Dietro le quinte dell’impegno che valorizza, promuove e tutela il patrimonio dei giardini storici veneziani

Venezia – Quando riconosco tra i passanti Mariagrazia Dammicco, mentre percorro in discesa il ponte di Calatrava a Venezia, sta scattando una fotografia ai Giardini Papadopoli, sull’altro lato del Canal Grande.

«Stavo osservando che, guardando gli alberi, è possibile notare la conformazione che avevano i giardini prima della costruzione di Piazzale Roma – mi spiega appena dopo esserci presentate – A volte, esplorare i giardini significa anche vedere cose che non ci sono più».

Come entrare in un giardino veneziano

Dammicco è la presidente del Wigwam Club Giardini Storici Venezia, associazione senza scopo di lucro impegnata nella valorizzazione, promozione e tutela del patrimonio dei giardini storici veneziani: da quasi venticinque anni, il club si occupa di mappare, ricostruire la storia e aprire al pubblico il patrimonio verde di Venezia e le sue isole – cinquecento tra giardini e aree verdi.

«Parliamo di luoghi prevalentemente privati – spiega Dammicco – che cerchiamo di rendere accessibili anche a chi non ha il privilegio di possedere un giardino». Un obiettivo espresso anche dal Festival dei Giardini, che da ormai venti edizioni, il primo fine settimana di ottobre, apre le porte di diversi giardini veneziani attraverso passeggiate guidate.

Appena prima di imboccare Lista di Spagna, Mariagrazia Dammicco mi indica dall’esterno l’Orto degli Scalzi dei padri Carmelitani, dietro la chiesa di Santa Maria di Nazareth, e il giardino con roseto del Ca’ Nigra Lagoon Resort, oltre il Canal Grande: «Se ci fai caso, inizierai a notare moltissimi giardini intorno a noi: prima che esistesse piazzale Roma questa era un’area periferica, dove chi desiderava un orto o un’area verde poteva trovare lo spazio necessario. Queste passeggiate sono anche attività di educazione allo sguardo».

Come è nata l’associazione Wigwam nel centro storico di Venezia

L’interesse di Mariagrazia Dammicco verso i giardini, e il desiderio di condividerne la visita con altri appassionati, affonda lontano nel tempo: «Nell’agosto del 1991, ero in vacanza in Germania con la mia famiglia. Una mattina, andammo a fare una passeggiata in un parco pubblico. Al suo ingresso era presente una tabella che illustrava storia e conformazione del giardino, insieme ai nomi delle piante presenti: pensai che sarebbe stato bello creare qualcosa del genere anche qui».

Rientrata a Mestre, inizia a cercare volumi sulla storia dei giardini: «Trovavo materiali inerenti molte discipline, ma pochissimi riferimenti a quest’arte, che pure in Italia e in Europa è così fondamentale». Rievoca anche un ricordo preciso, durante la lettura in biblioteca di un libro dedicato alla Riviera del Brenta. «Nel capitolo che trattava Villa Pisani a Stra, chiamata anche la Versailles del Brenta, il passaggio dedicato ai suoi giardini diceva solo: “notevole il parco”. Quelle parole mi si fissarono in testa, dandomi un ulteriore stimolo a farmi carico in prima persona di valorizzare il patrimonio dei giardini attorno a me. Luoghi che, senza essermene resa davvero conto, cercavo e frequentavo da sempre».

Passeggiare per i giardini e dare un nome alle bellezza

Per l’organizzazione delle prime passeggiate guidate, organizzate nel parco di Villa Querini a Mestre, Mariagrazia trova una sponda nella dirigente della scuola dove lavorava all’epoca. Sono passati diversi anni, ma mi piace immaginare che le emozioni di chi partecipò a quegli incontri siano state simili alle mie oggi, mentre entriamo nel parco pubblico Savorgnan, nel sestiere di Cannaregio, e le parole della mia guida iniziano a ricostruirne la storia: definiscono così lo stile all’inglese delle siepi, mi fanno notare la sopraelevazione del terreno visibile anche in alcune porte d’accesso murate, danno per la prima volta un nome ai grandi bagolari, alle sfumature della rosa Chinensis Mutabilis o alla chioma della sofora.

