Intrecciare la paglia per sedie e cesti: un mestiere antico che si tramanda di generazione in generazione

Osimo (Ancona) – La strada per arrivare a casa di Franco Mammoli sembra un acquerello: colline dolci, casolari e  cipressi e si sente profumo di campagna marchigiana. L’ho incontrato alla festa del patrono di Osimo,  paesino nelle Marche, e affascinata dal cartello che diceva: “Impagliatura a mano di sedie”, mi  sono incuriosita e ho chiesto di poterlo incontrare al suo laboratorio. 

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Franco Mammoli, cresciuto a Osimo in provincia di Ancona e orgoglioso di appartenere al suo  paese, ha 76 anni. È nato proprio nella casa dove adesso vive un suo parente, a poche decine di metri dalla sua attuale. L’indirizzo del suo laboratorio è anche quello di casa. 

La moglie di Franco, Pierina, aveva iniziato negli anni ‘70 l’attività di impagliare sedie a mano, le  famose sedie Thonet in paglia di Vienna, detta anche sedia da bistrot, e Franco l’aiutava a tempo perso.  Dopo la perdita della moglie, undici anni fa, Franco Mammoli ha deciso di onorarne la memoria portando  avanti l’attività, che negli anni era diventata la sua passione nonché il suo hobby principale. 

Il materiale usato per restaurare il fondino delle sedie Thonet è la “paglia di fiume”, che una volta si  trovava anche in Europa, ma l’ambiente ideale per la sua crescita sono gli ambienti umidi  dell’estremo Oriente, come la Thailandia, da dove la importa il suo grossista di fiducia. Storiedichi_sedie_paglia_Marche 3

Lo  spessore del filo di paglia parte da un diametro di 3 millimetri che può arrivare fino a una larghezza di 8 millimetri. Le sedie Thonet vengono generalmente lasciate al naturale, perché con il tempo si scuriscono da  sole, quindi non vengono verniciate.  La particolarità di questo materiale è si presta perfettamente all’arte dell’intreccio perchè riesce a garantire  un’ottima resistenza della seduta, anche in casi di un utilizzo intenso. Storiedichi_sedie_paglia_Marche
È un’attività che richiede molta pazienza e precisione”, dice Franco Mammoli, “Si fa in piedi per tante ore e a lungo andare rovina le mani: vedi le mie, sono piene di calli!”. Per lavorare le canne in paglia, le mani infatti devono essere sempre bagnate per inumidirle e renderle più malleabili. Storiedichi_sedie_paglia_Marche 5

Franco Mammoli si occupa anche del restauro di sedie tradizionali, dette rustiche, fatte con erba  palustre, chiamata anche giunco, che una volta si trovava nei fossi mentre ora deve  essere importata.Storiedichi_sedie_paglia_Marche 6

L’impagliatura fatta in erba palustre è quella più antica e ci ricorda le  classiche sedie impagliate, detta anche Pavera (o Paviera), che possiamo ancora trovare nelle case dei nonni o in alcuni bar di paese.  Per costruire la sedia rustica si intrecciano le lunghe  foglie delle piante acquatiche, come la Carice, in modo diverso rispetto alla sedia Thonet e con uno spessore maggiore della canna utilizzata.Storiedichi_sedie_paglia_Marche 7

Durante la prima fase del Covid-19, Franco ha iniziato a intrecciare anche cesti di varie dimensioni, mettendo in pratica il mestiere che gli è stato  tramandato da uno zio paterno: l’intreccio della base è lo stesso utilizzato per la sedia Thonet, ma  in misura più piccola. Storiedichi_sedie_paglia_Marche 10

In tutta Italia, sono rimasti pochi artigiani in grado di “impagliare a mano” sedie o cesti, di svolgere quindi un mestiere così particolare e specifico che si tramanda di generazione in generazione. Nella sua famiglia, Franco è l’ultimo a saper praticare quest’arte manuale, e recentemente si è trovato con moltissimo lavoro, con clienti provenienti anche da Milano e Roma. Storiedichi_sedie_paglia_Marche

In tutti questi anni, Franco Mammoli ha lavorato maggiormente per privati e a volte con antiquari, che hanno bisogno di restaurare  le loro sedie: persone che hanno potuto conoscere il suo lavoro artigianale, soprattutto durante i mercatini nei vari borghi e paesi delle Marche. 

Storiedichi_sedie_paglia_Marche 12Scatto l’ultima foto a Franco, seduto su una delle sue sedie mentre intreccia cesti, con la campagna sullo sfondo e la casa dov’è nato alla sua destra, circondato dai suoi due cagnolini sempre vicini:  Luke di dieci mesi e Stella di sei anni. E ancora una volta mi sembra di ammirare un quadro.