A pochi minuti dal centro balneare, 370 ettari di dune millenarie, una villa romana e un’associazione che ha lavorato vent’anni per restituire questo luogo alla città
Bibione – Mentre Giosuè Cuccurullo racconta, la sua voce sembra l’unico suono umano oltre allo scricchiolio delle nostre scarpe.
In sottofondo, piccoli tonfi nell’acqua, cinguettii leggeri e il fruscio degli alti cespugli di sparto pungente ai lati del sentiero rendono difficile immaginare che, a meno di due chilometri, si trovino le spiagge e gli stabilimenti balneari che accolgono ogni estate migliaia di turisti e visitatori.
Siamo nell’Oasi Naturalistica Val Grande di Bibione, nel comune di San Michele al Tagliamento. Un’estensione privata di 370 ettari nella zona settentrionale della località, aperta al pubblico dalla tarda estate del 2024 grazie a un’iniziativa che ha restituito alla comunità di Bibione e ai suoi visitatori un luogo dalla storia secolare, per decenni rimasto inaccessibile. Qui, si viene per scoprire un ambiente inedito fatto di dune millenarie, leccete autoctone, passerelle sull’acqua e piccoli laghi, popolati da fauna selvatica e oasi di biodiversità.
Escursioni ed eventi per scoprire una Bibione diversa
Bastano 10 minuti di bicicletta dal centro di Bibione per raggiungere l’ingresso dell’Oasi, situato dietro al ristorante Havana: si accede così a un luogo rimasto intatto nel tempo, da scoprire lentamente.
Oggi Giosuè Cuccurullo, presidente dell’associazione “Foce del Tagliamento O.D.V.”, ne è il responsabile.
Le attività proposte all’interno dell’Oasi, rivolte sia ai turisti che ai cittadini di Bibione, sono diverse: tour guidati a piedi, in bici o in kayak, workshop, attività didattiche, escursioni archeologiche e passeggiate alla scoperta delle arnie collocate nella valle.

Credit foto: Oasi Val Grande
“Quest’estate avvieremo inoltre un progetto di recupero di un’area prativa dell’Oasi attraverso il reinserimento di cavalli semibradi, che ci aiuteranno nella sua manutenzione tramite un pascolo semilibero. Prevediamo appuntamenti di osservazione dei cavalli in natura e attività di pet therapy” prosegue Cuccurullo, mentre ci immettiamo in un sentiero contornato da formazioni di canneto e torbiere a marisceto.
Una storia secolare, restituita alla città
La riapertura di Val Grande, spiega la guida, rende possibile ampliare le conoscenze sulle origini di Bibione: “A me hanno sempre detto che la località è nata nel 1966, ma la valle ci rivela che la sua storia inizia almeno nel 100 d.C. Qui, infatti, si trovano i resti di una villa costiera romana, e anche un casone del 1700, bunker della Seconda guerra mondiale. Nessuno però lo sapeva, perché quest’area, prima di oggi, era inaccessibile”.
Citata dalla Serenissima già nel 1439, in un documento inerente l’attribuzione del territorio lagunare tra Livenza e Tagliamento agli abitanti di Caorle, l’area di Val Grande è poi appartenuta per secoli a famiglie nobili – oggi appartiene alla famiglia Ferri de Lazara – ed è stata usata come valle da pesca e riserva di caccia, oltre ad aver attraversato periodi di abbandono e degrado.
Scoperta, rispetto della natura e cura della biodiversità danno seguito a un sogno d’infanzia
“Questo è un corvo imperiale” dice Giosuè Cuccurullo, commentando il verso che risuona tra i pini. Si tratta di uno dei richiami caratteristici delle 180 specie di uccelli presenti oggi nell’Oasi tra nidificanti e migratori, che l’associazione punta a portare a 220 attraverso diversi progetti per l’aumento della biodiversità. A essi si aggiungono presenze di caprioli, daini, cinghiali, volpi, faine e tassi.
“Per me è partito tutto da qui” prosegue la guida, dopo avermi indicato alcuni esemplari di fenicottero nella laguna che si apre davanti a noi. “Quando avevo sei anni, andando in bicicletta con mio nonno, entrammo nella valle, perché lui conosceva il custode. Nei miei occhi di bambino, era un’impresa mitica. Era l’inizio degli anni ’80: Bibione era una città nuova, con gli alberi appena piantati e le strade ancora strette. Ho ancora in testa il flash di esserci trovati davanti a una lecceta enorme. Da quel giorno, mi sono sempre detto: ‘Io devo venire a lavorare qui, mi devo occupare di questo’”.

