Dal profumo dei ricordi alla fila bloccata per una cliente “snob”

Operatore_103Scontrini e ancora scontrini…, che agonia! La cassiera Ned gettò lo sguardo sul nastro trasportatore cercando qualche oggetto che le permettesse di evadere da quel pensiero negativo e “rimuginante”. Scorse velocemente la merce, affinò l’olfatto quindi inspirò il profumo penetrante della sopressa con aglio provenire da un cartoccio!

“Ah, sopresa co l’aijo!” esclamò deliziata, poi disse rivolgendosi al registratore di cassa IBM: “Probabilmente non ti ho mai raccontato che il prozio Marcello fu un abile norcino. Per dare sfoggio della sua abilità creava l’osocoło ovvero una sopressa che racchiude un filetto di carne di maiale.”

Le sfuggì un leggero sorriso e per rispondere allo sguardo interrogatorio di IBM proseguì: “Andavamo molto raramente a fare visita ai prozii di Ponte di Barbarano e ogni nostro incontro seguiva lo stesso rituale: a un certo punto il prozio ordinava in modo burbero alla moglie: ‘Va tore l’osocoło e il ginger!’

L’osocoło e le sopresse stagionavano nella vicina casa in rovina dei bisnonni, così la prozia usciva e poco dopo tornava con il salume e una bottiglia di gingerino. Il pan biscoto… lo prendeva dalla credenza che stava in cucina.’

Quando i miei genitori e la nonna paterna (sorella del prozio) salivano in automobile per tornare a casa era d’obbligo commentare “Gheto visto? Non la gha mia tolto volentieri l’osocoło”. Si insinuava così che la prozia non offrisse con entusiasmo il prelibato salume, contravvenendo a un rituale millenario di ospitalità contadina. Credo che in realtà l’anziana donna avesse poca voglia di lasciare la cucina riscaldata dalla stufa per attraversare un mare di nebbia e recarsi nella casa diroccata dei bisnonni in cerca di salami appesi alle travi del soffitto.

Proprio mentre Ned stava terminando il racconto, quando una cliente in coda alla cassa la interruppe chiedendole: “Dove si trova la rivista con le ricette… la rivista quella “vostra”?” “Intende la rivista di cucina sponsorizzata dal nostro marchio?”, rispose la cassiera. “Sì, sa… io scrivo abitualmente per quella rivista. Vorrei controllare il nuovo numero”, disse la cliente gonfiando il petto d’orgoglio al pari di un tacchino.

“Hai sentito, IBM, abbiamo un premio Pulizer davanti a noi!”, disse Ned sarcasticamente esasperata. “Perché non si pratica più il buon senso e la modestia?” “Sì, certamente signora” disse IBM rivolto alla sedicente giornalista gastronomica “Venga, l’accompagno io, c’è un espositore che contiene le riviste vicino al banco della gastronomia.” “Non si disturbi, vado e torno in un baleno”, rispose la donna.
La cliente lasciò quindi il proprio conto in sospeso e gli altri clienti in coda scalpitanti. Una donna bionda tarchiata, cliente abituale, disse per prima: “Dov’è sparita? Ma non puoi fare il mio conto nel frattempo? Ma non poteva pagare e poi andare a prendere la rivista?”
Operatore_103Operatore_103Ned aveva una certa confidenza con questa cliente, che in passato le aveva raccontato di essere una volontaria nel reparto di oncologia in qualità di ex malata e poi… qualcosa riguardo le beghe della figlia che faceva un lavoro che non amava. Forte di questo minimo di familiarità le rispose: “Secondo lei non gliel’ho proposto?”

“E ałora te la instradi!” rispose risoluta la cliente. “Instradi???» chiese interrogativo IBM.
“Significa: mettere sulla retta via con le buone o con le cattive maniere… soprattutto con le cattive maniere. Si può tradurre come: indicare la giusta via da percorrere, correggere, educare”, spiegò diligentemente Ned, prima di raccogliere la sfida linguistica della cliente.

Prese qualche secondo per creare un po’ di suspense, poi con aria disinvolta e naturale disse con un accento oscuro: “Fusse par mi la ciaparia anca na cresemada.”

IBM non aveva capito la misteriosa formula pronunciata dalla sua padrona, ma aveva capito dallo sguardo della cliente tarchiata che il duello linguistico si chiudeva con assoluta parità e rispetto tra le due contendenti. “Cosa hai detto a quella donna che ha instillato consenso e deferenza nei tuoi confronti?”, chiese il giovane IBM.

“He he,” ridacchiò la cassiera. “Ho rilanciato dicendo che se me lo permettessero non mi farei alcun riguardo a prendere a schiaffoni la cliente che si è allontanata. Il termine cresemada è ciò che mi ha fatto guadagnare il rispetto della mia interlocutrice. Significa: le somministrerei il sacramento della cresima che, in tono familiarmente scherzoso e irriverente, indica una bella dose di schiaffi.” “Devi sapere che i galli-cisalpini hanno assimilato la religione cattolica in modo piuttosto creativo. I sacramenti cattolici coincidono con tappe di un processo iniziatico che si conclude con la cresima che simboleggia l’ingresso nell’età adulta, condizione che si può raggiungere però solo attraverso la correzione puntuale degli adulti e il superamento di carestie e sofferenze varie”. “Confessione, matrimonio ed estrema unzione per qualche misterioso motivo non vengono percepiti come sacramenti.”

La cassiera esitò un attimo, poi proseguì: “L’estrema unzione sicuramente ha un certo peso, ma per quanto ho potuto rilevare attraverso le mie ricerche antropologiche è una formula magica che agevola il passaggio nell’aldilà, un viatico insomma. A ogni modo… deve ancora nascere una cliente che riesca a mettermi in scacco!”

Note per i non-Veneti

Sopresa co l’aijo: la sopressa ovvero un salume che può essere aromatizzato con l’aglio. Ha un gusto e un profumo robusto ed estatico, con buona pace di vegetariani e vegani.

Pan biscoto: pane bianco friabile e croccante quanto i grissini, ma a forma di piccola pagnotta. Si conserva a lungo e, assieme alla polenta abbrustolita, è il superbo accompagnamento alla sopressa.

Il prozio Marcello: apparteneva al ramo paterno della mia famiglia e l’ho incontrato pochissime volte. Secondo la mia visione di fanciulla viveva, come tutti i suoi compaesani, immerso un mondo avvolto dalla nebbia e dalla galaverna che adornava lugubramente gli alberi. Di temperamento piuttosto taciturno, doveva essere di indole assai poco affettuosa. Ricordo infatti come un giorno la moglie avesse raccontato con le lacrime agli occhi che un tempo le aveva persino regalato uno stampo in alluminio per fare il ciambellone. Un gesto che la donna aveva interpretato come una tenerezza che esula dal normale rapporto d’amore coniugale. A causa del racconto dello stampo per il ciambellone e della sua indole burbera io ne avevo una discreta soggezione pur ammirandone le eccellenti doti di allevatore e di contadino (aveva un orto rigogliosissimo). Su tutte però capeggiavano le sue non comuni doti di norcino.

Ponte di Barbarano: frazione del già piccolo paese di Barbarano posto lungo la Riviera Berica. Luogo di gloriosa magia e superstizione non inferiore a Fimon, ma relativamente civilizzato già a partire dagli anni Sessanta perché ben raccordato da strade che lo collegano a Padova e Vicenza.