Quando ricorrere al qualunquismo è l’unico mezzo per ribellarsi

Ned-operatore 103 e il registratore di cassa IBM lavoravano alacremente nonostante la calura estiva e l’opprimente divisa in tessuto sintetico che vanificava gli effetti dell’aria condizionata.

In estate il supermercato è deserto nelle ore centrali della giornata: la maggior parte dei clienti si riversa nel negozio dopo le ore 18. Nella calca della tarda serata Ned notò una vecchia conoscenza.

«Oddio l’impiegata delle poste di via XX settembre!», disse la cassiera stringendo una chela del registratore di cassa quasi a chiedere protezione.

«Dov’è? Dov’è?» IBM la riconobbe ma rassicurò la padrona: «Stai tranquilla lontana dal suo sportello perde tutti i suoi poteri. Ma… non aveva detto di essere in pensione?»

«Non ancora,» rispose la cassiera.
Silvia Miola Operatore 103

L’arcigna impiegata delle poste era una donna vicina alla sessantina con i capelli a caschetto grigi e l’aspetto austero che sconfinava in una vaga eleganza. Operatore 103, in uno dei suoi frequenti deliri psicotici, dubitava si trattasse realmente un essere umano: a suo avviso palesemente si nutriva della rabbia e del malumore dei malcapitati avventori della Poste. «Quando non é seduta sul suo scranno da impiegatuccia si aggira come una comune mortale: finge pure di fare la spesa per non dare nell’occhio!» sussurrò a IBM.

Ned aveva abitato nel centralissimo e multietnico quartiere di Santa Lucia per qualche anno. Il quartiere vantava un ufficio postale di tutto rispetto secondo solo a quello “Centrale”. Quest’ultimo, a conferma della propria incontestabile superiorità, è l’unico situato in un edificio di epoca fascista ornato di statue su cui tuttora capeggia la scritta Poste e telegrafi.

Ned si recava spesso alle Poste in qualità di correntista o per spedire qualche raccomandata. Quando entrava nell’agenzia delle poste in via XX settembre si procurava diligentemente il biglietto disciplina-coda e in cuor suo si augurava vivamente di non venire destinata alla temibile impiegata. Tutto poteva subitaneamente volgere al peggio: ad esempio i moduli per le raccomandate con ricevute di ritorno potevano essere esauriti…

La circostanza era talmente frequente che infatti si verificò anche l’ultima volta che la cassiera si presentò alla Poste. Ned si fece coraggio e si avvicinò alla ferina impiegata dal caschetto grigio che presidiava lo sportello Corrispondenza. «Scusi he, no voio pasare davanti» diceva avvicinandosi al cliente in coda e poi rivolgendosi all’impiegata: «Sono finiti i moduli per le raccomandate con ricevute di ritorno.»

L’impiegata per tutta risposta le lanciò un’occhiata inequivocabile che significava: se voi imbecilli non aveste esaurito i moduli, quest’ultimi si troverebbero ancora nel loro raccoglitore.

Ned insistette: «Senta, mi passi un modulo così lo compilo… in disparte e non perdiamo ulteriore tempo.» Ma, ahimé, la rabbia cominciava ad avanzare prepotentemente dentro di lei quando riecheggiò nella sua mente la voce del signor conte padre: «Statałi!»

No, non poteva cedere al qualunquismo, non doveva usare questi mezzucci inoltre le Poste erano ormai in parte privatizzate.

Silvia Miola Operatore 103La voce popolare padana ritiene gli impiegati statali alla stregua di parassiti giacché gli unici lavori che darebbero dignità all’uomo sono: agricoltura e piccola imprenditoria. I galli-cisalpini più idealisti invece non vedono di buon occhio gli impiegati statali perché prezzolati da quello che ritengono uno “stato-padrone invasore”.

La piccola imprenditoria non coincide con i mercanti (occupazione antichissima) bensì con coloro che possiedono una “fabricheta”. Tale istituzione fiorentissima nel morire del secolo scorso era sempre sembrata a Ned piuttosto improbabile e spesso gestita da individui che per pura casualità cavalcavano il mercato, ma in fondo lei che ne sapeva?

Aveva conosciuto appena un paio di questi piccoli imprenditori. Secondo un consolidato stereotipo costoro lavorerebbero come “mussi” e accantonerebbero i “schei” a vantaggio della seconda generazione la quale avrebbe il dovere di non mandare in malora l’azienda.

Sciaguratamente non sempre a genitori capaci seguono figli altrettanto capaci: per una strana sorte, pregi (e difetti) non vengono ereditati per via diretta.

«Statałi!» riecheggiò nuovamente nella mente di Ned. Immaginò di dirlo con voce ferma e curando particolarmente la pronuncia della ł. Prefigurava l’acclamazione di tutti i presenti nella sala d’attesa della poste: un’ovazione! Nella sua immaginazione aveva trovato il coraggio di ribellarsi alla prepotenza dell’impiegata.

Certo il prezzo era alto: era dovuta ricorrere a una buona dose di qualunquismo e di stereotipi, ma era comunque degna erede del coraggioso condottiero Spartaco.

Note per i non-Veneti

No voio pasare davanti“: non sto certo cercando di saltare la fila.

Fabricheta“: piccola industria con pochi dipendenti, laboratorio, opificio. Istituzione economica fiorentissima negli anni ’90 del Novecento, all’epoca quasi sinonimo di Nord-Est.

Musso“: asino. “Laorare fà mussi”: spezzarsi la schiena svolgendo lavori di fatica oppure lavorando instancabilmente.

Schei“: denari, soldi. Esiste anche una variante più rara: bajòchi che sembrerebbe però indicare una moneta di minor valore.