Il lavoro “ereditato” dal padre, la passione per la neve e il silenzio: la storia di Pier Dei Cas

Bormio (Valtellina) – Ore 17, località Bormio 2000. Gli ultimi sciatori scendono a valle sulla mitica pista Stelvio e la squadra entra in azione. Sono i gattisti delle nevi, quelli che preparano le piste per il giorno successivo, per far sciare tutti in sicurezza.

Pier Dei Cas lavora con i gatti delle nevi sin da quando era ragazzino. Racconta che suo padre – anche lui un “gattista” – lo portava con sé la sera a sistemare le piste e, all’età di 14 anni, non avendo più voglia di studiare, ha iniziato lui stesso ad aiutare il padre a tempo pieno.

Sono quarant’anni che faccio questo lavoro, e non sono ancora stufo,” dice. Pier Dei Cas lavora per il comprensorio sciistico di Bormio in inverno e in estate sulla pista del ghiacciaio dello Stelvio.

“Sono uno dei pochi ad avere la fortuna di poter lavorare sia in estate che in inverno, avendo il ghiacciaio qui vicino, mentre per la maggior parte del personale quello dei gattisti è un lavoro stagionale, e d’estate lavorano con altri mezzi, come gli scavatori,” dice.
gatto delle nevi
Racconta poi di come ormai il ghiacciaio dello Stelvio, che si è ridotto di molto negli ultimi anni, sia rimasto, come lo sci estivo in generale, un posto per addetti ai lavori (ski club, maestri e allenatori), e anche un banco di prova per i gatti delle nevi. Le condizioni che si trovano sul ghiacciaio, infatti, vengono usate anche per testare i mezzi, dato che sono le più difficili (caldo, neve più molle e scioglimento).

Lavorare di notte a bordo di un gatto delle nevi

Sulle piste di Bormio c’è lavoro per una decina di gattisti ogni stagione. Il turno inizia alle 17 e finisce intorno all’una di notte, ma a volte, come racconta Pier, a seconda delle condizioni meteorologiche sulle piste, bisogna dare una “ripassata” la mattina presto, poiché il vento, soprattutto sulla parte alta del tracciato, che va  oltre i 3000 metri, ha cambiato la fisionomia del fondo che può risultare sconnesso e quindi pericoloso.

Quando gli ultimi sciatori se ne vanno entrano in scena loro: normalmente sono tre o quattro i gatti delle nevi che lavorano contemporaneamente, su parti diverse della pista. Oggi sono mezzi moderni, con molti accorgimenti tecnologici che facilitano la vita a chi li guida.
Per le parti più ripide della pista, i gatti delle nevi sono dotati di verricelli e punti di ancoraggio sul tracciato, in modo da poter fresare e spalare la neve senza pericoli di slittamento. Questo, infatti, è il lavoro che fanno: spostare i cumuli di neve creati dal passaggio degli sciatori e rendere il tracciato il più regolare possibile.

 

Come si può immaginare, Pier spiega che nel weekend c’è molto più lavoro da fare perché il numero di sciatori in pista è elevato. Durante la settimana, invece, spesso basta una manutenzione ordinaria.
gatto delle nevi
Quest’anno è nevicato poco e il bosco intorno alla pista è pulito e senza neve. Il gattista delle nevi ammette senza esitazione che per il suo lavoro la neve artificiale è senz’altro la cosa migliore.

“Per sciare come si scia oggi, con grandi quantità di gente sulle piste e una manutenzione costante la neve artificiale è senz’altro meglio: è più compatta, si lavora meglio con le lame e non perde in consistenza. Certo anch’io da bambino andavo a sciare solo quando nevicava, ma le piste non erano le autostrade che sono diventate oggi.
Lo dice con spirito oggettivo, senza polemica.

Un bravo gattista delle nevi è anche un bravo sciatore

gatto delle neviE alla domanda se ama sciare risponde: “Sì, certo, scio da sempre, di solito faccio qualche giro a inizio stagione per capire com’è messa la pista, perché un buon gattista deve essere innanzitutto un bravo sciatore, per capire le esigenze degli altri sciatori e preparare la pista al meglio.”

