Fra Milano e Pavia, ecco come un piccolo angolo di preghiera resiste al degrado e al caos del traffico
Milano – Rino, magro e dritto come un fuso. Ancora capace, nonostante i suoi 84 anni, di raggiungere i chiavistelli che aprono la porta della preziosa quanto dimenticata chiesa di S.Maria ad Nives.
Per lui è come aprire le porte del cielo.

Curioso esploratore di archivi parrocchiali, di questo piccolo luogo sacro – perso tra mais e incontri clandestini sotto un cavalcavia della Binasca – Rino Cecchetto conosce tutto. Siamo nella Bassa padana, una volta ad alta intensità di fede. Purtroppo ora solo di traffico veloce che la chiesetta non la vede neppure più.
Ma lei resiste, insieme al suo semplice ma importante affresco della Madonna col Bambino: arte povera, contadina, ma raccontata, insieme alle memorie storiche, dall’appassionato Rino, che non vuole vedere morire tutto questo.
Pulisce, controlla e prega. Come su questo umido pezzo di terra pregò S. Carlo Borromeo e gli umili fecero processioni per proteggere i raccolti e tenere lontana la peste. E non ultimo il ricordo, rispolverato sempre da lui, di un momento di superstizione: una famosa pietra nera, macchiata dal dolore dei poveri che a essa affidavano pene e preghiere.

La storia di Rino è la storia dell’amore profondo per qualche cosa che sembra fermo nel tempo e dove domina il degrado.
Rino vuole raccontare al mondo, e soprattutto alle generazioni future, la memoria che racchiude questo piccolo scrigno di devozione, perso tra mais e preservativi. Nella speranza che dopo di lui, con altrettanta devozione, per fede e arte, qualcuno possa ancora pregare e adorare la natività della neve.

La chiesetta di Santa Maria ad Nives – dal 2015 patrimonio del Ministero dei Beni Culturali – si trova in località Villamaggiore (Comune di Lacchiarella, Milano: guarda su Google Maps) all’imbocco del trafficatissimo cavalcavia della strada SP 40, che con questa sigla regala l’illusione della mitica Route 66.
La strada porta “solo” a Pavia, ma è facile vagare con la mente e fingere di attraversare una provincia americana.
Tesa come un elastico tra due bretelle autostradali, la “Route 40”, dai locali detta la Binasca, dona emozioni e non riesce a nascondere i tesori. Forse, nella sua banalità stradale, li esalta. Come la commovente chiesetta che ancora oggi, nel suo isolamento, protegge fede, campi e traffico veicolare.
Ma Rino Cecchetto pare non far caso a nulla del grande caos moderno: al frastuono delle auto, al trasporto pesante, al treno ad alta velocità, agli amori fugaci e promiscui…come un miracolo la sua piccola chiesa resta immacolata, solo avvolta nel verde della campagna.
Paziente e generoso, sempre elegante, spesso entra chiesa, fa il segno della croce e controlla che tutto all’interno sia a posto, pulito. Per lui è un luogo sacro, fa parte della sua vita. Gli anni passati a raccogliere e catalogare materiale, fotografie e documenti anche di vecchia data hanno per lui un valore immenso. E come non dargli ragione?
Si sofferma a lungo a rimirare il ritratto della Madonna con il Bambino in braccio. Quando gli fu concesso dal parroco di risistemare S. Maria ad Nives, Rino, che se la cava molto bene con pennelli e colori, ristrutturò quell’affresco che appare oggi brillante in tutta la sua semplicità e bellezza.
Racconta di quando nel 1990, anche grazie al suo aiuto, la vera statua della Madonna con il Bimbo, del ‘600, giunse in processione fino alla chiesetta e nei suoi occhi, ancora oggi, si scorge commozione.
Come non smette mai di raccontare del passaggio sul sacro suolo del cardinale Borromeo e dell’interdizione a pregare sulla “pietra nera”; le processioni tra i campi per scongiurare la peste o proteggere le messi; il passaggio di altri prelati e principi. Tutto raccolto negli archivi parrocchiali e incisi per sempre nella sua memoria.

La chiesetta di Santa Maria ad Nives, Santa Maria della Neve, rimane immagine d’altri tempi, così circondata da bellissimi alberi e dall’alto mais che pare voglia quasi proteggerla e nasconderla alla frenesia moderna.
Rino si arrampica con agilità sul portoncino della “sua”chiesa. Poche mandate di chiusura e anche per oggi “il paradiso può attendere“.
Ma questa piccola “cattedrale contadina” no. Servono, come si dice:
“Non fiori ma opere di bene“.




