“Macchiato, schiumato, al vetro: nelle infinite varianti di caffè si esprime la nostra personalità”

Diego Galdino, il barista romano scrittore di romanziRoma – Il cucchiaino gira lento nella tazzina, quasi a ritardare il momento del distacco da quell’attimo di intima sosta che rappresenta il sorseggiare un caffè sul bancone di un bar.

Ma non c’è più tempo, la vita chiama, il movimento si fa vivace e in una manciata di secondi si è già alla cassa a porgere le monetine. Già con la mente altrove, fuori da quella parentesi salutare, quasi rubata ai doveri quotidiani.

Chissà quante volte ha assistito a questa scena Diego Galdino. Quanti volti ha osservato dal bancone del suo bar romano e quante congetture ha fatto sui pensieri di quei clienti più o meno frettolosi. È stato anche questo enorme bagaglio di osservazioni (oltre ad una storia d’amore non realizzata) a far scattare in lui la voglia di scrivere romanzi, dando corpo con le parole all’anima dei suoi clienti, con una passione e un talento che l’hanno trasformato in pochi anni da barman a caso letterario. Perché il rito del caffè, la vita all’interno del bar di famiglia – il Lino Bar, nel quartiere Aurelio della capitale, spaccato delle innumerevoli emozioni della realtà quotidiana -, assieme al contesto di una città assoluta e magica come Roma, sono diventati, nei libri di Diego Galdino, i veri protagonisti.

Fin dal romanzo d’esordio, “Il primo caffè del mattino”, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2013, che racconta dell’amore tra Massimo, proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma, il Tiberi, e la bella Geneviève, turista francese conosciuta quasi rocambolescamente proprio all’interno del bar. Un amore tra gli angoli di Roma meno conosciuti, punteggiato dal tintinnio delle tazzine dei clienti affezionati, vere e proprie maschere teatrali, che ogni giorno affollano il bar.

“Il primo caffè del mattino” ha venduto decine di migliaia di copie, è giunto all’ottava ristampa e i suoi diritti cinematografici sono stati acquistati dalla Ocean Production. Il romanzo, assieme agli altri, scritti negli anni successivi (“Il viaggio delle fontanelle”, sempre nel 2013, “Mi arrivi come da un sogno”, 2014, “Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi”, 2015, “Ti vedo per la prima volta”, 2017), ha valso a Galdino l’appellativo del “Nicholas Sparks italiano”, lo scrittore statunitense che mette al centro dei suoi romanzi l’amore eterno e il destino, tanto che l’autore romano, che si distingue per sensibilità e stile scorrevole, è stato tradotto in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica.

“Non mi aspettavo tanto – si schermisce Galdino – non mi sarei mai immaginato tutte le cose belle che mi sono capitate in questi anni né tantomeno di essere letto in otto Paesi”.

Ora l’autore romano esce con un nuovo romanzo, dai connotati sempre romantici e allo stesso tempo realistici, “L’ultimo caffè della sera” (sempre di Sperling & Kupfer), séguito un po’ particolare, sicuramente più maturo, del libro d’esordio. Il protagonista è sempre Massimo, il contesto è sempre il bar Tiberi e Roma, la protagonista ha il volto di una ragazza di Verona. Ma questa volta ad entrare in scena sono anche avvenimenti tristi, un passato che torna a bussare.

L’intervista allo scrittore, nato e cresciuto dietro il bancone del bar

Diego Galdino, il barista romano scrittore di romanzi 1Parliamo de “L’ultimo caffè della sera”.

È il libro più autobiografico in assoluto. Anche perché è stato scritto sulla scia di avvenimenti non positivi che sono successi nella mia vita, stravolgendola: la scomparsa di un caro amico, la grave malattia di mio padre. Eventi un po’ destabilizzanti che mi hanno indotto a fermare il tempo, cercando di fissare i ricordi e le esperienze a me più care. L’ho scritto per cercare di rendere leggendario l’ordinario, per ricordare le persone che fanno e hanno fatto parte della mia vita e renderle eterne. È, di fatto, un excursus emotivo della mia esistenza. E del bar, dove la mia vita l’ho passata tutta.

Diego Galdino, il barista romano scrittore di romanzi 2Qual è il messaggio che vuoi trasmettere? Quello a cui tieni di più?

