A Ostia, nell’osteria di Ambra, che di nonna Anna Longhi ha preso gli occhi e il talento dell’essere se stessi

Ostia – Ridere, mangiare, piangere, sognare, soffrire, dire parolacce, baciare qualcuno che si ama. La vita è un enorme pentolone di sentimenti e pensieri, che più li mescoli e più il risultato è imprevedibile. Una volta viene fuori un piatto spettacolare, altre volte una roba da buttare via, altre volte ancora manca il sale, il pepe, l’olio ma il boccone va giù lo stesso.

In un giorno d’estate coperto da nuvole grigie e gravide di una pioggia guastafeste sono entrata in una trattoria di Ostia, la località di mare dei romani, la città con i palazzoni, la spiaggia e i pattini, con i chioschi delle grattachecche e gli scooter che fanno casino. Il mio scopo, lì dentro, era guardare Ambra, la cuoca, cucinare i bucatini all’Amatriciana, le polpette col sugo, la coda alla vaccinara e tante altre cose.
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Ce l’ho fatta. Sono stata a guardarla per un quarto d’ora pensando: “Ma come fa?” Come fa una ragazza di 32 anni a gestire da sola una cucina: tutti i giorni dell’anno, a pranzo e a cena, senza domeniche libere, senza giorni di riposo, senza vacanze. Sì, ogni tanto una vacanza se la fa: una decina di giorni presi qua e là, quando i clienti sono meno e ci si può staccare.

Ambra ha gli occhi profondi, di una profondità nota a molti di noi perché li ha ereditati da una donna che ci ha fatto e che ci fa tuttora piegare dalle risate. Specialmente quando, a ogni inaugurazione della Biennale di Venezia, la rivediamo al fianco del grande Alberto Sordi nel film cult Le vacanze intelligenti, dove lei si siede all’ombra di una palma finta…e la scambiano per un’opera d’arte contemporanea.

Ve la ricordate?

Storiedichi_Osteria_Buzzicona_Ostia_wm_11Ebbene, Ambra Sommella è sua nipote. È la nipote di Anna Longhi, dell’attrice che continua a entrare negli schermi e nelle case di tutta Italia per mostrare che nella vita si può passare dalle stalle alle stelle, e avere la fortuna di recitare se stessi nei film del cinema.

Ambra ha avuto una nonna povera, che nel 1943 ha visto il bombardamento di San Lorenzo e ha imparato a far da mangiare per sei con gli ingredienti per uno. Ha avuto una nonna che ha sgobbato dalla mattina alla sera per non far mancare nulla ai suoi tre bambini – Sabrina, la mamma di Ambra, Orietta e Maurizio – e quando è andata a fare la guardia camerini di Alberto Sordi nello stabilimento della Rizzoli – “su, alla Palatino” – un giorno lui le ha chiesto di fare un provino per diventare sua moglie nel film Le Vacanze Intelligenti e da lì è volata a New York e in tanti altri posti, portandosi dietro, per tutta la vita, il soprannome che Alberto le aveva dato sul set del Tassinaro: la “Buzzicona”.

“E come sei? – le aveva detto girando una scena – Sei così di natura, sei di costituzione un po’ grassoccia, sei un po’ buzzicona”.

 

È facile capire, dunque, perché l’osteria in cui sono stata quest’estate si chiama “Osteria Buzzicona”. La moglie di Sordi, così come noi la ricordiamo, ha tagliato la carne e le verdure, ha girato il sugo e scolato i bucatini con Ambra fino a pochi anni fa, quando a ogni pranzo e a ogni cena si sedeva al tavolo numero 1 della trattoria, quello messo un po’ in angolo, vicino alla porta a vetri.

Da quando Anna è volata in paradiso, la numerazione dei tavoli parte dal 2. “Abbiamo aperto l’osteria insieme a tutta la mia famiglia nel 2011, lei è riuscita a starci solo pochi mesi…aveva problemi di cuore, e un giorno se ne è andata”, mi dice Ambra. “Il numero 1, però, sarà sempre er tavolo de nonna”.
Storiedichi_Er_Ventresca_Creations_Ostia_wm_13E lo conferma Sabrina, sua madre (nella foto), che della Buzzicona è l’anima, dentro e fuori la trattoria. “Una cosa ci ha insegnato mamma – mi dice Sabrina parlando di Anna Longhi – Se devi fare una cosa, falla cor core e non dimenticare mai chi sei”.
Storiedichi_Osteria_Buzzicona_Ostia_wm_10De “core” ce n’è davvero tanto alla “Buzzicona,” che in via dei Pescatori 27, a Ostia, parla di cinema e di un’Italia da Dolce Vita che sembra non esistere più se non in posti come questo, dove l’arredamento – studiato e realizzato da Fabio Sommella, il papà di Ambra – è quello di un’osteria degli anni Sessanta, perfetta già così per ospitare un set cinematografico.

Ecco alcune immagini che rendono l’idea

Le gigantografie di Anna Longhi con Alberto Sordi e con tutti i grandi che la Buzzicona ha incontrato nella sua lunga e casuale avventura nel cinema, sono ovunque. “Ma è nonna che è ovunque – dice Ambra – Nonna ha scoperto che io ho il talento per la cucina, che cucinare mi viene così, facile, senza dover aprire libri e senza guardare internet”. “Lei anche era una cuoca perfetta, ma la sua dote più grande era quella di essere così vera da riuscire a recitare se stessa – aggiunge – Lei ha trovato Sordi, che l’ha fatta diventare attrice, e io ho avuto lei, che mi ha insegnato a cucinare il mio talento”.

