Donna e vogatrice, porta in giro i turisti raccontando storie e leggende della città che ama

Storiedichi_Gondola_Tour_VeneziaVenezia – Quando un “foresto” viene ad abitare a Venezia può incontrare qualche difficoltà. Non solo perché deve scordarsi a lungo di quanto è comodo fare la spesa in macchina e portare su le borse con l’ascensore, ma anche perché alcune sane abitudini sportive possono subire qualche rallentamento. Soprattutto in inverno.

Grandi e rigogliosi parchi per correre non ce ne sono, ma è meraviglioso alzarsi all’alba per macinare chilometri sui masegni, lungo la Fondamenta delle Zattere o in Riva degli Schiavoni. Ed è altrettanto appagante raggiungere a piedi le piscine sfidando una vasta gamma di condizioni atmosferiche: dalla temperatura rigida che gela i capelli, alla nebbia che avvolge tutto e tutti con fare romantico, all’acqua che sale senza pietà, costringendo migliaia di piedi al freddo degli stivali di gomma.

Quando chiedo a Chiara Curto, come sia arrivata a fare la sandolista a Venezia – cioè colei che conduce il “sandolo”, un’imbarcazione a fondo piatto che, come la gondola, si usa solo per il trasporto pubblico dei turisti – mi risponde quasi con candore. “Lo sport da fare a Venezia è la voga, quando sono venuta a studiare qui ho iniziato subito a vogare. Poi mi sono appassionata e, ora, eccomi qua”.

Eccola qua. Dalle nove del mattino fino al tramonto la potete incontrare ai piedi del ponte che collega il Ghetto Vecchio al Campo del Ghetto Nuovo.

“Un giro in sandolo, signori?”, chiede a una coppia di russi un po’ titubanti: “That’s not a gondola, what is that?”, le rispondono. “It’s a san-do-lo”, ribatte lei. E li invita a esplorare Venezia dalla prospettiva bassa, unica e affascinante dei canali che abbracciano il quartiere ebraico.

Incontrare per caso una sandolista a Venezia, con il tipico cappello da gondoliere e la maglia a righe bianche e blu, è un’esperienza rara, perché sono solo due, in tutto il centro storico di Venezia, le donne abilitate a fare questo mestiere. L’altra coraggiosa, la prima ad aver rotto la lunga tradizione di un lavoro quasi prettamente maschile, è Giorgia Boscolo, promossa gondoliera nel 2010.

Storiedichi_Gondola_Tour_Venezia_wm_05“E io non sono nemmeno veneziana – mi racconta Chiara Curto – Sono nata e cresciuta a Genova, dove ho fatto ogni tipo di sport, e sono venuta qui quasi vent’anni fa per studiare all’Università: giapponese”. “Oggi che di anni ne ho 38 posso dire di aver avuto una grande fortuna: trasformare lo sport, la mia passione, in un lavoro a tempo pieno – continua – Ma nel mio passato sono stata una commerciante di vetro di Murano e ho fatto tanto esercizio nella voga alla veneta“.

Storiedichi_Gondola_Tour_Venezia_wmChiara è diventata una sandolista a tutti gli effetti lo scorso novembre. “Ma sono una sostituta – chiarisce – Una specie di supplente che sostituisce gli altri sandolisti quando non possono lavorare”.

“Circa un anno fa, ho risposto a un bando del Comune di Venezia, che assegnava dodici posti per sostituti sandolisti, e mi sono buttata – mi dice – D’altronde ho iniziato a vogare quando mi sono iscritta all’università, ho partecipato a sette regate storiche e mi sono sempre allenata con costanza. Sentivo che questo posto poteva essere mio”.

E così è stato. Chiara ha dato il meglio di sé nelle prove di nuoto e di voga, ha seguito un corso di tre mesi sulla toponomastica veneziana e la storia di Venezia, e ha superato un esame che assomiglia a quello di maturità.

“Il percorso di selezione è durato quasi un anno: è stato un anno molto interessante, in cui mi sono davvero preparata a fare questo lavoro”.

Qualche arricciamento di naso da parte dei colleghi nell’accettare un’altra donna nel pianeta gondola? “Assolutamente no. – risponde – Anzi, mi sono sentita accolta e ben accetta da subito“. “E ho trovato lavoro a cinque minuti dal ritiro del tesserino”.

Nel ghetto di Venezia, Chiara sta sostituendo i sandolisti “Kuba” e Luca. E questo è un periodo intenso e interessante, perché il 2016 è l’anno in cui il ghetto di Venezia commemora i suoi primi 500 anni di storia e, per questo, è visitato da molti turisti.
Storiedichi_Gondola_Tour_Venezia_wm07Voglio viverlo, questo percorso, e mi faccio portare in sandolo da Chiara. Mentre preparo la macchina fotografia, lei inforca il remo e inizia a vogare all’indietro per posizionarsi al centro del Rio del Ghetto, che abbraccia letteralmente il quartiere ebraico per “sfociare” nel Rio della Misericordia.

Storiedichi_Gondola_Tour_Venezia_wm_021 –La storia del ghetto: “Naturalmente, la prima cosa che racconto ai turisti è perché il ghetto si chiama ghetto – mi racconta Chiara – Lo hanno chiamato così 500 anni fa perché in questa zona, allora una piccola isola, erano in attività le fonderie pubbliche di bombarde e campane”.

