L’Albero di Girolamo Comi porta buoni frutti: grazie a un gruppo di giovani, la letteratura ispira le tappe di un viaggio nell’autenticità

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Il busto di Girolamo Comi nel suo palazzo a Lucugnano (Lecce)

Salento (Puglia) – Quando Giuseppe Ungaretti, negli anni Sessanta, recitava enfatico i versi dell’Odissea in un programma pre-serale televisivo della Rai, il contemporaneo poeta salentino Girolamo Comi amico di Alfonso Gatto e di altri intellettuali italiani dell’epoca – durante alcune riprese video leggeva, emulandolo con lo stesso tono solenne, le sue di poesie, ermetiche e simboliste, cariche di un afflato metafisico che guardava ai mondi sottili e alla elevazione spirituale più che alla realtà tangibile delle cose.

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La dedica di Alfonso Gatto a Girolamo Comi

Eppure, nella quotidianità, Comi era impegnato in solidi e concreti sodalizi artistici come la fondazione e la direzione della rivista letteraria “L’Albero”, oltre a un carteggio con André Gide, e nell’investimento immobiliare (poi rivelatosi azzardato) per la costruzione di un colossale oleificio nel suo paese, Lucugnano, una frazione di Tricase in provincia di Lecce. Purtroppo non ebbe la fortuna di vederlo all’opera impiegando la manovalanza locale, come avrebbe voluto, giacché per una malaugurata coincidenza, l’oleificio prese fuoco il giorno stesso dell’inaugurazione.

Una figura celebrata e ricordata, in Salento, quella di Girolamo Comi – nato a Otranto nel 1890 da famiglia benestante di origine greca, esponente di punta della triade poetica salentina del ‘900 insieme a Vittorio Bodini e Vittorio Pagano – che i cittadini più avanti con l’età raccontano tuttora come un intellettuale fine, rispettato e spesso invidiato, non fosse altro che per il bel palazzo (ora eletto a casa museo) che affaccia sulla piazza di Lucugnano, e quella macchina francese, la Dauphine, vezzo che in molti tentarono di copiargli, acquistando utilitarie della medesima casa automobilistica francese Renault.

A loro, ai concittadini che lo ammiravano con malcelato risentimento, dedicò uno dei suoi primi giri per il paese con la targa provvisoria dell’automezzo con scritto “Si roda”, nella duplice accezione di “Si sta provando il rodaggio” e “Si rosichi pure”. Ironico e sagace, profondo e sensibile, Girolamo Comi viene oggi celebrato a Tricase con eventi e programmi culturali durante tutto il 2018 in quanto ricorre il cinquantesimo anno dalla morte, avvenuta il 3 aprile 1968.

Una casa museo da vivere fra libri, maioliche e tracce di esoterismo

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Una tazza in ceramica di Casa Comi

La casa museo di Girolamo Comi, ceduto ora alla Provincia di Lecce, è accessibile a quanti vogliano fare conoscenza della vita dell’autore con una visita guidata tra le ampie sale rimaste arredate con mobili e arazzi di pregio, ceramiche salentine e tantissimi libri. C’è un breve video introduttivo che riassume la sostanza di chi era e come operò Girolamo Comi, girato anni fa all’interno della casa. Una dimora dominata – oltre che da una spettacolare cucina in muratura con maioliche turchesi e blu come il mare – da una imponente e nutrita biblioteca di oltre 3000 volumi gran parte in lingua francese, che gira tutto intorno alle stanze con caminetti, angoli studio più appartati, perfino davanti a un altare dove Comi pregava dopo la tardiva conversione al cattolicesimo, mostrando libri e volumi che spaziano dall’astrofisica all’astrologia, dalla scienza alla religione.

Tutto parla ancora di lui in questa casa”, spiega Giuliana Coppola, ex docente di Filosofia a Lecce che fu molto vicina a Comi negli anni in cui lei era piccina e del quale ricorda le carezze che le faceva dopo la recitazione di alcuni suoi versi in occasione di avvenimenti a palazzo. Occasione che si è recentemente ripetuta in Casa Comi, proprio per ricordare il cinquantesimo anno dalla morte dell’autore, con un convegno tenutosi accanto alla camera da letto del poeta, dove Olivier Lexa, della Fondazione delle Arti di Venezia, ha relazionato sul fondo francese della Biblioteca di Girolamo Comi e in particolare di quello che ha definito “il caso André Gide”.

