Lui è un meccanico-artista, lei ha ideato i “Lagooneyes”. Vivono a Venezia a bordo di un rimorchiatore degli anni Cinquanta

Isola della Certosa (Venezia) – Ci sono momenti, nella vita, in cui viene voglia di fare sintesi e circondarsi solo di cose e persone che fanno stare bene. Sono i momenti in cui la casa diventa lo specchio dell’anima, un luogo in cui ricordi, sogni e passioni condividono lo stesso spazio, stimolando la curiosità degli estranei che lo esplorano.
Due cuori e una barca a Venezia
La casa di Paolo Beraldo e Maria Luisa De Bin è un rimorchiatore del 1957 ormeggiato all’approdo dell’Isola della Certosa, a Venezia. Si chiama Impetus ed è una dimora galleggiante che apre spesso le sue porte a chi la vuole conoscere.

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Paolo e Maria Luisa condividono amore, vita e lavoro in piccole stanze illuminate dagli oblò, preparano da mangiare nella cucina con vista sulla laguna e stanno attenti a non battere la testa sul soffitto prima di andare a dormire.

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L’arredamento del rimorchiatore, di sapore retrò, è molto accogliente: le pareti delle stanze sono rivestite con la carta da parati e si nota la cura negli accessori e nelle rifiniture.


Due cuori e una barca a Venezia 4 Due cuori e una barca a Venezia 5La sala macchine è un mondo a parte, un labirinto di tubi, caldaie e bottoni di tutti i colori che solo Paolo sa gestire e manovrare.

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Due cuori e una barca a Venezia 8“Cercavamo un posto tranquillo in cui poter far conoscere agli altri il nostro lavoro – racconta Maria Luisa – Volevamo vivere a Venezia, città che amiamo entrambi, e quando abbiamo visto che il rimorchiatore Impetus era in vendita abbiamo detto: perché no? Ed eccoci qua”.

A bordo della loro casa, Paolo Beraldo e Maria Luisa De Bin condividono la passione per l’arte e l’artigianato.

Paolo, di professione, è meccanico. Ripara i motori e degli scafi e delle barche nella sua officina di Murano (ve ne abbiamo parlato qui), e nel tempo libero realizza sculture assemblando ingranaggi, chiodi, viti, pezzi di ferro e anche di murrine, recuperate dalle fornaci di Murano e destinate allo smaltimento. Spesso raccoglie materiali di scarto dalle acque della laguna e li fa rivivere in volti e forme umane che fanno riflettere sui sentimenti, sulla guerra, il dolore, la felicità, gli stati d’animo che una persona prova nel corso della vita.

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Le sue opere sono esposte sul ponte di coperta del rimorchiatore, che apre al pubblico per eventi e aperitivi, e dividono lo spazio con i “Lagooneyes” di Maria Luisa, gli occhiali con le stanghette a forma di ferro da gondola che Paolo taglia con il pantografo, nella sua officina di Murano, e leviga a mano.
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“Le stanghette sono in acetato di cellulosa, materiale che recuperiamo dagli artigiani cadorini”, spiegano. “È il primo progetto che curiamo insieme, unendo le nostro competenze e ispirazioni, ma ce ne saranno altri”.

In attesa, Paolo sta andando oltre, aggiungendo pezzi alla sua collezione di occhiali-sculture realizzati con la materia prima di scarto.

“Strani e tortuosi percorsi della vita ci hanno portato a vivere qui, oggi, e a lavorare insieme”, racconta la coppia. “Siamo due cuori e una barca, circondati dalle creature che esprimono i nostri cammini nell’arte, nell’artigianato e nell’ottica”.
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Due cuori e una barca a Venezia 13Maria Luisa De Bin, originaria di Pieve di Cadore, ha sempre lavorato nel settore dell’occhialeria. Ha deciso di vivere a Venezia nel 2003 per aprire qui un’attività in proprio e ha conosciuto Paolo per caso: “Avevo comprato una barchetta a motore e volevo sostituire il timone con il volante, ho chiesto a un mio cliente se conosceva un meccanico”. E quel meccanico era Paolo Beraldo, che a Murano stava già alternando il lavoro con l’arte lasciando a bocca aperta i clienti che, entrando nella sua officina, si trovavano di fronte alle sue opere imponenti.
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A bordo di Impetus, Paolo e Maria Luisa hanno già trascorso un anno intero, con il passaggio delle quattro stagioni. “In inverno il freddo si è fatto sentire, ma a tutto ci si abitua. È impagabile la sensazione di serenità che si prova a guardare ogni giorno l’alba e il tramonto sulla laguna”, raccontano.
Due cuori e una barca a Venezia 15Due cuori e una barca a Venezia 18Per fare la spesa o il bancomat, però, bisogna raggiungere la città (Venezia): “Non ci pesa, prendiamo il carretto e andiamo. Il fatto di essere ormeggiati qui ci fa comunque sentire nel mondo. L’isola della Certosa, con la marina per le barche, il bar e il ristorante, è sempre molto frequentata e c’è un grande parco immerso nel verde in cui amiamo passeggiare”.
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Paolo e Maria Luisa non parlano molto del futuro, la sensazione è che amino godersi il presente.
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“Desideriamo rimanere a vivere qui a lungo, questa è la nostra casa e siamo felici di aprire le nostre porte a chi ci vuole conoscere. È sempre il momento buono per avere coraggio e fare le scelte che avvicinano alla propria essenza. Noi lo abbiamo fatto, e non possiamo che consigliarlo”.
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