Storiedichi_Osteria_Buzzicona_Ostia_wm_06Il talento di Ambra è una dote naturale, tale e quale a quella che ha trasformato Anna Longhi nella Buzzicona e nell’attrice italiana che tutti amiamo. Ogni piatto che esce dalla cucina di questa ragazza profuma della Roma più autentica e buona, e di quei sapori poveri che saziano con poco e senza superflue coreografie. Ogni spadellata è un ricordo che ritorna, è una voce che le sussurra “vai avanti” e che arriva dritta dritta da quella sua nonna divertente e famosa che all’apice della sua carriera andava a fare la spesa al mercato e che tutti chiamavano “Nannarè”.

Una come Ambra, bella, dolce, con due occhi da neorealismo del dopoguerra e una voce calda e sincera che non riesce a nascondere una sana e vissuta fatica, potrebbe trovare un posto domani, nel mondo dello spettacolo. Con un nome così conosciuto alle spalle, con l’immaginario che ha accompagnato la sua vita e accompagna tuttora le sue giornate, potrebbe presentarsi a qualche provino e farcela senza troppi problemi.
Storiedichi_Osteria_Buzzicona_Ostia_wm_03“Prima di morire, nonna mi ha detto di lasciar perdere, che il cinema di oggi non è come quello di ieri, che rischierei di farmi male e che alla fine è un brutto mondo”. “Quando ero piccola, volevano che facessi la pubblicità dei pannolini Pampers, ma mio padre si è rifiutato”. “Non posso negare che ogni tanto ci penso, che in fondo un book o qualcosa del genere mi piacerebbe farlo, ma so anche che il mio talento è qui, nella cucina, e quindi non ha senso sprecarlo”.
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Cosa resta dell’eredità umana di un’attrice che negli anni d’oro del cinema italiano è passata dall’essere se stessa nella vita quotidiana, all’essere esattamente se stessa nel cinema?” Resta la conferma che seppur in epoche diverse, in contesti diversi e con logiche diverse il succo rimane lo stesso: comprendi i tuoi talenti e portali avanti, fregandotene di quello che fanno gli altri e di come lo fanno. Tanto, prima o poi, non si sa né quando né come, qualche inaspettato riconoscimento arriva.

E anche se arrivi a toccare le stelle, come la nostra amata Buzzicona, poi te ne ritorni sempre lì a casa tua, con i tuoi affetti, i tuoi mobili, le tue pentole e i tuoi ricordi. A pensare a chi sei, a chi sei stata e chi sarai, con l’unica speranza di aver amato e di esserti fatta conoscere per quello che sei davvero.

Conoscendo Ambra, abbracciandola, parlandole e guardandola negli occhi, mi sono portata a casa questo messaggio. E ne ho trovato conferma leggendo il libro di Anna Longhi, “Parole, storie e ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi” (Alberti Editore, 2009).
Storiedichi_Osteria_Buzzicona_Ostia_wm_20Ve lo consiglio, perché vi fa fare quattro risate e vi fa fermare, forse, in un passaggio che io adoro. Si chiama “Riportame in Italiaaaa” e Anna Longhi lo ha scritto ricordando un aneddoto del suo viaggio a New York con Albertone:

È stato bello girare là, e vedere delle cose che non avevo mai visto. Però a un certo punto mi sono fatta triste, e Alberto l’ha notato, così ha cominciato ad andare per negozi, entrava e mi comprava dei regali, dei pupazzi…. Tutte cose bellissime, però io rimanevo triste, perché mi mancavano i miei figli, la mia famiglia, la mia Roma. Là ce stavo bene perché c’era lui, ma lui non era mica la mia famiglia. Passavo le ore al telefono a piagnere sentendo la voce dei miei bambini. Avrò fatto spendere l’iraddidio alla produzione. “Anna ma che hai fatto?” mi chiede, “che c’è?” “Riportame in Italia…” “Ma come in Italia? T’ho portato qui…” . “Eh, ma io voglio tornare in Italia …” “Ma no, sta con me, siii bona!”. “Non me ne frega niente!” strillai, “io voglio andarmene a Romaaa, portame in Italiaaa” Insomma, non gli parlai per una settimana. ‘Nartra volta, avrà pensato. Meno male che poi il film è finito. Io in America non ci vivrei. Il bidet non ce l’hanno, e le vasche da bagno sono corte”.

Anna Longhi (Roma, 1934 – 2011) è nata a Roma, nel quartiere di Trastevere, ed è stata attrice e caratterista. Scoperta da Alberto Sordi nel 1978, in occasione del film “Dove vai in vacanza?” (episodio “Le vacanze intelligenti”), è diventata presto l’inseparabile compagna di tanti film del Marchese: da Il Malato immaginario a Un tassinaro a New York a Il Tassinaro, per il quale riceve di il David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Ha recitato con i più importanti registi italiani (da Pupi Avati, a Lina Wertmuller, da Christian De Sica a Vincenzo Salemme), nelle più note fiction (Distretto di Polizia e Un medico in famiglia) e ha ricoperto ruoli di spicco in svariati film di produzione straniera, come Il talento di Mr. Ripley, per la regia di Anthony Mighella, o Un incantevole aprile, per la regia di Mike Newell tra gli altri. Nel 2008 le è stato consegnato il Premio speciale Magna Grecia Award (2008).