Con la sua arte ha rappresentato la quotidianità e l’anima di tante persone in opere sacre esposte in chiese, case e luoghi di accoglienza

Montemezzo (Vicenza) – Per arrivare nella contrada di campagna dove vive Teresa Soardi si guida attraverso una vallata bellissima che porta a Montemezzo, in provincia di Vicenza.  La casa della pittrice si trova esattamente di fronte al suo studio, un vecchio fienile ristrutturato con il soffitto alto di legno e una vetrata luminosa perfetta per dipingere. Teresa Soardi è nata a Vicenza 90 anni fa e la intervisto alcuni giorni prima del suo compleanno. 

La sua passione per la pittura è iniziata da ragazzina, ricorda sorridendo: “Ogni pezzo di carta era mio!”. Alla fine della guerra, suo padre ha deciso di farle prendere lezioni nello studio della famosa pittrice Mina Anselmi, per capire se la sua fosse realmente una passione profonda e duratura. Teresa si è entusiasmata e ha continuato a dipingere, diplomandosi in arte a Venezia e tornando poi a Vincenza per insegnare educazione artistica alle scuole medie.

Nel tempo libero ha continuato a dipingere sul cavalletto e a sperimentare diverse tecniche di pittura.  Nel 1967, suo fratello, un frate missionario, è stato mandato in Patagonia, nell’isoletta di Porto Aguirre, nell’arcipelago di “Las Huichas”, e Teresa ha deciso di prendere un anno di aspettativa dalla scuola per andare a fare volontariato e conoscere il Sud America. Dopo il primo anno, ha prolungato la sua permanenza fino al 1969, lasciando qualcosa di sé alle persone del luogo: la sua pittura e i suoi dipinti in cambio dell’esperienza nell’isola

Come primo lavoro, le è stato chiesto di rappresentare la storia sacra della salvezza in una chiesetta di legno. Aiutata dai bambini del paese, ha dipinto lo sfondo di verde, l’unico colore presente nell’isola e quello utilizzato per dipingere le barche. In seguito, il vescovo le ha commissionato un dipinto a Puerto Ayse’n s, sulla terraferma. Nel 1969 Teresa è tornata a insegnare in Italia, ma il segno lasciato dal Sud America, che lei definisce la sua “seconda patria”,  l’ha tenuta legata a quei luoghi, che ha continuato a visitare durante le vacanze estive.

In Ecuador, Nicaragua, Perù e Brasile, ha continuato a dipingere, su commissione, opere sacre che oggi sono esposte sulle pareti delle cappelle, in chiese e case delle comunità sudamericane.

Nel 1995 Teresa è tornata in Patagonia, dove le è stato chiesto di dipingere nella cattedrale della capitale un’opera di 10×10, a forma di triangolo, con al centro un Cristo di legno, attaccato alla croce ma con le braccia alzate. E’ stato il lavoro più grande che abbia mai realizzato, assistita da un pittore locale appassionato di cavalli, che, onorato dall’essere stato al suo fianco al termine della collaborazione, le ha regalato il disegno di un cavallo su un pezzo di legno. Spesso i tre mesi di visto turistico non erano abbastanza per terminare le opere e alcuni dipinti venivano terminati l’anno successivo.  

Fra le opere di arte sacra di Teresa Soardi ci sono ritratti di persone reali, incontrate nei luoghi in cui ha vissuto. In uno dei dipinti del Cristo risorto, il volto di Cristo è proprio quello di un abitante del luogo. Teresa ricorda di aver aspettato che non ci fosse nessuno in giro per dipingerlo, ma una bambina del paese, arrivando di corsa per ammirare l’opera, se ne è accorta subito: “E’ uno di noi!,” ha detto, riconoscendo il volto del noto abitante.

“Cerco di adattare la mia pittura al posto in cui mi trovo e alle persone che lo vivono”, spiega la pittrice vicentina.

Per Teresa Soardi, la pittura non è solo ricerca artistica ma anche documentazione del sociale, denuncia politica, un modo per dare voce a mondi isolati e realtà poco conosciute, ma ricche di storia, dignità e profondità.

Le sue opere sono testimonianza del lavoro nei campi, della resilienza e della forza delle donne con il volto segnato dalle rughe, nei loro occhi puliti e vivi. Donne dignitose alle quali la vita non ha regalato nulla, vittime di ingiustizie che prendono vita sulle tele e sono documento storico di quegli anni.

Nelle opere di Teresa Soardi si riconosce anche un ordine architettonico. “Mi ha sempre affascinata l’architettura e mi viene naturale dipingere seguendo delle linee guida e la prospettiva corretta”, spiega. “Mi sarebbe piaciuto studiare architettura, ma non volevo lavorare nello studio di qualcun altro. Quando ero giovane, una donna architetto faticava a trovare lavoro e quindi la pittura ha preso il sopravvento”. 

Lo studio di Teresa Soardi a Vicenza è un trionfo di tele, ritratti, mondi, colori e stili diversi: vi sono, infatti, sia opere del periodo sudamericano, sia dipinti che ritraggono le località venete e le montagne dell’altopiano dei Sette Comuni. Tra i numerosi dipinti, ne noto uno con gli alberi ammassati sul dorso della montagna dopo la tempesta Vaia il 26 ottobre 2018; un altro con le colline vicentine e i dintorni, e il più recente, che celebra i 500 anni dal giro del mondo del navigatore vicentino Antonio Pigafetta. Un dipinto ancora fermo sul cavalletto perché, in tempo di Covid, non è possibile presentarlo con un evento pubblico. 

Quando arriva il momento di salutarci, Teresa, mi saluta mostrandomi il ricordo del suo ultimo viaggio in Patagonia, nel 2012.
Quando le chiedo in quale paese vorrebbe tornare subito, risponde sorridendo: “Tutti!”.