Di Girolamo Comi rimangono plaquette di poesie come “Nel grembo dei mattini” ma anche riflessioni dedicate proprio ad André Gide, appuntate e margine di testi che studiava con passione, raccolte di saggistica sul tema del simbolismo.

Perché c’è una quota di velato esoterismo in questo palazzo che riflette la luce abbacinante e magnetica del Salento, che si esprime per coincidenze, si rivela per assonanze, come le rime di alcune sue liriche. Una energia silenziosa e forte, schietta e positiva che Alfonso Gatto sintetizzò così: “in questa casa anche le ombre sono amiche”.

Un patrimonio di bellezze ora in mano ai giovani

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Michele Turco, Stefania Mastria e Carlo Vito Morciano

Tanta ricchezza intellettuale, artistica e architettonica non poteva rimanere ad appannaggio di pochi. Soprattutto non relegata, a livello di divulgazione, esclusivamente a quella terra del basso Salento, lambita da due mari, meglio identificata come Capo di Leuca. Cosicché alcuni giovani del posto, volonterosi, impegnati e colti, si sono messi all’opera con un progetto condiviso di promozione e valorizzazione del territorio in cui vivono.Michele Turco, guida turistica e fotografo, Stefania Mastria, antropologa, Carlo Vito Morciano, storico dell’arte dell’associazione Meditinere, insieme a Marco Cavalera dello staff di Archés e Giacomo Cazzato, specializzato in geografia del territorio e beni culturali di Passi a Sud Est, tutti trentenni, hanno unito le forze per far conoscere il patrimonio di bellezze che il basso Salento detiene, stabilendo come quartier generale e base lo IAT di Tricase, in Piazza Giuseppe Pisanelli.

A cominciare proprio dal poeta Girolamo Comi nel 50° anniversario della morte (1968 – 2018) e dalla cittadina di Tricase (che a dispetto del nome ha per denominazione identificativa la dicitura “terra dei 5 castelli”) hanno steso un programma turistico intitolato “L’albero e i suoi frutti”, che si sviluppa in un articolato calendario di visite, tanto ricche quanto lo fu la vita del poeta.

Tutto ha dunque inizio da Casa Comi, nell’omonima piazzetta a lui intitolata nella frazione di Lucugnano, un palazzo ancora pregno di quell’allure intellettuale che permea ogni stanza, oggetto, ricordo. Il piano terra, caratterizzato da un arioso brolo interno dove un tempo c’erano le antiche stalle, è ora adibito a sala conferenze e mostre d’arte, con stanze a disposizione per la lettura.

Dopo la visita a Casa Comi, il tour consigliato prosegue con la visita al borgo di Lucugnano e in particolare allo stabilimento che fu il frantoio dei baroni Comi e che ora, ristrutturato, è diventato un atelier di abiti da sposo maschili. Sono ancora visibili, nel sotterraneo, gli impianti e gli attrezzi che furono del sansificio roso dalle fiamme.

Consigli per soste golose a Tricase

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Le orecchiette di Iolanda

La conoscenza di un luogo non può esimersi, naturalmente, dalla sua tradizione enogastronomica. Tappe suggerite per una sosta golosa a Tricase sono
I Fornelli di Teresa e la cucina tipica di Iolanda per chi voglia apprezzare le veraci orecchiette pugliesi che la signora prepara a mano quotidianamente davanti agli ospiti.

Da lì, proseguire verso la punta estrema dove finisce l’Italia, Santa Maria di Leuca, è solo questione di mettersi in auto sulla litoranea e godere del sole e della brezza marina dai finestrini. E finestrini fa assonanza con “Finisterre”, “Finibus Terrae”, laddove esattamente la terra non è più terra ma mare aperto ed esteso fino a incontrare i profili azzurrognoli della Macedonia all’orizzonte, ammirandola magari mentre si scendono le scale che portano nelle acque blu del “Ciolo”, la famosa insenatura a Gagliano del Capo.

