Al supermercato come nel museo egizio: una giornata fra le mummie

Storiedichi_Silvia_Miola

Ore nove e trentacinque minuti: Ned aveva appena iniziato il turno mattutino e stava facendo il conto a un anziano secco e incartapecorito come una mummia del rinomato museo egizio di Torino. La cassiera era stata nella città piemontese anni or sono ed era rimasta un po’ delusa dall’allestimento ottocentesco del museo, inoltre aveva dovuto evitare un paio di sale ricolme di teche di mummie.

In ogni cultura, come è noto, non c’è defunto più incavolato del defunto insepolto (ancora più incavolato della vittima di “morte violenta”). Alcune delle sopraddette nobili mummie furono verosimilmente vittime di intrighi di palazzo e come se non bastasse adesso si ritrovano pure nella condizione di “insepolti”: praticamente “inveenà come bisse”!

Storiedichi_Silvia_MiolaPer questo motivo Ned si era solamente affacciata sulla soglia delle due sale con le salme allineate ordinatamente ed era rimasta a riflettere sul da farsi. Niente da fare: sentiva lo sguardo penetrante delle mummie. “Non si può avere un po’ di privacy? Ti piacerebbe essere esposta in eterno alla sguardo di tutti? Siamo esseri umani sai!” Poi passarono alle mal celate minacce: “Ci mettiamo due minuti a farti un maleficio che non te lo scolli più!… Ma tu guarda questo visitatore cafone come indugia sul mio cranio spelacchiato! Ero una donna bellissima in vita, che impudenza!” “Ned, faresti meglio passare alla sala accanto, quella con le parrucche e le mummiette di gatti e giovani alligatori.” E così fece, ma con un certo disappunto perché il biglietto del museo… lo aveva pagato per intero!

Il vecchietto che stava di fronte alla cassiera ricordava il diverbio avuto con le mummie, tuttavia si era ripromessa di tornare al museo egizio per godere del rinnovato allestimento e per rivincita verso gli imbalsamati avrebbe pure visitato tutte le sale.

Anche il cliente successivo era un anziano, ma dall’aspetto vigoroso, e con la disinvoltura tipica degli anziani indossava un paio di pantaloni sportivi corti e una camicia elegante a quadretti bianca e azzurra. Il cliente era un conoscente di operatore 110, che infatti si avvicinò per salutarlo: “E ora Giani, te faa el conto fato ben?”, disse scherzosamente alludendo a 103.

Storiedichi_Silvia_MiolaIl vechietto commentò come se Ned non potesse sentirla: “La saria anca na bea mora.” “Sì, certo”, disse Ned ad IBM già alterata “Saria na bea mora se: se noa fusse così immusonà, se noa fusse così bianca…” Poi, imitando ulteriormente i commenti dei clienti: “Signora, sea ciliaca? Me cugnà l’è ciliaco e, poareto, el ghà a so stessa siera. Ea no se mia una che magna carne, me sa: la beva un gioseto de vin roso che fa bon sangue!” “Ah ecco… IBM, ricordami che dobbiamo fare una dissertazione sulla magia simpatica celtica, annota: “vin roso”.”Magia simpatica??” “Sì, detta anche ‘magia omeopatica’: il principio fondamentale è quello della similarità in base al quale il simile genera il simile“.

In questo caso il vino rosso influisce, migliora e potenzia il sangue umano perché simile visivamente al sangue. IBM prese appunti velocemente e con altrettanta velocità porse a Ned una scatoletta di metallo che abitualmente conteneva le pasticche della cassiera. IBM la teneva aperta in una chela e intanto proponeva: “Ansiolotico, antipsicotico, sali di litio, sonnifero, antidepressivo bupropione cloridrato… Toi qualcossa, che te fa ben!” Ned rispose capricciosamente: “Non mi va!”

