Silvia, la cassiera che racconta miti e leggende al suo fido registratore di cassa

Valle di Fimon (Vicenza) – Il mondo è cambiato, noi siamo cambiati. Non riusciamo a staccare gli occhi dagli schermi, abbiamo bisogno di Google per associare l’aspetto di una pianta al suo nome, leggiamo poco, scriviamo sempre meno.

Ma il mondo che fu c’è ancora, da qualche parte, e basta un profumo, un sentiero, una casa, una via nascosta, uno sguardo amico a ricordarcelo.
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Il mondo che fu è quello in cui eravamo piccoli e, per imparare qualcosa, dovevamo stare ad ascoltare chi ce lo raccontava.

Quando sono andata con Silvia nella valle in cui i suoi ricordi di infanzia sembrano custoditi da un girotondo di fate, ho pensato che è una fortuna avere, nella mente, un piccolo magazzino di memorie da risvegliare. Soprattutto per chi, come lei e come me, ama scrivere.
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La seconda, profetica, fortuna è che nella sua valle incantata, la Valle di Fimon – nel vicentino – i cellulari non prendono e ci si può concentrare su tante altre cose. Il verde, per esempio, e poi gli alberi in fiore a primavera, le splendide case di campagna, i piccoli vigneti, i panni stesi fuori ad asciugare.

Che meraviglia.
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Un tempo in questa valle, dove oggi vivono una ventina di famiglie, c’erano sette mulini, la cui attività era scandita dallo scorrere confortante di una roggia, un corso d’acqua che non esiste più da quando i mulini hanno smesso di girare.

Silvia Miola ha trascorso qui, a Fimon, gran parte della sua infanzia. Lei è nata e cresciuta a Vicenza, dove vive tutt’ora, ma qui ci abitavano i suoi nonni materni, che da piccola andava a trovare tutti i fine settimana.

È ai racconti della nonna, al suo dolce e materno coinvolgerla in tutto il suo da fare quotidiano, che Silvia deve la voglia di tornare alla pienezza di quei giorni ormai lontani.
Storiedichi_Valle-di-Fimon_Vicenza_wm_26“Mia nonna, figlia di un mugnaio e madre di sei figli, era piena di immaginazione – mi racconta Silvia – Per me, che ero piccola, curiosa e innamorata di quella donna, trasformava ogni passeggiata in un’avventura”. “Camminando mano nella mano lungo la roggia, che non c’è più, mia nonna mi parlava delle piante, degli alberi e dei fiori come se fossero degli esseri viventi“.

L’acqua la gà ‘na forsa che la te ciama, mi diceva in dialetto.

Silvia torna ai suoi più intesi ricordi di infanzia scrivendo racconti. Li scrive quando è casa da sola, lontano dal registratore di cassa con cui da 15 anni divide la sua vita. Torna a percorrere quei sentieri e a calpestare quell’erba quando si toglie la divisa da cassiera del supermercato.

“Sono andata a lavorare subito dopo il diploma perché non avevo alternative, ma mi sono laureata in Lettere, con una tesi su Neri Pozza, e la voglia di studiare, di scrivere, di leggere, di capire non mi è mai passata“.

Silvia scrive i suoi racconti sul blog operatore103.wordpress.comsono dei dialoghi divertenti, sarcastici, pieni di aneddoti e curiosità fra lei (in arte “Ned-operatore 103”) e il suo fido registratore di cassa (“IBM”, come da catalogo).

“Operette morali da supermercato”, li descrive Silvia. E sono un universo di leggende, miti, spiritelli e streghe che in alcuni casi rimandano a credenze popolari dell’era pre-cristiana, che a Fimon sono state tramandate per secoli di famiglia in famiglia.
Storiedichi_Valle-di-Fimon_Vicenza_wm_01Silvia è cresciuta guardando il mondo con gli occhi della nonna e oggi lo racconta a noi, portandoci in una valle dove l’incanto di questi racconti, e di queste leggende, è ancora vivo.
Storiedichi_Valle-di-Fimon_Vicenza_wm_28“Dal nastro trasportatore del supermercato passano ogni giorno tantissime persone e capita che una movenza, un modo di fare o di parlare di un cliente mi rimandi a volti, immagini e ricordi della mia infanzia”, mi spiega Silvia. “Per questo ho deciso di aprire un blog e di immaginare che fra me e il registratore di cassa si parli della Valle di Fimon e degli usi e costumi che hanno accompagnato la vita rurale di questo territorio“.

La sintesi di quello che sta facendo con il suo blog è ben descritta nell’introduzione del sito:

Ned-operatore 103 è lo pseudonimo che cela una giovane donna laureata in Lettere (a dire il vero un po’ tardivamente) presso l’Università di Padova. L’esperienza quindicennale di cassiera di supermercato ha eroso progressivamente la sua lucidità mentale. Ad un certo punto della propria vita riceve “la chiamata” ovvero si convince che l’Università di Lettere e Filosofia di Padova l’abbia assoldata per condurre una ricerca antropologica sul campo. Si tratta di raccogliere le ultime testimonianze della civiltà gallo-cisalpina la cui autenticità è minata dal progresso e dalla nefasta globalizzazione.

Nei racconti di Silvia si incontrano le “anguane“, per esempio, spiriti di donne morte di parto che lavano i panni alla fonte del corso d’acqua. “Mia nonna raccontava di aver riconosciuto in un’anguana una sua vicina di casa, morta per dare la vita a suo figlio”. E si incontra anche il “salbaneo“, che fa dispetti ai fattori intrecciando le crine di cavallo, mandando il vino in aceto, impedendo al latte di cagliare bene. “‘Là, dove che ghe xè el salbaneo’, mia nonna lo citava spesso nei suoi discorsi, come se fosse un semplice abitante della valle”, dice Silvia.

Poi ci sono le “strie“, streghe che fanno maledizioni ai contadini poveri, e orchi che rovinano i giorni e le notti di chi lavora. “Mia nonna raccontava spesso che un giorno, andando a far legna in un bosco con il terreno molto ripido, ha visto un cavallo nero rotolare giù. Doveva essere frutto della sua immaginazione, oppure si trattava davvero di un essere soprannaturale”, riflette Silvia.

E chi lo sa. Da quel che si dice c’è chi, in questa valle, oggi si trasferisce proprio per la magia che si respira.

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“Ho aperto il mio blog meno di un anno fa, l’ho fatto per tirare fuori tutto quello che mi gira per la testa e per ridare vita allo stanzino pieno di ricordi che mi riempie la mente”, confessa la nostra cassiera-scrittrice.

Più scrivo e più mi rendo conto dell’importanza delle parole, dei racconti, dello stare vicino a qualcuno che ti vuole bene. Tutto quello che mi ha dato e raccontato mia nonna è un tesoro, per me, e spero di condividerlo anche stando dietro a un fidato, fidatissimo, registratore di cassa.

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