Nel negozio degli Eredi Jovon, storica casa di coralli e cammei a Venezia

Venezia – Ogni giorno della nostra vita è inondato di fotografie. Solo chi non ha uno smartphone o chi per sua scelta non usa internet o i social network, può restare indifferente al flusso, alla marea, all’ondata di immagini che scorrono quotidianamente nel nostro cervello per uscirne nel giro di un secondo. Scattiamo foto dalla mattina alla sera, le facciamo vedere a destra e a sinistra per fissare ricordi, momenti, sorrisi, emozioni che (a quanto pare), possono scappare da un momento all’altro e non tornare mai più.

Spesso, io stessa, mi chiedo quante delle mie immagini digitali siano finite in un album, in un quaderno, in un portafoglio, in un libro, nelle mani di qualcuno. Poche, pochissime. Troppa pigrizia, troppe cose da fare. “Le stamperò, sì, ma più avanti”. E intanto il tempo passa, arrivano altre cose, altri scatti. E la montagna di ricordi da conservare cresce, si fa alta, resta lì e mi fissa.

Storiedichi_Eredi_Jovon_VeneziaQuando Marco e Alessio Jovon mi hanno mostrato le immagini che ricevono da clienti di tutto il mondo per vedere scolpito il volto di una persona cara sulla superficie di una conchiglia, ho pensato che il valore dei ricordi esiste ancora e ho ammirato chi, magari dagli Stati Uniti, dal Giappone o dall’Australia, si prende la briga di scegliere una bella fotografia, stamparla, spedirla e farla arrivare a Venezia per vedere realizzato un ricordo che durerà nel tempo. E che verrà indossato, attorno al collo o puntato su un vestito, per poi essere tramandato a figli e nipoti.

Marco e Alessio sono gli Eredi Jovon, i titolari di uno dei pochi negozi storici di Venezia rimasti attivi sul Ponte di Rialto e conosciuto, oggi, per i suoi cammei e i suoi gioielli di rarissimo corallo di Sciacca arancione, scoperto nel 1875 e ormai in via di estinzione per lo sfruttamento intensivo dei rami rinvenuti.

È qui, in questa piccola gioielleria veneziana aperta negli anni Sessanta dal padre Bruno Jovon, che arrivano immagini di ragazze, donne, coppie, bambini e persino di cani e gatti che qualcuno vuole vedere incise in un cammeo, in un oggetto dal sapore antico e retro che non perde mai di fascino e assicura lunga durata nel tempo.

Da Jovon sono passati a fare acquisti ricchi principi e attori famosi. Si sa per certo che una conchiglia delle Bahamas scolpita in tutta la sua forma e trasformata in una raffinata lampada da tavolo è finita in una delle tante barche dei reali di Inghilterra.
Storiedichi_Eredi_Jovon_VeneziaIl negozio degli Eredi Jovon è anche un piccolo museo. Al suo interno si trovano collane, braccialetti, anelli e spille in corallo rosso mediterraneo, liscio e inciso a rosa, e cammei di tutti i tipi. Ce ne sono di moderni, incisi su conchiglia o pietra (solitamente onice e agata blu), e di vintage da collezione con più di 80 anni.

Oltre il vetro che percorre il bancone, l’occhio cade sulle tre grazie di Botticelli, sulla nascita di Venere e su volti femminili che ricordano i gioielli indossati dalle dame dell’Ottocento. Tutti i coralli e i cammei degli Eredi Jovon vengono lavorati in un laboratorio artigianale di Torre del Greco, con intaglio italiano ispirato alla tradizione rinascimentale. E’ una famiglia di cugini degli “Eredi” a realizzarli, dove l’arte della lavorazione del corallo e della conchiglia è stata tramandata di generazione in generazione.

I fratelli Jovon, con mamma Gabriella, pubblicizzano le loro creazioni su internet e lavorano molto su commissione. Soprattutto con i cammei, vista la grande richiesta di opere da realizzare su misura, riproducendo volti o immagini di famiglia. Ma non solo: chi va a trovarli a Rialto può partecipare (su richiesta) a corsi per creare monili personalizzati.

Ogni cammeo ha una storia, ed è bello far conoscere quella che negli anni Sessanta li ha portati proprio qui: a Venezia, sul Ponte di Rialto, invaso quotidianamente da folle di turisti più o meno informati sulla cultura di una città millenaria sfruttata dal low cost, ma ancora viva e piena di nicchie dove si coltiva la qualità.

A questo proposito, vi consiglio di leggere un simpatico articolo pubblicato sul blog dei Jovon, che insegna a distinguere un cammeo falso da uno vero. Vista l’onnipotenza della plastica, può tornare molto utile.

“La nostra tradizione di gioiellieri inizia con il nonno Luciano, originario di Torre del Greco e arrivato a Venezia negli anni Trenta per sfuggire alla miseria facendo riparazioni di orologi e gioielli in laguna – mi raccontano Marco e Alessio – Ma è stato nostro padre Bruno ad aprire il negozio nel 1961, dopo un periodo di apprendistato dal nonno e un bel po’ di gavetta in grandi gioiellerie veneziane, come la Benvenuti”.

“Ci raccontava che ogni giorno il titolare arrivava con il righello a controllare la misura precisa delle collane e che l’argenteria doveva essere lucidata più e più volte per dirsi perfetta”.

Marco e Alessio mi raccontano anche che lo scrittore americano Ernest Hemingway, assiduo frequentatore di Venezia, si è spesso affidato a Bruno per placare una sua ossessione: “Andava quasi tutti giorni in gioielleria per farsi regolare l’orologio: voleva a tutti costi che le lancette sfiorassero il mezzogiorno al tocco della marangona del campanile di San Marco, ma ci arrivavano sempre con qualche fastidioso secondo di ritardo”.

Sul Ponte di Rialto, Bruno ha trovato Gabriella, la donna della sua vita, che oggi sorride dietro il banco di Jovon con gli “eredi”. E i figli, di questo incontro, sanno tutto: “Mamma era una guida turistica e un giorno, mentre raccontava la costruzione del Ponte di Rialto a un gruppo di visitatori, le è scivolato un errore. Papà l’ha sentita dire che il ponte era stato concepito nel 1500, ma l’ha subito ripresa spiegandole la vera genesi dell’opera, sicuramente antecedente il 1500”.

“Poco dopo sono andati a pranzo insieme, e ora eccoci qui”.