Una nuova avventura di Ned-Operatore 103 e del suo fido registratore di cassa IBM

Inizio del turno pomeridiano: ore 14, qualche cliente ciondolava nell’unica cassa in funzione. Ned percorse il corridoio dello spogliatoio, successivamente lambì la barriera casse per arrivare all’orologio marcatempo dove strisciò con disinvoltura il badge aziendale. L’orologio rispose con una sorta di “piri-pipì” metallico mentre sulla schermata comparve la scritta “OK 103”. «Piri-pipì» anche a te risposero Ned e IBM all’unisono.

“Piri-pipì anche a te!” risposero Ned e IBM all’unisono.

“Per ora non c’è bisogno di noi alle casse, possiamo andare a vedere in magazzino se c’è qualcosa da fare”, disse la cassiera al fido compagno di lavoro.

storiedichi_operatore_103Il magazzino dei “generi vari”, ovvero il reparto di appartenenza di 103, è un antro in cui stanno i bancali ricolmi di merce in attesa di essere esposti. Nello stesso ambiente si trovano anche una stanzetta con ampie vetrate che contiene il lavandino e la cella frigorifera della pescheria e l’accesso alla cella frigorifera del reparto surgelati. Dai ripiani sulla sommità delle scaffalature occhieggiano vari scatoloni alcuni recanti le scritte “Natali vari”, “Carnevali”.

Ogni volta che Ned vede quei plurali abominevoli impreca a mezza bocca e poi si rabbuia pensando che, in fondo, è lei quella sbagliata e che se qualcuno decide che gli addobbi delle varie festività meritano un tale nome ha tutto il diritto di farlo.

Certo, l’ideale sarebbe non buttare l’occhio ogni volta su quelle scritte, ma pare sia compulsivamente inevitabile.

“Ciao n° 2”, disse la cassiera al capo reparto, “ho circa una mezz’oretta prima di iniziare a fare la prima chiamata” (ovvero la cassa che rimane sempre aperta indipendentemente dal flusso dei clienti e fa aprire altre casse al bisogno).

“Passami-i-panificati, ma perché non ti sposi uno dei veci del supermercato?”, ribatté l’uomo.”

“Ormai sono vecia anch’io”, rispose asettica Ned.

Il capo reparto però non sembrava soddisfatto della risposta quindi incalzò: “Secondo me saresti capace di avvelenarlo… sì, ti ci vedo proprio: lo avveleni e tiri tutti i schei! Secondo me sei capace di uccidere.”

“Come tuti,” disse rivolta anche ad IBM e pensò sghignazzando: “È davvero molto sadico non assecondare le fantasie sado-masochiste, ma… forse è una sottigliezza che non viene apprezzata dai più.”

“Mortalmente bella, sono schiavo vostro,” aggiunse servilmente IBM.

“IBM, ve ne prego, non adulatemi anche voi!”, e gli porse la mano platealmente sollecitando un baciamano. Il registratore di cassa eseguì accompastoriedichi_operatore_103gnandosi con un inchino.

Ciononostante i “panificati” aspettavano per cui 103 prese il transpallet manuale, inforcò il bancale e lo trascinò in prossimità della corsia di destinazione, IBM sempre al seguito.

“Operatore 103 è atteso alla cassa numero sette”, gracchiò l’autoparlante.
“Ok IBM, torniamo alla nostra consueta mansione”, disse la cassiera.

Gli scontrini correvano sereni e radi nella prime ore del pomeriggio. All’improvviso Ned sia accorse che una ragazza bionda che ormai frequentava
abitualmente il supermercato faceva la coda proprio alla sua cassa. L’aveva notata per la sua bellezza, ma… soprattutto aveva notato il fidanzato che sporadicamente l’accompagnava.

La cassiera la osservò intensamente: avrebbe aggiustato un po’ quei capelli troppo lunghi e l’avrebbe vestita in modo un po’ più eccentrico data la giovane età, mentre l’aria eternamente melanconica già l’aveva: nell’insieme aveva la sua approvazione.

Anche IBM si accorse della giovane donna e commentò: “Ha sempre un’aria così triste, peccato è molto bella.”
“È triste sì, hai visto il suo fidanzato?”
“Quello rinsecchito, smunto e tatuato? Praticamente un bacheto?”
“Che giudizio superficiale IBM!”

Il ragazzo grossolanamente descritto dal registratore di cassa ha all’incirca ventisette anni. È alto, scheletrico, eccessivamente pallido e ha delle stelle tatuate che salgo lungo tutto il collo. Ai più questa descrizione potrebbe non dire gran ché ma Ned sa percepire “l’invisibile oltre il visibile” grazie alle sue innate arti magiche.

Storiedichi_Operatore_103“Ora ti spiego alcune cose io…”, disse a IBM. “Portare magrezza e pallore in modo così sfrontato denota una grande stima di sé e una provocazione ai banali canoni di bellezza, mentre quei tatuaggi che spuntano dagli abiti gli danno una connotazione androgina, altra riprova dell’arrogante amore per se stesso.”

“Dall’abbigliamento e dagli amici con cui si accompagna posso affermare che è uno spacciatore di estrema destra. Diabolici pervertiti: assommano tutte le contraddizioni dell’essere umano! Praticamente irresistibili, non c’è via di scampo… Non c’è da meravigliarsi che la sua fidanzata sia così triste: il suo amore per quanto grande non sazierà mai l’amato, mentre egli l’amerà pacatamente e la guarderà vagamente divertito consumarsi per lui… Eh, però è proprio bello!”, proseguì come lo vedesse di fronte a sé.

“Hai visto che zigomi alti? E il suo sguardo poi! Sembra dire: ‘Beh, una botta la do pure a te che sei vecia se mi avanza tempo dai miei crimini’. Non c’è più limite alla dissolutezza! Cosa può una povera donna sola, timida e indifesa come me di fronte alla sua rapace lussuria?”

“Hem… Ned, stai prendendo gli psicofarmaci? Ne stai prendendo troppi? Troppo pochi? Chiamo il Centro di salute mentale… Devo avere il numero da qualche parte, ma dove l’ho messo??”

NOTE per i non veneti

passami-i-panificati: idioma non ben identificato, presumibilmente uno psuedo-toscano che ricalca la sintassi celtica. Convenzionalmente significa: controlla pane a fette, craker, biscotti, ecc. in giacenza.

tiri tutti i schei: ti appropri furbescamente dell’eredità.

come tuti: frase che rappresenta una insidia per i traduttori alle prime armi perché portati a tradurre: “come tutti”. In realtà significa “non c’è nulla di cui vantarsi perché tutti sono in grado di… (uccidere se necessario, in questo caso specifico)”.

bacheto: spezzone di un ramo sottile, ramoscello. I bacheti (caéci nella variante poetico-arcaica) sono i ramoscelli secchi usati per appiccare il fuoco ai ciocchi di legno del focolare, per cui non hanno valore in se stessi ma sono semplicemente un mezzo. La loro è una brevissima vita, un lampo, come tutte le cose mortali.