«Il giardino è una miniera di scoperta costante, in continuo mutamento – spiega la mia guida, mentre mi indica un gelso da carta – Un luogo dove è possibile fare scoperte botaniche ma anche simboliche, relative al suo significato filosofico, formale e paesaggistico. Un giardino all’italiana non è uguale a un giardino all’inglese: scoprirlo ci permette di scoprire anche noi stessi e il nostro sentire».
Riprendiamo la passeggiata in direzione di Campo del Ghetto Nuovo. Mariagrazia mi indica la direzione del Parco Groggia e una piccola area verde oggi recuperata come orto didattico dall’associazione About. Nel mentre, continua a ripercorrere la nascita del club: «Entrai nel Wigwam Club Colli Euganei, ma mi sarebbe piaciuto portare quell’esperienza anche a Venezia». L’occasione arriva un giorno attraverso un articolo di giornale sul Gazzettino, che annuncia una conferenza a Ca’ d’Oro dedicata ai giardini di Venezia: «L’incontro era tenuto da Letizia Querenghi. Al termine, le chiesi un appuntamento: me lo diede alla Scuola Vecchia della Misericordia, del cui giardino era conservatrice. Fu lì che le proposi di unire le sue conoscenze dei giardini alle mie capacità comunicative: siamo partite così, nell’estate del 2000». La prima visita guidata seguirà poco dopo, con meta gli Orti del Redentore: il Wigwam Club Giardini Storici di Venezia nasce ufficialmente il 4 ottobre, nel giorno di San Francesco e della festa degli alberi.

Quanti sono i giardini di Venezia? Oltre 500!

È durante la lavorazione alla prima guida edita dal Club che Dammicco, Querenghi e l’architetta paesaggista Gabriella Bondi giungono a una scoperta determinante: «Volevamo capire quanti fossero i giardini e mapparli e ci rivolgemmo alla Soprintendenza e all’Assessorato all’ambiente del Comune di Venezia. Restammo stupefatte e a dire il vero anche incredule, quando ci risposero che erano oltre 500». Lo studio del fotopiano della città e delle isole conferma il dato: in larga parte nascosti allo sguardo, in città sono presenti centinaia tra giardini e aree verdi. «Per ricostruirne le rispettive storie, utilizzammo volumi come Giardini di Venezia. Un viaggio nel verde e nelle gemme artistiche della laguna del Damerini e testi d’epoca, per esempio il Venetia, città nobilissima, et singolare di Francesco Sansovino. Erano piccoli pezzi, spesso sparsi, che andavano e vanno tuttora ricuciti: quando abbiamo la possibilità di aprire un nuovo giardino, iniziamo sempre anche un lavoro di ricostruzione del suo passato tramite biblioteche, documenti d’archivio e racconti dei proprietari».

Giardino di palazzo Rizzo Patarol al Boscolo dei Dogi

Il tesoro nascosto alla Madonna dell’Orto

Mariagrazia Dammicco si ferma davanti a un elegante portone di vetro in Fondamenta Madona de l’Orto e mi invita ad entrare. Ci ritroviamo in una hall lussuosa, sormontata da lampadari in vetro di Murano. La mia guida la attraversa ed esce da una porta sul retro: davanti a noi si svela un rigoglioso e fitto giardino interno, i cui sentieri si snodano tra cespugli di alloro, salvia di Gerusalemme e aralia e proseguono silenziosi tra sofore e tassi. Siamo a palazzo Rizzo Patarol al Boscolo dei Dogi, oggi sede del NH Collection Venezia Grand Hotel Palazzo dei Dogi: «Il giardino nacque nel Settecento per la raccolta delle rare collezioni botaniche di Lorenzo Patarol: secondo i documenti del tempo, arrivò ad avere seicento specie diverse di alberi e 160 di rose” – racconta Dammicco, mentre mi conduce su un ponticello di legno con vista sul campanile della Madonna dell’Orto – Nella prima metà dell’Ottocento, il giardino venne modificato dal successivo proprietario Giovanni Correr secondo la moda romantica, che eliminò gli elementi rettilinei in favore di collinette e percorsi più curvilinei e sinuosi».

Il Wigwam Club ha avuto un ruolo centrale nella attuale configurazione del giardino: «Nel 2001, dopo che per decenni il palazzo era stato adibito a convento di suore per l’accoglienza di bambini in povertà, fummo contattati dalla famiglia Boscolo, che aveva acquistato il palazzo e desiderava sistemare il giardino, ormai in stato di abbandono: in collaborazione con il vivaio Laguna Fiorita e grazie alla sensibilità di Mariagrazia Boscolo, ricreammo una serie di piccole collezioni botaniche, che valorizzassero le antiche origini del giardino».

