Impresa, Arte e Moda nel mondo sostenibile di Michela Mantoan, dove i rifiuti industriali diventano opere d’arte e abiti da passerella

Vicenza – Se entrassimo nei magazzini di qualsiasi azienda che abbia a che fare con tessuti, pellami, plastica, legno e gomma, solo per fare qualche esempio, rimarremmo sbalorditi nel vedere quanti scarti vengono messi da parte e destinati quotidianamente alla discarica.

Il motivo è semplice: i quantitativi di materiale ordinati eccedono spesso le reali esigenze di produzione e riutilizzare gli scarti spesso non rientra negli interessi di un’azienda, che dovrebbe investire in nuove linee di business per trasformarli a loro volta in beni di consumo.

A dare un’idea di come questi scarti possono essere utilizzati e addirittura trasformati in oggetti d’arte contemporanea e abiti di alta moda, ci pensa Michela Mantoan, originaria di Bassano del Grappa (Vicenza) e project manager nello sviluppo di progetti di marketing culturale per le aziende.

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In questa immagine, Marco Bizzotto interpreta il logo di Re.volvèr (“Tao e Cucito”); inserendo l’ideogramma del Tao in una Polaroid.

Con il progetto “Re.volvèr – Cultura da indossare”, di cui è fondatrice e curatrice, Michela Mantoan mette in relazione le imprese con artisti e fashion designer. Nel concreto, chiede alle aziende di acquisire parte dei loro scarti industriali, li sottopone alla rete di artisti coinvolti nel progetto e, successivamente, a quella dei fashion designer che si ispirano alle opere per realizzare abiti e accessori da indossare.

Il progetto è nato 15 mesi fa e la speranza è che possa crescere e svilupparsi dando vita a un brand vero e proprio di abiti e accessori sostenibili.

Siamo storie“, dice Michela Mantoan, e di storie si alimenta il progetto Re.volvèr, che attraverso lo storytelling restituisce dignità e valore a materiali che andrebbero perduti.

A Roma una mostra dedicata all’arte e alla moda sostenibile

Fino a oggi (sabato 28 gennaio), alla Galleria Edarcom Europa di Roma (Via Macedonia 12), si può visitare la mostra “Re.volvér /cultura da indossare/”.

Storiedichi_revolvèr_cuultura_da_indossareLe opere d’arte esposte sono realizzate con materiali che sembrano tessuti, ma in realtà risultano dell’assemblaggio di scarti industriali di varia provenienza. Sono opere che si muovono tra antiche pratiche artigianali, alta sartoria, sperimentazioni artistiche e scelte innovative come l’upcycling, che indica la trasformazione di un rifiuto in un nuovo oggetto per mezzo della creatività.

“Siamo convinti che mettere in relazione arte, impresa e territorio sia importante per promuovere la sostenibilità”, spiega la promotrice Michela Mantoan.

In questo primo step del progetto, il team di Re.volvèr ha coinvolto tre regioni: Veneto, Sardegna ed Emilia Romagna.

“Il lavoro di squadra tra arte, artigianato e impresa, elemento chiave delle dinamiche progettuali, deriva dalla consapevolezza dell’interrelazione tra tutte le cose del creato e della responsabilità individuale in questa dinamica universale”, spiega ancora la promotrice. “Essere è tessere, diceva Maria Lai. Dentro di noi, con l’altro, con le cose, si intrecciano storie già vissute ad altre ancora da vivere”.

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Nella foto, l’opera-pochette “Metamosaic” realizzata dalla stilista Cristina Marzola in collaborazione con l’artista Paolo Polloniato. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca che riguarda la ceramica contemporanea e che Polloniato sviluppa attraverso l’indagine e la manipolazione di stampi delle varie manifatture storiche provenienti da Nove, il suo luogo di origine in provincia di Vicenza. La pochette è decorata con frammenti di porcellana impressi da “stampi” che attingono a stili ed epoche diverse, formando un mosaico dove la storia dialoga con il presente.

Per fare qualche esempio di opere esposte alla mostra di Roma, Massimo Dalla Vecchia, appassionato di tessitura con telaio a mano ha realizzato una sciarpa/cornice in scarti denim lavorati a telaio a mano che avvolge l’opera di Amos Torresin, il visual artist che nell’opera “Fashion is Communication” esprime il legame da sempre imprescindibile fra moda e comunicazione.

La macchina per scrivere è l’oggetto della sua opera: il modello Olivetti M40 anno 1935, in particolare, fu apprezzato per la maggiore qualità significando una svolta per l’innovazione tecnica e per il design.

Per imprimere i messaggi e quindi per comunicare, nella sua funzione originale, la macchina per scrivere utilizza un nastro, solo parzialmente visibile. Nell’opera, invece, questo elemento si mostra e si espande, si relaziona con il legno e diventa esso stesso messaggio formando le parole chiave: “Fashion & Communication“.

A Roma ha esposto anche Emanuela Giovanardi, in arte Lola Darling, fashion designer attenta alla sostenibilità. Alla Galleria Edarcom ha presentato in esclusiva l’abito da collezione 100% handmade e realizzato attraverso diversi interventi artistici sui tessuti campionari “fuori servizio” donati al progetto dall’azienda Bonotto SPA.

In collaborazione con l’artista Adolfo Lugli ha inoltre esposto le “Opere Abitabili”, opere d’arte pittoriche e serigrafiche che prendono la forma di abiti.
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Le aziende che aderiscono al progetto

Ecco l’elenco di aziende che partecipano all’iniziativa:
BRT SpA – Fioji e Roby Line sas – Alisea Art&Object Design in Italia – Fusina srl – Lanificio Paoletti – Renata Bonfanti snc – La Robbia Tinture Naturali – Distillerie Bortolo Nardini SpA – Crispy Bacon srl – Copy Tech sas – Berto Industria Tessile – Bonotto SpA – Lideimmagine Il progetto è patrocinato da: – Regione Veneto – Regione Sardegna – Comune di Vicenza – Associazione Veneti nel Mondo – Associazione Veneti nel Mondo Sardegna. – Le Arti per Via

Per informazioni

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