“Almanco un ansiolitico, che te cava chel mal-stare.” Ned apprezzò il lessico medico cisalpino di IBM, ma era arroccata sulla difensiva: “Sarebbe meglio un po’ di morfina, credo.”

IBM si spazientì: “Per la morfina ci vuole una ricetta medica speciale e poi non sei una diva del cinema muto!” Ned si stizzì e arruffò le penne con disappunto. Per qualche minuto ci fu un po’ di silenzio così si poté sentire nitidamente la conversazione tra 112 e 105 che sostavano nei pressi.

Le due donne, fino a poco prima intente a mettere la merce sugli scaffali, si erano concesse un attimo di pausa e una diceva all’altra: “So sta al’Impss ieri matina: un casin, te poi maginarte! Gho trovà Paolo… te xe, queo che ndava in leto con 115. Odio, in leto… l’è impotente: el fa quel che’l poe, poareto! L’è sta gentile comunque, el me gha dito che me fa savere par la situasion dei me contributi.”

Cosa vuol dire ‘el fa quel che’l poe’?“, chiese innocentemente il registratore di cassa.

“Credo che sia venuto il momento di quell’ansiolitico, IBM! Anzi… facciamo un paio.”

 

Note per i “non veneti”

Inveenà come bisse: Approssimativamente: incavolate come bisce ovvero massimo grado di ira possibile. Evidentemente i serpenti velenosi pagano la capacità di uccidere con una blanda intossicazione del loro stesso sangue ciò procura loro un perenne cattivo umore.

E ora Giani, te faa el conto fato ben?: (in tono provocatoriamente scherzoso) Gianni, 103 è brava a fare scontrini? Tienila d’occhio!

La saria anca na bea mora: È una bella donna dalla chioma bruna ma…

La saria na bea mora se […]: È una donna ragionevolmente attraente, ma ha sempre il broncio e poi è così pallida! Signora, è ciliaca? Mio cognato è ciliaco e poveretto ha proprio un aspetto malaticcio come il suo. Ho il sospetto che lei sia vegetariana, almeno beva un po’ di vino rosso per combattere “l’anemia”!

Gli anziani galli-cisalpini quando sentono parlare di vegetariani o vegani “scorlano la testa” ovvero manifestano un rassegnata sofferenza per la decadenza dei costumi moderni e l’imminente fine della propria stirpe. Persino i celti più miserabili si sono sempre concedessi un połastro o un ovo ogni tanto! Il pollo d’altro canto trovava la propria realizzazione nell’essere allevato per il consumo umano, che vivrebbe a fare altrimenti?

Toi qualcossa, che te fa ben!: Prendi uno di questi psicofarmaci: ti farà bene!

Te cava chel mal-stare: Si può tradurre all’incirca come: ti allevierà il disagio psicologico. La cultura celtica non riconosce alcuna malattia della mente ad eccezione del deficit intellettivo. Le malattie della psiche tuttavia esistono ed è comunque impossibile negarne l’evidenza quindi la depressione con relativa inspiegabile indolenza ricade nel “mal-stare”. Si tratta di un malessere diffuso di cui si fatica ad individuare l’esatta origine e localizzazione. Il mal de stomago (mal di stomaco) ad esempio ha una sede bene precisa, mentre el mal stare coinvolge in modo indefinito tutto l’organismo proprio per questo motivo si sospetta con maggior forza l’azione malefica di una strija (strega).

So sta al’Impss ieri matina: Ieri mattina sono stata all’INPS: ti lascio immaginare la confusione! L’impiegato dello sportello è Paolo… quello che giaceva di tanto in tanto con 115. Beh, non è corretto dire che giacessero perché è impotente, comunque bisogna riconoscere che si ingegna per supplire alla sua mancanza. Ad ogni modo, nonostante la sua menomazione, è stato gentile: mi ha detto che si informerà per farmi sapere quando andrò in pensione e se ci sono delle irregolarità burocratiche da sistemare.