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Il “Ciolo” a Gagliano del Capo (Lecce)

In questa zona con suffisso “Capo”, precisamente a Castrignano del Capo, si trova la Masseria Le Serine, in aperta campagna, una delle quattro fattorie sportive del Salento (le altre sono Masseria Gialli a Taurisano, Santa Lucia ad Alessandro e Ulivi a Tricase), che offre cioè servizi che hanno stretta connessione con il benessere fisico e alimentare.
Per quanti amano la cucina raffinata, invece, il ristorante Lemi a Caprarica del Capo è assolutamente da annotare, non fosse altro che per l’abilità dello chef Ippazio nel preparare uno squisito polpo, che così morbido lo sa fare solo lui.

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Il laghetto di bauxite a Otranto

Proseguendo l’itinerario verso Nord, invece, si sconfina nell’Idruntino, passando per Tricase Porto e raggiungendo Otranto per una visita ai borghi di Casamassella, frazione di Uggiano, per vedere la chiesa e il luogo natio di Girolamo Comi. La visita si conclude a Otranto, con un giro tra i vicoli del centro storico e ammirando la splendida cattedrale pavimentata a mosaico. Da vedere, non fosse altro che per il forte contrasto cromatico di terra rossa, vegetazione verde, cielo e mare azzurro, è il laghetto di bauxite ad Otranto: uno scrigno naturale che si disvela nel mezzo della macchia mediterranea.

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Un piatto primaverile servito alle Cantine Mehir

Trovandosi da queste parti, vale la pena di fare una capatina a Minervino di Lecce, precisamente alle Cantine Menhir che producono vini autoctoni – con 18 etichette di rosso, 4 di bianco e 3 rosati, concentrati su Negramaro, Primitivo di Manduria e Malvasia – e soprattutto hanno un giovane chef, Antonio De Carlo, che ha molta padronanza della materia prima e si esprime con una cucina fresca e leggera che esalta i sapori e i profumi della Puglia.

Un altro indirizzo consigliato è la cucina tipica di La Rua de li Tranvai, in via Cavallotti a Patù, dove le portate in tavola non finiscono mai, ma per il “wow” di fronte alla magnificenza di stanze di una grande masseria, Le Stanzie a Supersano sono il connubio perfetto tra bella location e ottima cucina.

L’artigianato e le storie degli artigiani conquistano anche i turisti

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Un antico telaio in legno

Va da sé che anche l’artigianato è molto presente in questa porzione di Salento e perché non vada disperso, sempre su iniziativa di due giovani, Mauro Cavalera e Melissa Calò, si stanno recuperando antichi telai in legno per farne un laboratorio di tessitura a Fiocco presso Palazzo Ramirez a Salve e allo stesso modo, per evitare che vada disperso un patrimonio di conoscenze manuali come l’intreccio del giunco per farne cesti e sporte, si stanno trasmettendo queste antiche tecniche attraverso dei corsi aperti anche ai turisti in vacanza. Una formula, simpatica, quest’ultima, adottata da tempo con successo da Agostino Branca. 

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Alcuni oggetti realizzati da Ceramiche Branca

Nel suo laboratorio di ceramica nel centro di Tricase propone una full immersion di arte figula ai turisti, invitandoli a mettere le mani nella creta e a girarle nel tornio per elaborare loro stessi ciotole, piatti e vasi che decorano personalmente e poi si vedono consegnare una volta cotti e smaltati.

Ruffano_StoriedichiIl giro nella cosiddetta “Regione delle serre salentine” si può concludere a Ruffano, con una visita alla cripta bizantina di San Marco e Chiesa matrice.

Tricase è un punto di partenza strategico oltre che di riferimento per tutto il comprensorio del Capo di Leuca: presenta una molteplicità di servizi, una vivace imprenditorialità commerciale e un’attenta conservazione e valorizzazione del ricco patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Peculiarità che si esprimono nella cornice di un meraviglioso mare turchese come quello vicinissimo del Porto, ma anche di Marina Serra con i suoi scogli, anfratti e Opunzie (i fichi d’India rossi) spontanei o con le gigantesche fronde della Quercia Vallonea di Tricase, la cui età stimata è di circa 900 anni.
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E se è vero, a proposito di piante secolari forti e possenti, che i frutti non cadono distante dall’albero, ispirandosi alla rivista “L’Albero” di Girolamo Comi, questi volonterosi ragazzi dell’associazione di promozione turistica dimostrano pienamente e con intelligenza di elargire frutti invitanti ai viaggiatori, elaborando un programma che chiede solo di fare la valigia e partire. Magari verso un B&B accogliente come Casa Probo.

Verso la luce del Salento più vero.