Vorrei che si cogliesse dai miei libri una sorta di serenità. Vorrei regalare momenti di serenità. Racconto storie d’amore da cui mi piacerebbe emergesse il messaggio che è bello leggere, che leggere comporta un momento di evasione necessario, che ogni tanto è bello e salutare mettersi seduti con un libro in mano e considerare questo, tornando alle origini, un puro momento per se stessi.

È questo il tuo obiettivo come scrittore?

Quando ho iniziato a scrivere non avevo un obiettivo in testa: ho iniziato a scrivere per motivi personali e quindi senza alcuna velleità. Posso dire che ora il mio obiettivo è essere letto da più persone possibili; non tanto per arrivare in testa alle classifiche o per raggiungere numeri di vendita da capogiro, quanto perché penso che le mie storie siano un po’ favole per adulti e facciano stare bene le persone che le leggono. La speranza è di offrire un momento di evasione, una specie di casetta sull’albero dove rifugiarsi senza che nessuno possa disturbare, un luogo dove poter pensare alle cose tue o dove non pensare alle cose brutte che si affrontiamo quotidianamente nella vita.

Qual è la migliore qualità di un romanziere?

Mi piace pensare a un film a me caro, “Scoprendo Forrester”, in cui lo scrittore solitario William Forrester (Sean Connery), scoprendo il talento letterario del giovane Jamal, gli dice che scrivere non è pensare, scrivere è scrivere. Per essere uno scrittore non si deve pensare, si deve ascoltare la pancia, il proprio io interiore. Per me scrivere è una seduta terapica, è dire le cose che non diresti mai a nessuno.
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Torniamo al caffè, fil rouge della tua vita e indiscusso protagonista dei tuoi libri.

Sì, posso dire che il caffè ha sempre fatto parte della mia vita: a mia madre si sono rotte le acque dietro il bancone dove tutt’oggi io faccio i caffè, dormivo nella culla dietro la cassa, ho imparato a camminare in mezzo ai caffè, ho fatto i primi compiti nel bar, mi sono innamorato per la prima volta facendo un caffè… Che poi il caffè sia un indiscusso aggregatore sociale, un collante relazionale, è fuori di dubbio. Forse la frase più amichevole che ci sia è proprio “ci beviamo un caffè?”.

Diego Galdino, il barista romano scrittore di romanzi 4Il caffè è anche un’unità di misura della personalità delle persone, come ci spieghi bene, per esempio, nel tuo primo romanzo, “Il primo caffè del mattino”.

Una volta il caffè era solo normale, macchiato o lungo, oggi ci sono decine di evoluzioni di questa bevanda e ciascuna di esse rispecchia una tipologia di persona diversa. Nel mio primo libro gioco un po’ con le associazioni, con le corrispondenze tra tipo di caffè e personalità.

Per esempio?

Il caffè macchiato lo associo a una persona tendenzialmente indecisa; quello schiumato è per chi vuole tutto e subito; il caffè americano è per quelli che assaporano la vita con lentezza; il cappuccino è per chi si vuole bene e si rifugia in un mondo fantastico. Poi ci sono persone che bevono il caffè al vetro anziché in tazzina, perché amano essere chic, oppure chi mangia il cornetto e poi chiede il dolcificante per il caffè. Sono proiezioni di personalità, alle volte complesse, che esprimono tanti aspetti diversi dell’animo umano.

Sono le congetture (da scrittore) che fai dietro il banco, quando ti capita di fissare le persone che stanno bevendo il caffè, osservando come girano il cucchiaino nella tazzina e immaginando la loro vita?

Ho l’abitudine di osservare molto le persone, può capitare che una persona mi colpisca nel modo di bere il caffè, nel modo di girare il cucchiaino. La guardo mentre, dopo l’ultimo sorso, raschia la tazzina, per prendersi la goccia rimasta sul fondo. Sono gesti per me molto gratificanti: mi pace pensare che ho regalato a chi nemmeno mi conosce un momento di dolcezza. I baristi non sono per pochi, ma per tutti.

Come vedi il tuo futuro? Dietro il banco o con la penna in mano?

Finché ne avrò la possibilità, resto a fare caffè. Dare un posto alle persone che vogliano trovarmi, per farsi fare una dedica o solo per fare due chiacchiere, trovo sia la cosa più bella.

Il bar è un posto dove mi si può trovare sempre.