Il percorso che stiamo scoprendo camminando insieme è il Sentiero della Molinella, un tracciato naturalistico che attraversa tutti gli habitat dell’Oasi, dal bosco di leccio a prati e zone umide. Seguono il Sentiero degli Osservatori, dedicato al birdwatching e percorribile anche in bici, il Sentiero del Bosco Nuovo, che percorre il perimetro dell’Oasi tra ex-peschiere, bunker e il Casone di Valle, il sentiero archeologico per scoprire la villa romana Mutteron dei Frati e infine il sentiero didattico Young Ranger, pensato per i visitatori più piccoli. Alcune aree sono invece interdette, per creare un rifugio per la fauna selvatica.
Pannelli informativi per conoscere e orientarsi
I pannelli informativi che accompagnano i percorsi sono opera dell’architetta e grafica Sara D’Annunzio, volontaria all’Oasi e associata a Foce del Tagliamento O.D.V.
Tra i suoi primi ricordi dell’Oasi, una gita scolastica, quando frequentava le scuole elementari. Fu in quell’occasione che, poiché le maestre non riuscivano a farsi aprire il cancello d’accesso, Sara le sorprese, suggerendo loro di premere un pulsante su una colonnina nascosta tra la vegetazione: “Lo sapevo perché mio papà, elettricista, aveva seguito i lavori nella casa del proprietario dell’epoca e ne era diventato amico. Questo gli permetteva di visitare l’allora valle da pesca per raccogliere asparagi e funghi o per pescare. A volte, condivideva quelle occasioni con me. Si aprivano così le porte di un mondo fatato: lecci molto più grandi degli alberi che ero abituata a vedere all’esterno, colline che mi sembravano montagne e un silenzio assoluto, rotto solo dai suoni della natura”. Una meraviglia ritrovata anche durante la prima visita da adulta, che il progetto punta certamente a suscitare anche nei visitatori: “Rimasi colpita dalla luce che si fa spazio tra i rami e arriva così piena, quasi materica, e dalla vastità di un ambiente che non sembra avere confini”.

Oasi Val Grande Bibione
Una scoperta antica e preziosa: l’antica Villa Romana costiera di Mutteron dei Frati
All’interno di una lecceta vasta e silenziosa, Giosuè Cuccurullo mi invita a salire sulla Duna del Mutteron dei Frati: con un’altezza di 12 metri, costituisce il rilievo dunale maggiore dell’Alto Adriatico e uno dei più antichi dell’Oasi.

Crediti foto: Oasi Val Grande Bibione
“È la nostra montagna” scherza Cuccurullo. Si china su un sito di scavo e solleva il lembo di un telo protettivo: rivela il pavimento a mosaico della villa romana. “Per i residenti di Bibione, questa scoperta è stata una grande sorpresa. L’area è stata scavata soprattutto negli anni ’30 e ’90 del Novecento: è così che vennero alla luce mosaici, muri in pietra e pareti affrescate, su una superficie di circa 200 mq”.
Oggi, gli scavi e gli studi proseguono grazie alle campagne delle università di Regensburg e Padova. Per la volontaria Sara D’Annunzio, quella della villa romana è l’immagine più affascinante dell’oasi: “Affacciava sul mare, non dov’è oggi, ma dove arrivava allora. Tra racconti e leggende, si è sempre saputo che all’interno della valle fossero presenti scoperte archeologiche preziose, ma un conto è immaginarle, un altro poterle vedere. È così che una località giovane come Bibione, nata da zero nel secolo scorso, diventa densa di storia”.
Tra terra, laguna e mare, un progetto che guarda al futuro
“Qui stiamo esprimendo la nostra idea di riserva naturale” continua Cuccurullo, mentre il sentiero ci riconduce al punto di partenza del tracciato. “Ma la nostra ambizione è quella di estendere questo tipo di gestione ad altre aree: partire da qui e aggiungere gradualmente la zona del faro, Vallesina, altre valli ancora. Crediamo nella possibilità di creare intorno alla città una cintura verde notevole, con un ambiente particolarmente bello e distintivo”.

Crediti foto: Giosuè Cuccurullo
Un cambio di visione che apre a un turismo svincolato dalle logiche tradizionali: “Qui il caos del centro città si annulla tra ripari freschi, storia e cultura” conclude Sara D’Annunzio. “L’Oasi rappresenta il primo tassello di un mosaico molto più ampio, che comprende tutte le aree verdi della foce, affinché possano essere salvaguardate e tramandate alle generazioni future”.