La parola “ghetto“, spesso pronunciata in veneziano “geto”, sembra derivare, infatti, da “getto”, “gettare” e, probabilmente, sono stati gli ebrei tedeschi aschenaziti a pronunciare per primi la parola con la “g” dura, tipica della loro lingua.

2- Campo dei Mori: Remando verso il Rio dei Lustraferri, dove un tempo si lustravano i ferri delle barche, e passando davanti all’antico squero dell’Arzanà (così Dante chiamava l’Arsenale nella Divina Commedia), Chiara racconta la storia delle imbarcazioni veneziane. Quando passa davanti al Campo dei Mori, gli occhi dei turisti si spalancano: “Qui parlo della storia dei tre Mori: secondo la leggenda erano i tre fratelli Rioba, Sandi e Afani, che in seguito presero il cognome ‘Mastelli’ – spiega Chiara – Arrivavano dalla Morea, cioè dal Peloponneso, e commerciavano la seta”.

Sul lato orientale del campo, i tre Mori sono rappresentati da tre figure in pietra consumate dal tempo. La più celebre è quella del “Signor Antonio Rioba” (nella foto, tratta da Wikipedia), con il suo naso metallico arrugginito (aggiunto nel XIX secolo), che dona fortuna a chi lo tocca. Qualcuno ricorderà che, nel 2010, la testa del povero Rioba è stata rubata e…ritrovata.

3-Palazzo Mastelli del Cammello: E se si parla dei fratelli Mastelli, i tre Mori, non si può non parlare del loro palazzo, soprannominato “La casa del Cammello“. “Quando passo davanti alla sua facciata con il sandolo, spesso sono i turisti a chiedermi perché vi sia un altorilievo con rappresentato un cammello trainato da un uomo – dice Chiara, la sandolista – In effetti è davvero strano vedere un cammello a Venezia”. E, anche qui, è la leggenda a dare la sua (romantica) interpretazione: secondo una favola antica, sarebbe stato un mercante orientale a commissionare quell’opera, per rendere la sua casa veneziana riconoscibile alla donna che amava in patria ma che, purtroppo, non ricambiava il suo sentimento”.

4 – La casa di Tintoretto: Lasciato alle spalle Campo dei Mori, Chiara non può non parlare della Casa di Tintoretto, la casa gotica dove il grande pittore del Rinascimento, al secolo Jacopo Robusti, è nato. Sulla facciata, si legge velocemente una lapide: “Non ignorare, viandante, l’antica casa di Jacopo Robusti detti il Tintoretto. Di qui per ogni dove si diffusero innumerevoli dipinti, mirabili pubblicamente e privatamente, magistralmente realizzati con fine ingegno dal suo pennello. Ti farà piacere apprendere ciò per la solerzia dell’attuale proprietario”.

5 – Madonna dell’Orto: “E passiamo anche davanti al luogo in cui Tintoretto è sepolto: la Chiesa della Madonna dell’Orto, che in origine si chiamava Chiesa di San Cristoforo, in nome del Santo a cui era stata dedicata”, racconta Chiara. “Si chiama Madonna dell’Orto perché, nel Trecento, il parroco di una chiesa vicina incaricò un giovane scultore di realizzare una statua della Madonna, ma al parroco la statua non piacque e il giovane la nascose nel giardino di San Cristoforo“. “Da quella notte, in giardino, la gente cominciò a vedere luci e strani bagliori, si gridò al miracolo e la statua venne portata all’interno della Chiesa, dove domina tuttora la ‘Madonna dell’Orto‘”.

Al ritorno dal nostro magnifico giro veneziano, chiedo a Chiara se i suoi clienti sono per la maggior parte stranieri o italiani, Chiara mi dà la risposta che non aspetto: “Italiani!”, dice orgogliosa. Non me lo aspetto perché, con la crisi perennemente in corso e le nostre tasche non proprio piene, certo non è facile spendere dagli 80 euro in su per un tour fra i canali di Venezia. “E li tratto bene – aggiunge – Qualche volta li invito a bere un caffè o, visto il periodo, offro una frittela veneziana a bordo”.
Storiedichi_Gondola_Tour_Venezia_wm_06Quante ne vede (e ne sente), Chiara, remando sul sandolo: “Da quando ho iniziato, già non conto più le volte in cui ho assistito a dichiarazioni d’amore o proposte di matrimonio, con tanto di consegna di diamante a ragazze e donne che sbiancano e tremano dall’emozione”. “A volte i loro partner mi chiedono di collaborare, di aiutarli a preparare la scena. È molto divertente”.

Questo è l’inverno ideale per iniziare a lavorare sul sandolo. Con il sole che illumina gran parte delle giornate, è un piacere sia remare sia fare i turisti.

Adoro questo mestiere – dice Chiara con il cuore – Non mi sono mai sentita così libera. Sport e libertà, aria fresca e vita sana. Quando ho iniziato a vogare non avrei mai pensato di fare la sandolista, ma ora che ci sono dentro non mollo più.

Tre curiosità:
– A Venezia ci sono cinque stazi per i tour in sandolo. Sono a Santa Maria Formosa, a San Bartolomeo (Coin), al Ponte dei Greci, in Campo Sant’Angelo e al Ghetto.
– A Venezia ci sono circa 500 gondolieri e 20 sandolisti
– Potete leggere numerosi articoli di Chiara sulla voga al sito: vogainrosa.it

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