I giardini di palazzo Contarini dal Zaffo

Lasciamo il giardino e proseguiamo la passeggiata lungo le Fondamenta. Dopo poco, la presidente mi indica dall’esterno altri due giardini: «Venezia è una città di pietra e acqua salmastra – commenta – ma in realtà gli spazi verdi dominano». Si ferma davanti a un altro portone e suona il campanello per annunciarci. Dopo aver salutato una suora in portineria, varchiamo l’ingresso dei giardini di palazzo Contarini dal Zaffo, dimora cinquecentesca oggi divisa tra la casa per ferie Cardinal Piazza e la casa di riposo della Divina Provvidenza. «A volere il giardino fu il cardinale Gasparo Contarini: questa parte ricorda il giardino veneziano di utilità con le erbe aromatiche e officinali» inizia Dammicco, mentre ci inoltriamo tra una pergola di uva fragola, un orto e rose già in fiore, fino a raggiungere una terrazza sopraelevata con vista sulla laguna nord. «Nel 1709, la famiglia Contarini dal Zaffo si estinse: per un secolo questo luogo diventò una falegnameria, accoglieva il legname che arrivava alla Sacca della Misericordia. Un destino comune ad altri palazzi in questa zona, deputati a cantieri e fonderie».

La nostra passeggiata prosegue verso il vivaio Laguna Fiorita, al termine di Fondamenta dell’Abbazia: «Per me, questo è un altro giardino. Nasce oltre trent’anni fa da una cooperativa di famiglie veneziane: mantengono una grandissima varietà di piante e un’aula didattica, dove trovare nuovi spunti». Mentre giriamo tra vasi di salvia e lavanda, chiedo a Dammicco chi siano oggi i soci del club: «Un terzo sono veneziani, un terzo italiani, un terzo iscritti esteri. Chi ci contatta per le visite private sceglie soprattutto periodi di fioritura, ma abbiamo anche una quota di visitatori, come i francesi, che amano Venezia anche in autunno e in inverno, periodo in cui i giardini hanno comunque molto da offrire». È proprio a due soci esteri, Thorkild e Jan, che il Club, e Dammicco in prima persona, sono legati con affetto speciale: «Erano una coppia di avvocati di Copenhagen di grandissima cultura, tornavano a Venezia ogni anno: ci conoscemmo per un tour privato e diventammo grandi amici. Scomparvero a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro: con nostra grande sorpresa, scelsero di lasciarci una consistente donazione per sostenere le nostre attività». Oggi, a ricordare il tempo felice che la coppia trascorse qui sono due bagolari, piantati nel giardino dello Spazio Tethis. «Scelsero questo albero – ricorda Dammicco con delicata emozione – perché li avevano scoperti e avevano iniziato ad amarli proprio qui a Venezia, durante le nostre passeggiate».

Giardino di palazzo Rizzo Patarol al Boscolo dei Dogi

I giardini di Venezia sono testimoni della sua lunga storia

Concludiamo la visita con un detour al giardino dell’Hotel Abbadessa. Chiedo a Mariagrazia Dammicco quale sia il suo giardino preferito: «Rispondere mi risulta sempre difficile, i giardini sono un po’ come figli. Devo però confessare che quello che mi viene istantaneamente in mente è il giardino Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia: un giardino contemporaneo, sviluppato in un disbrigo ma comunque in uno spazio storico, caratterizzato da un’ampia serie di simbologie».

Riprendiamo il cammino, il sole del tardo pomeriggio invernale ci acceca sfolgorante radente alla calle: «Il giardino è un organismo vivente e vivifico, che stimola nella ricerca botanica, architettonica e storica. Recuperare spazi dove far crescere piante è vitale e preservarli significa avere cura di una testimonianza importante, mantenendo una presenza naturale in città. Attenzione». Mariagrazia si interrompe, poi sorride e allunga l’indice verso un muro. Dalla sua cima, emerge un’edera aggrovigliata e verdissima, che forse nessuno, oltre a lei, sta guardando: «Stiamo per incontrare un altro giardino».