Se due lenti si raccontano: da Ottica Urbani, a Venezia, la loro storia da Murano a Elton John

Venezia – La nostra vita è piena di automatismi. La mattina ci svegliamo, sbadigliamo, mettiamo i piedi sul pavimento e nella migliore delle ipotesi apriamo le finestre prima di avviarci pigramente verso le stanze della vita reale: il bagno, la cucina, il salotto, lo studio.

Noi miopi, in tutto questo, abbiamo anche l’arduo compito di allungare la mano verso il comodino e sperare di aver lasciato lì sopra i nostri più fedeli compagni: gli occhiali. Non sono rari i casi in cui li dimentichiamo fra le pagine di un libro soporifero o siamo costretti a doverli ripescare fra le lenzuola. Il dato di fatto è che senza le nostre lenti – rotonde, rettangolari, ovali, a cuore o a farfalla che siano – non andiamo da nessuna parte e che, forse solo distrattamente, ci siamo chiesti come e dove siano nate.

Dietro il banco della famosa “Ottica Urbani” di Venezia, Lorenzo, Barbara e Fosca potrebbero rispondere con una domanda: “Quali occhiali? Le protesi sanitarie o quelli che oggi decoriamo con le murrine?”. In effetti, fra i primi occhiali venduti come semplici “stampelle” per chi aveva problemi di vista e quelli che oggi indossa anche chi ha dieci decimi ne è passata di acqua sotto i ponti.
Storiedichi_Ottica_Urbani_Venezia_wm_03Ed è passata proprio sotto i ponti di Venezia, perché è qui che le prime lenti della storia hanno preso forma. O, meglio, nell’isola in cui, nel 1100, la Serenissima ha confinato le fornaci per tenere segreta l’arte della produzione vetraria: Murano.

Provando e riprovando, tagliando e levigando, alla fine del 13° secolo gli artigiani del vetro, hanno iniziato a distinguere i roidi da ogli (occhiali) dalle lapides ad legendum (lenti). I veneziani, all’epoca, erano gli unici in grado di realizzare il vetro plasmabile per i cosiddetti supporti di lettura, gli occhiali che aiutano i presbiti a leggere e i religiosi a interpretare la parola di Dio.

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Occhiali da doge | Photo credit: Biblioteca Marciana Venezia

Ne facevano di un’unica tipologia, con il bordo in ferro, corno e legno. E senza stanghette. Nel Settecento, dalle abili mani dei vetrai muranesi, sono nati anche i primi occhiali da sole della storia, con le lenti di colore verde che riparavano dai raggi ultravioletti gli occhi dei dogi, delle dame e dei bambini durante i trasferimenti in gondola.

Sono trascorsi lunghi secoli di invenzioni, esperimenti, studi, ricerche e creatività per arrivare a scegliere la montatura di occhiale che rappresenta al meglio la nostra personalità. L’Ottica Urbani, a San Marco 1280 è il negozio dove la venezianissima storia dell’occhiale rivive in montature bizzarre, eccentriche, artistiche, che si trovano solo qui. Rivive sfogliando un corposo quaderno, pieno di articoli di giornale, in cui spunta più volte l’immagine di Elton John con addosso un paio di occhiali disegnati dai fratelli Urbani.
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E ri-salta fuori ogni giorno, scorrendo  le immagini del profilo Instagram dell’occhialeria, dove le lenti incorniciano momenti insoliti, e sempre graditi, di quotidianità veneziana.

Lorenzo, Barbara e Fosca sono la terza generazione del negozio aperto nel primo dopoguerra dal nonno Filippo. All’inizio era un laboratorio di protesi per la vista e, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, è diventato un luogo d’incontro per artisti e intellettuali che chiedevano a un giovane Franco Urbani (nella foto sotto), padre dei fratelli veneziani, di realizzare occhiali personalizzati. Parliamo di vere opere d’autore, perché questi intellettuali erano artisti come Ernest Hemingway, Zoran Mušič, Emilio Vedova, e architetti come Carlo Scarpa e Le Corbusier che, qui, si sentivano a casa.

A dirla tutta, è stato proprio Le Corbusier a lanciare l’Ottica Urbani di Venezia come officina di moda e creatività nel mondo dell’occhialeria. È successo in un giorno indefinito del 1963, quando il famoso architetto ha rotto i suoi occhiali progettando un’ala dell’Ospedale Civile di Venezia, e l’architetto Carlo Scarpa si è gentilmente offerto di portarlo nel negozio di San Marco, dove lui era già di casa.

Le Corbusier ha fornito a Franco Urbani dettagli molto precisi sul design di occhiali che desiderava e avendone avuto indietro un paio più bello di quello rotto accidentalmente, tanti amici e ammiratori ne hanno seguito le tracce lungo le calli.

Storiedichi_Ottica_Urbani_02Negli anni Sessanta, acquistare un paio di occhiali anche solo per bellezza è diventata una moda, e dalle protesi per presbiti e miopi si è passati velocemente ad apprezzare i veri e propri “brand” degli occhiali. All’epoca, i nomi che giravano di più erano Chanel, Dior, Hermès e, un passo alla volta, gli Urbani hanno iniziato a pensare al loro stile, al loro design a una loro identità.

“Negli anni Sessanta, l’idea di abbinare la manifattura dell’occhiale all’arte si è espressa soprattutto con la linea ‘Optical‘, ispirata al celebre movimento decorativo basato sull’alternanza grafica del bianco e del nero”, racconta Fosca Urbani. Un’identità che oggi, a 60 anni dall’apertura del negozietto veneziano, ha conquistato il mondo.

Girare fuori dalla laguna con un occhiale Urbani vuol dire mettere in conto di fare amicizia con uno sconosciuto che ti ferma per strada e ti chiede:

“Scusa, ma sono Urbani”?

“Sì, sono Urbani”, lo dicono anche molti veneziani e noti “foresti” che, nelle loro città, sfoggiano gli occhiali che meglio li rappresentano.

“Gli occhiali dicono molto, se non tutto, della personalità di chi li indossa – dice Fosca Urbani – Portare un occhiale eccentrico non è da tutti. Chi viene qui ha già le idee abbastanza chiare su quello che cerca”.

E le collezioni, disegnate da Fosca, lo dimostrano:

Dai classici, ai “sun”, ai pieghevoli, agli “original”, ai veneziani decorati con le murrine e gli strass, è facile immaginare che gli occhiali Urbani siano il risultato di chiacchierate, scambi di idee e ispirazioni che in una città come Venezia, con i suoi ritmi rilassati ma fin troppo stimolanti, arrivano con rara naturalezza.

“Le nostre montature sono in corno di bufalo d’acqua, in legno, in acciaio o in acetato di cellulosa, che ci permetto di inserire vari materiali, fra cui tessuti e murrine veneziane – spiega Fosca – Tutta la nostra manifattura è affidata agli artigiani cadorini, i discendenti degli antichi pettinieri che, con l’arrivo dell’occhialeria, sono passati dalla produzione di pettini in corno a quella degli occhiali”.

Non potremmo immaginare un altro posto per il nostro lavoro e per la storia che, ogni giorno, ci fa venire voglia di inventare, sbizzarrirci, proporre cose nuove. Venezia, madre saggia dell’occhiale, è la città dove abbiamo la fortuna di portare avanti i progetti e i sogni della nostra famiglia”.

E, sì, ne passerà ancora tanta di acqua sotto i ponti.