ha vissuto quasi tutta la sua vita in Australia, per poi tornare nel suo paese di origine.

Anche lui, come Mary, era emigrato all’estero, ma molto più lontano: in Australia. Ci era andato nel 1952, a lavorare nelle centrali elettriche, a far gomme, a scavare pozzi e muovere terre. Nel 1960 era tornato a Mezzano di Primiero per sposare Teresa, amica di infanzia che lo ha seguito nell’altro emisfero diventando presto mamma di Robert, Pierfranco, Vania e Patrick.

Quattro figli che, uno dopo l’altro, hanno deciso di lasciare i paesaggi selvaggi e incontaminati dell’Australia per tornare a vivere a Mezzano, nel paese dei loro genitori. Un paese che da bambini hanno conosciuto e amato ascoltando i racconti di Albino e Teresa, che in vita non ha mai fatto ritorno nella sua terra natale.

“Teresa si è spenta in Australia – racconta Mary – e Albino ha portato qui le sue ceneri. È bello e incredibile che tutti i suoi quattro figli abbiano sentito il desiderio di vivere qui, insieme a loro terremo viva la memoria di un uomo sensibile e straordinario, che ha fatto tanto per Mezzano”.

storiedichi-visitare-mezzano-trentinoQuando Mary ha deciso di ristrutturare il fienile di famiglia e trasformarlo in un museo dedicato agli usi e costumi della vita rurale, Albino, il “grande alleato”, si è dato da fare. Insieme sono partiti arredando l’angolino che tuttora ripropone il luogo di lavoro di un falegname.
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Il luogo di lavoro del falegname è stato il primo a essere ricostruito da Mary e Albino. È anche un omaggio al padre di Mary, che lavorava proprio come falegname.

Quell’angolino poi si è ampliato accogliendo una bella cucina, con piatti, stoviglie, tovaglie e canovacci ricamati a mano, macinini, lampade e pentole.

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La parte centrale del fienile è occupata da una ricostruzione di una tipica cucina di famiglia, con tutti gli accessori che servivano per imbandire la tavola.

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Particolare della credenza, con i piatti in ceramica decorati a mano, tazze, bicchieri, pentolini e macinini

Al piano terra, fra foto in bianco e nero della vita di montagna e articoli di giornale, ci si perde a guardare anche gli abiti folcloristici e gli strumenti usati dalle donne di un tempo per cucirli e ricamarli. Alcuni li ha cuciti proprio Mary, che di mestiere ha sempre fatto la sarta.
storiedichi-visitare-mezzano-trentino storiedichi-visitare-mezzano-trentino storiedichi-visitare-mezzano-trentinoIl piano di sopra è dedicato alla camera da letto e agli antichi mestieri. “Ho riprodotto una camera da letto dei primi Novecento, dando molto spazio alle immagini sacre e alla devozione, molto sentita dagli abitanti di montagna – spiega Mary Orsingher – Attorno al letto ci sono immagini e statuine che riproducono Gesù, la Madonna e i santi, pregati e invocati per proteggere le famiglie”.
storiedichi-visitare-mezzano-trentinoCi sono poi bambole antiche, vestine per i neonati cucite a mano, lenzuola di lino e accessori per l’igiene personale e la vita quotidiana.
storiedichi-visitare-mezzano-trentinoUn vecchio telaio rappresenta invece un antico mestiere che qui veniva molto praticato, e di cui vi abbiamo parlato nel nostro articolo sulla storia di “Artelèr”, un laboratorio tessile che vale la pena di visitare.
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“Credo che sia importante non perdere la memoria di quello che siamo stati – dice Mary Orsingher – La vita qui è cambiato molto da quando ero bambina e sono sempre felice di vedere persone interessate a Mezzano. In estate il paese si riempie di turisti e io sono felice quando li vedo”.

A questo punto, non vi resta che andare a Mezzano di Primiero e passare, naturalmente, dal “Tabià del Rico”.