Pier Dei Cas è anche l’addetto alla pista Stelvio durante le gare di Coppa del mondo. Ed essendo un veterano dei gatti delle nevi viene chiamato anche in altri comprensori sciistici per la messa a punto delle piste dei campionati mondiali – come a Cortina o al Sestrière.

Sui tracciati di Coppa del mondo la preparazione è diversa, perché la pista viene chiusa e lavorata di giorno data la migliore visibilità, e deve essere preparata in modo perfetto, il più liscia possibile e con molto ghiaccio, per permettere a tutti i concorrenti di trovare le stesse condizioni dal primo all’ultimo.

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L’importanza di lavorare in sicurezza sulle piste da sci

Preparare le piste di notte in effetti non è semplice, e Pier ci svela che negli ultimi anni un sistema interfacciato al gatto delle nevi mostra su uno schermo i dislivelli e gli avvallamenti della pista e permette di lavorare più facilmente la neve. Una volta si faceva tutto a occhio, e non è semplice perché anche con i fari potenti di cui sono dotati i gatti delle nevi dopo un po’, sulla pista, all’occhio umano appare tutto bianco nel buio notturno. Anche i gatti, dice, sono diventati più sicuri ed efficienti, e racconta di come sia impossibile ribaltare un gatto delle nevi moderno dato il baricentro così basso.

gatto delle neviRiguardo alla sicurezza, però, afferma che i problemi sono altri.
“In quarant’anni – dice – non ho mai avuto problemi grossi di guasti e per evitare gli scivolamenti basta fissare il cavo del verricello a un ancoraggio o a una pianta, in tal modo si può lavorare la pista anche orizzontalmente senza correre rischi”. Rischi che invece corrono gli scialpinisti che attraversano le piste di notte senza preoccuparsi dei gatti delle nevi.

“Rischiano sulla loro pelle – spiega – magari risalgono il bosco di notte con gli sci ai piedi e poi sfruttano la pista, ma i cavi di acciaio che tengono ancorato il gatto sulla pista non sono sempre in tensione e possono coprire anche oltre mille metri di superficie. Se il cavo entra in tensione, “frusta” la pista e può colpire l’ignaro sciatore che passa di lì.”

Sono incidenti che capitano ma di cui non si parla molto, perché c’è un po’ di tensione tra il personale manutentore delle piste e i “furbetti” della neve fresca.

Gattista delle nevi, un mestiere per animi solitari

Il turno serale dei gattisti è intervallato da una cena,  si ritrovano per mangiare qualcosa insieme. Nel comprensorio sciistico c’è una mensa per il personale, ma a volte si danno appuntamento tra colleghi in uno dei vari rifugi presenti lungo la pista. “Si è alla guida di un mezzo e dopo qualche ora si sente il bisogno di fare una pausa” ammette il nostro gattista.

La cabina del gatto delle nevi è riscaldata e confortevole, e la radio fa da sottofondo. Pier ci porta a fare un giro con “l’ammiraglia” della flotta, un gatto delle nevi appena acquistato. È dotato di tutti i sistemi di sicurezza necessari e si guida con un piccolo joystick. La pendenza della pista non ci scomoda minimamente, il gatto sale veloce cancellando con la lama anteriore le tracce lasciate dagli sciatori.

È l’imbrunire, fuori siamo a -12°, ma nella cabina dall’ampia vetrata si sta senza giacca. Più a valle le luci di Bormio illuminano la fine della pista.

Questo è un lavoro per solitari, e gli chiedo se questo aspetto gli piace. “Sì certo, mi sono abituato – dice – Mi piace la montagna e ho sempre fatto questo lavoro, quindi non mi pesa. Poi a metà turno ci troviamo con gli altri per la cena e questo spezza un po’ il ritmo”.

Tutto questo bianco dopo un po’ fa male agli occhi.

Fuori, al calare dell’oscurità, il bianco della pista sembra infatti tutto uniforme; non si riconoscono né dossi né avvallamenti.
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Oggi Pier Dei Cas è a nostra disposizione e non è in turno, così ci accompagna a bere una birra nel bar di fronte alle piste.
Nella notte i fari e i lampeggianti di tre gatti delle nevi si muovono sulla lingua bianca in mezzo al nero del bosco. Sembrano un po’ dei batiscafi intenti a sondare le profondità oceaniche.

E invece battono la pista e preparano il divertimento per gli sciatori di domani.

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