Nella casa del parrucchiere di San Paolo dove si guardano le telenovela con i bigodini in testa

San Paolo (Brasile) – Entrare in casa di Aroldo a mezzanotte di una sera qualsiasi a San Paolo è come entrare in un set cinematografico di Almodóvar: una signora sopra i sessanta con bigodini e retina in testa fissa la televisione fumando una sigaretta, accanto sul divanetto un’altra persona sempre sui sessanta con i bigodini, gambe accavallate che guarda una telenovela, un giovanotto tra bracciolo e divanetto guarda il monitor e si lima le unghie, lui è completamente rasato ma perfettamente truccato.

Poco più in là compare Aroldo con una parrucca in mano, la sta pettinando e vaporizzando. Quando la televisione trasmette la pubblicità inizia il chiacchiericcio tra tutti, chi fa una scappata in bagno, chi si versa un caffè in cucina e poi tutti ai propri posti. Aroldo torna dalla ragazza a cui sta accorciando la frangia alla postazione davanti allo specchio, appoggiando per qualche minuto la parrucca accanto alla macchina da cucire.
Storiedichi_Anna_Toscano_07Aroldo a tredici anni voleva fare il parrucchiere ma il padre non era d’accordo, e così deve attendere la morte di papà per iniziare il lavoro che ama. Oggi sono 40 anni che fa il truccatore e il parrucchiere.

Ha lavorato con tutti i cantanti che sono passati per i teatri di San Paolo: per quattro decenni li ha truccati e pettinati. E ha pettinato e truccato attori della televisione, cantanti, dive, artisti. Ha scelto di non lavorare per le telenovela perché lo avrebbero assorbito sempre e lui vuole essere libero.

Libero di giorno e di notte.
Storiedichi_Anna_Toscano_06Storiedichi_Anna_Toscano_05Di notte perché per 25 anni Aroldo è stato una diva di show notturni: dagli anni ’80 vestito di paillettes, tacchi e con la sua chioma fluente ha lavorato nei più grandi locali notturni.

Erano edifici come teatri, con mezzanino – mi racconta – Dai 3 ai 5 mesi di prove, coreografi, truccatori, costumisti, un cartellone fisso, fino a mille persone di pubblico a serata, salario fisso, contratto per ogni stagione. Finita la stagione, i provini per la successiva”.

Aroldo, o Velany secondo il nome d’arte, ha ballato e cantato così per un quarto di secolo: tra recital, spettacoli cantati, balletti. Lo guardo incantata, lui mentre prende un cd da una lunga raccolta che contiene il suo passato, lo avvia e va in camera: torna con scarpe tacco 12 sui suoi jeans e maglione di lana marrone e col telecomando mi mostra le parti degli show dove compariva lui: una vera diva.

Gli chiedo se oggi faccia ancora show, mi risponde che va a spettacoli in cui ci siano incontri di dive: la vecchia guardia che si ritrova in tacco 12 e parrucca per cantare e ballare come una volta, come sempre. Poche settimane fa erano alla Parada Gay con un palco tutto per loro.

Parla delle dive che ancora sono rimaste, di molte, mentre scorre il video, ne ricorda la morte, di altre racconta dove siano ora, cosa stiano facendo, si sentono su Facebook o Skype quando non ballano a qualche incontro.
Storiedichi_Anna_Toscano_10 Storiedichi_Anna_Toscano_01Da alcuni anni Aroldo fa anche parrucche in un laboratorio a più piani nel cuore antico di San Paolo: parrucche per persone che non stanno bene, parrucche per persone religiose, per artisti, parrucche per dive.
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Uno staff affiatato discute e maneggia teste finte, su tutti i lati della stanza parrucche su manichini: Aroldo passa da una stanza all’altra, sceglie i colori, sistema ciuffi, pettina chiome, scioglie trecce.
Storiedichi_Anna_Toscano_03Mi guarda e mi confessa:

Amo i capelli, ho sempre amato i miei lunghi e fluenti, non li ho mai tagliati. Anche oggi li tengo lunghi ma raccolti. Quando ballavo ero tra i pochi ad avere i miei, a non usare parrucche, per questo forse faccio parrucche: perché chi lo vuole sia contento con una bella chioma in testa.

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